C’è interesse per aggiudicarsi l’ex Ilva ma sindacati e partiti sono contrari alla soluzione spezzatino e a ridimensionamenti della produzione e del numero degli occupati. Nella procedura di vendita riaperta dai commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, che prevede offerte entro metà settembre, al momento si sono fatti avanti in sei pretendenti. Di questi tre (Baku Steel, Jindal e Bedrock) guardano all’intero perimetro, quindi alle acciaierie di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi. Gli altri tre (Marcegaglia, Eusider e Sideralba) puntano a singoli asset. Sulla questione si sono confrontati oggi partitti e sindacati.
I gruppi di Senato e Camera di Fratelli d’Italia hanno incontrato le rappresentanze sindacali con una delegazione guidata dal presidente dei senatori Lucio Malan e dalla vicepresidente dei deputati Elisabetta Gardini, comprendeva anche i senatori Filippo Melchiorre, Salvo Pogliese e Maria Nocco, e i deputati Giovanni Maiorano e Dario Iaia. “Vediamo molto positivamente – scrive la delegazione in una nota – il fatto che la posizione comune delle organizzazioni sindacali coincida sostanzialmente con quella di Fratelli d’Italia e del Governo a sostegno di un piano industriale che salvaguardi l’occupazione, l’ambiente e l’interesse nazionale strategico della conservazione di una rilevante produzione italiana di acciaio. L’impegno del ministro Urso e di tutto il governo in questi anni, su una situazione che si è venuta a creare nel corso dei passati decenni è stato decisivo nel proseguimento della produzione e nel mantenere aperte le prospettive future, Riteniamo indispensabile che gli impianti per il DRI siano collocati a Taranto e di conseguenza anche il rigassificatore. Ci aspettiamo che tutte le forze politiche abbiano la stessa nostra coerenza, a livello sia nazionale sia locale. Il Comune di Taranto, in particolare, ha un ruolo decisivo per la collocazione di questi impianti. Abbiamo sostenuto e sosterremo l’azione del Governo per contrastare questa crisi, con i 200 milioni già stanziati per le esigenze immediate e la disponibilità a un impegno finanziario importante per sostenere la transizione nelle modalità di produzione, rendendo appetibile per gli investitori un impegno sulla ex Ilva, a Taranto, come a Genova e negli altri impianti. Riteniamo impensabile fermare la produzione, per le gravi conseguenze sul piano occupazionale e sull’interesse nazionale. Anche gli aspetti ambientali – come hanno anche sottolineato i rappresentanti sindacali presenti – sarebbero compromessi da una chiusura. Non possiamo infine fare a meno di manifestare il nostro stupore per l’assenza del M5S, dopo le posizioni stravaganti assunte in materia negli scorsi anni, a questo importante momento di confronto che giudichiamo molto positivo e di cui ringraziamo le organizzazioni sindacali”.
La delegazione di Noi Moderati che ha incontrato i rappresentanti sindacali sul futuro dell’ex Ilva era composta da Ilaria Cavo, presidente del Consiglio nazionale del partito e vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, e da Pino Bicchielli, vicepresidente del gruppo alla Camera,. “Con i sindacati – dichiarano i parlamentari in una nota– abbiamo parlato lo stesso linguaggio e condiviso la stessa posizione: serve un piano industriale che salvaguardi l’occupazione, l’ambiente e l’interesse nazionale e che per questo ha necessità di garantire al tempo stesso una capacità produttiva coerente e adeguata. Per raggiungere l’obiettivo delle 8 milioni di tonnellate è fondamentale partire dal piano proposto dai commissari, che pone al centro della produzione green Taranto e valorizza Genova insieme agli altri siti produttivi del Nord. Una riduzione del numero di forni elettrici e degli impianti di Dri (che servono per rifornirli) non garantirebbe livelli di investimenti, produttivi e occupazionali sufficienti. Qualsiasi ipotesi alternativa porterebbe a una ‘mini-Ilva’: una prospettiva che non serve al Paese”.
In una nota congiunta, Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, capigruppo di Forza Italia al Senato e alla Camera, hanno ribadito la strategicità della siderurgia per il sistema industriale nazionale. “Il futuro dell’Ilva è una delle massime preoccupazioni di Forza Italia e dei suoi gruppi parlamentari. Per verificare lo stato della situazione stiamo incontrando in questi giorni tutte le forze sindacali e imprenditoriali interessate e ovviamente le autorità di governo che tempestivamente, anche durante il mese di agosto, hanno seguito con concrete iniziative la vicenda”.
Secondo i deputati pugliesi del Partito democratico Ubaldo Pagano e Marco Lacarra, presenti a Roma nella delegazione che questa mattina ha incontrato le organizzazioni sindacali “ La vendita spezzatino o soluzioni tampone non sono accettabili: occorre una visione strategica, che metta inequivocabilmente al centro l’equilibrio tra salute, ambiente e lavoro, senza cui nessun livello produttivo è più tollerabile. Il Governo Meloni e il ministro Urso devono assumersi la responsabilità di dire con chiarezza quali risorse intendono mettere sul tavolo e con quali tempi”.
I parlamentari dell‘Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni e Franco Mari al termine dell’incontro hanno dichiarato che “Il futuro dell’ex Ilva deve necessariamente passare per la decarbonizzazione, la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori e la salvaguardia ambientale e dei posti di lavoro. Da tre anni il governo propone un piano diverso e l’ultimo con la nave rigassificatrice é più utile per il gas liquido americano di Trump che a Taranto. Lo Stato deve mettere le risorse per gli investimenti e per un vero piano industriale. Il tempo delle giustificazioni è finito. Urso e Meloni non hanno più scuse”.
“È possibile passare da un ciclo di altoforni a carbone a una fase vera di produzione di acciaio green con forni elettrici. Ma per poterlo fare c’è bisogno di scegliere. Altre ipotesi significano chiusura“. Lo afferma il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, al termine degli incontri con i partiti sul futuro dell’ex Ilva. Per la Uilm è necessario l’intervento dello Stato e gli investimenti, oltre a una “legge speciale.
“Abbiamo invitato tutte le forze per confrontarci su una soluzione strutturale, non c’è più tempo da perdere, la decarbonizzazione e l’occupazione devono camminare insieme – dichiara il segretario della Fiom, Michele De Palma, dopo l’incontro con i partiti – . La Fiom ribadisce la richiesta di “partecipazione dello Stato per gestire il rilancio della produzione di acciaio. Gli incontri di oggi sono stati importanti, abbiamo auspicato una posizione comune del Parlamento a sostegno del piano per gli impianti e per tutti i lavoratori. Ci manca solo di incontrare il presidente della Repubblica per poter garantire la nostra Costituzione”.
Nei giorni scorsi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha fatto sapere che per l’ex Ilva «non è previsto alcuno spezzatino». Ma ha aggiunto che, vista la difficoltà dell’operazione, «si potrà anche valutare la possibilità di realizzare due diversi investimenti: uno per l’area Nord e l’altro per Taranto. Ipotesi che potrà essere presa in considerazione esclusivamente nel caso in cui garantisse risultati complessivi migliori in termini produttivi e occupazionali, pur rimanendo la nostra preferenza per un unico complesso».

























