Dopo che ieri in Città Metropolitana l’opposizione ha fatto mancare il numero legale sulla delibera di indirizzo legata all’aumento delle tariffe di Amt, l’assemblea dei soci dell’azienda ha approvato il nuovo piano tariffario. Rinviata invece ad altra data l’approvazione del piano di risanamento 2025-2029.
A votare a favore il Comune di Santa Margherita Ligure attraverso il suo membro delegato, assessore Francesca Tarabocchia, che condiviso la decisione di rinviare l’approvazione del piano di risanamento 2025-2029 a nuova data. Il sindaco Guglielmo Caversazio dichiara: «L’ora segna il momento delle scelte impopolari per salvare l’azienda da uno scenario molto grave e per continuare ad assicurare il servizio pubblico locale ai nostri concittadini. Quella presa oggi non è stata una decisione semplice, poiché siamo convinti che serva una maggiore condivisione tra i soci come rilevato dai comuni che non hanno partecipato al voto. Tuttavia, abbiamo voluto dare un segnale ai tremila addetti e alle loro famiglie ribadendo la centralità che la tutela dei lavoratori e del servizio da essi reso alla comunità mantiene nel più ampio contesto di una discussione ancora da approfondire. Auspichiamo che in futuro la comunicazione tra città metropolitana, azienda e soci sia all’altezza di quanto dipende dalla partita del trasporto pubblico: la possibilità di sviluppare politiche di mobilità sostenibile, anche turistica; la salvaguardia di servizi aggiuntivi apprezzati da ampie fasce di popolazione; la necessità di proteggere il pendolarismo professionale e scolastico e persino la sopravvivenza di ampie porzioni del nostro entroterra».
Di diverso avviso i sindaci dei Comuni di Chiavari, Lavagna, Sestri Levante e Rapallo, tutti di area centrodestra: “Non abbiamo partecipato al voto dell’assemblea che aveva all’ordine del giorno l’approvazione della politica tariffaria, con decorrenza dal 1° novembre 2025 e del Piano di risanamento 2025-2029 – dichiarano i sindaci in una nota – il confronto, pur necessario, è stato di fatto inesistente: non abbiamo ricevuto elementi sufficienti per comprendere chi e in che modo si farà carico del risanamento dell’azienda. Il piano che ci è stato sottoposto non contiene dati, prospettive e garanzie adeguate per una valutazione consapevole. Riteniamo fondamentale che il risanamento venga attuato, garantendo la continuità del lavoro, la tutela delle famiglie e la sostenibilità economica di Amt, affinché l’azienda possa tornare a operare senza generare nuove perdite. Tuttavia, in assenza di informazioni chiare e verificabili, non abbiamo ritenuto di avere gli elementi necessari per esprimere un voto informato. Inoltre, la legge regionale 33 del 2013 attribuisce a Città Metropolitana la gestione del contratto di servizio e la definizione dei criteri tariffari. Lo Statuto metropolitano, all’articolo 17, stabilisce che sia il consiglio metropolitano a deliberare in materia di tariffe – come già avvenuto con la delibera n. 28 del 22 novembre 2023 – e a oggi nessuna delibera è stata assunta e la precedente non è quindi superata. Il delegato metropolitano, pertanto, non può prendere decisioni in materia nell’assemblea sociale di Amt, non avendone i poteri“.
Anche Matteo Campora e Federico Bogliolo, rispettivamente capogruppo e consigliere regionale di Vince Liguria-Noi Moderati puntano il dito sulla procedura: “Il rappresentante di Città Metropolitana nell’assemblea di Amt non ha ricevuto un mandato del consiglio metropolitano per approvare le nuove tariffe. Il rappresentante del Comune di Genova né il sindaco hanno ricevuto un mandato del consiglio comunale di Genova per approvare le nuove tariffe, neppure dalla giunta per quanto è noto. I rappresentanti degli altri Comuni presenti soci di Amt hanno ricevuto un mandato dal proprio consiglio per votare le nuove tariffe? Non si comprende a che titolo possano aver assunto una decisione a nome dell’istituzione che rappresentano votando un provvedimento che sicuramente esorbita dal mandato ricevuto, anzi il mandato non sembra esserci proprio e quindi risulterebbe un voto di natura personale con tutte le conseguenze del caso. La gestione del nuovo piano tariffario di Amt da parte della sindaca Salis denota una poca attenzione verso le istituzioni e un non adeguato approfondimento nell’affrontare pratiche amministrative complesse e soprattutto dirette a incidere pesantemente sui cittadini. È molto grave che la giunta comunale genovese creda di poter azzerare le competenze della Città Metropolitana, così come è stata istituita dal governo Renzi, nell’Ambito Territoriale del trasporto pubblico locale e del contratto di servizio sottoscritto con l’azienda e di conseguenza nella politica tariffaria. Nutriamo seri dubbi sulla validità di eventuali atti conseguenti alla mancata adozione della delibera da parte di Città Metropolitana, ma soprattutto ad una grande confusione per l’azienda e per gli utenti, sul punto è da auspicare in ogni caso il coinvolgimento delle Associazioni dei Consumatori”.
Interrogato dai giornalisti a margine di un evento, il presidente della Regione Marco Bucci commenta: «La rimodulazione delle tariffe Amt ha tantissimi punti di domanda e tantissime cosa da chiarire, forse sarebbe meglio fare una commissione per capire chi pensa che cosa, è la soluzione migliore. Nei miei sette anni e mezzo da sindaco ho visto molte volte la minoranza abbandonare l’aula, non mi sono mai stracciato le vesti, è un diritto, una cosa che si può fare e lecita, quindi ognuno può usare tutti i meccanismi leciti che sono consentiti».
























