“Una famiglia genovese nella Seconda guerra mondiale-L’epistolario dei fratelli Gualco” di Chiara Persico, pubblicato da Tralerighe libri editore, analizza 132 lettere scritte fra il 1940 e il 1945 dai componenti di una famiglia genovese. Carlo, Erminio e Armando Gualco sono tre giovani militari che inviano notizie dal fronte a casa, ai genitori e al fratello più giovane, rimasti nel capoluogo ligure. Dalla loro corrispondenza emerge chiaramente non solo la descrizione della guerra “pubblica”, dall’istruzione militare alla prigionia, ma anche l’aspetto privato: come le persone si sono rapportate ai fatti, come la guerra ha trasformato la loro esistenza, come la quotidianità ha vissuto il grande evento. Emerge la vita dei soldati in Marina, la sorte degli internati militari italiani in Germania e quella degli arruolati nella Repubblica di Salò: tutto attraverso le parole di ragazzi poco più che ventenni.
Il 10 giugno 1940, all’annuncio dello scoppio della Seconda guerra mondiale, la famiglia Gualco viveva in una modesta casa di via Ruspoli 1, a Genova. C’erano mamma Giovanna, papà Giuseppe e i figli Carlo, Erminio, Armando e Sergio, detto Natalino. Carlo, il maggiore, nel 1939 è il primo a essere richiamato alle armi, nel maggio del 1940. Mentre i suoi fratelli completavano gli studi alla scuola elementare Cristoforo Colombo di corso Torino e all’Istituto Galileo Galilei per elettromeccanici, Carlo, prima alla Spezia poi a Pola, portava avanti la sua istruzione militare diventando motorista navale. Poi il primo imbarco sul sommergibile Giovanni Da Procida, infine sul Velella. Dove troverà la morte. Alle tre pomeridiane del 7 settembre il sommergibile Velella venne silurato dall’inglese Shakespeare presso l’imboccatura meridionale del Golfo di Salerno e scomparve con tutto l’equipaggio.
Il giorno dopo, l’8 settembre 1943, l’Italia si divide in due. Anche la famiglia Gualco viene sconvolta: mentre Carlo riposa sul fondo del mare, le sorti dei due fratelli rimasti sotto le armi si rivelano diametralmente opposte. Erminio, partito per Pola nel 1942, divenuto aviere motoscafista, viene catturato dai tedeschi e il 25 settembre invia il seguente biglietto: “Cari genitori, / Ieri nel tempo di / mezzora, ho dovuto partire / da Pola. / Il Piroscafo ci ha portati a Venezia. / Non conosco ancora la mia sorte, / e non so dove mi porteranno. / Sono nelle mani dei Tedeschi // Spero avrete ricevuto / la mia ultima lettera. / Baci e Abbracci a tutti quanti / sono tuo figlio Erminio / State alegri e pensate alla salute / ciao”. Il ragazzo passerà un anno e mezzo nel campo di lavoro di Bad Sulza, distretto di Kassel, Weimar. Il 9 febbraio 1945 lo Stalag IX C è teatro di un attacco aereo. Fra i trecento morti provocati dal bombardamento figura anche il nome di Erminio.
Armando, a contrario, a fine settembre riesce a tornare a casa, ma in uno scritto della madre destinato al figlio prigioniero in Germania, si legge che: “Armandin era riuscito / a tornare a casa 8 Setembre ma ora // le esigenze che corrono si è dovuto presentare / e lanno arruolato nel Battaglione S. Marco e anche / lui trovasi in Germania ancora non mi ha scritto”. Armando morirà a vent’anni, il 25 marzo 1945, fucilato dai partigiani in località Olmo Gentile, Spigno Monferrato. Il giovane soldato, dopo alcuni mesi passati in famiglia, si era arruolato nella Repubblica di Salò. Il quarto fratello, Sergio-Natalino, classe 1926, nato il 24 dicembre ha solo tredici anni allo scoppio della guerra ed è appena maggiorenne quando si trova a dover affrontare il dolore della perdita di tre fratelli. Non viene arruolato poiché la famiglia aveva già avuto tre figli sotto le armi. Rimarrà solo lui dei quattro fratelli.
Le vicende della famiglia Gualco raccontate nel libro di Chiara Persico hanno un valore esemplare. Quasi tutta la popolazione italiana in quegli anni è stata coinvolta nella guerra. Tre fratelli morti su quattro sono una rarità ma quasi tutte le famiglie italiane hanno avuto lutti o perdite di risorse economiche (per la verità alcune, poche, si sono arricchite). La peculiarità di questa famiglia è che, pur non appartenendo alle classi “colte”, ha dato vita a un nutrito epistolario. Che ci fa capire come l’Italia, anzi, gli italiani, hanno vissuto quegli anni. La storiografia nel secondo dopoguerra ha prodotto un vasto dibattito sul rapporto tra micro e macrostoria e di come si possa pervenire a una storia totale. Non si sente il bisogno di un nostro contributo a tale dibattito. Ci limitiamo a constatare che si può ignorare la storia ma tutti ne siamo ugualmente determinati, non solo durante le guerre ma giorno per giorno, sempre. Una controversia di natura commerciale tra Stati può cambiare il nostro potere d’acquisto e il nostro tenore di vita. Oggi i giovani, e anche i meno giovani, diciamo le persone sotto i cinquanta anni, non solo non hanno vissuto le vicende terribili della guerra mondiale (gli scontri sul campo e le deportazioni, i bombardamenti e la fame) ma non ne hanno neppure sentito parlare da chi quelle vicende le ha vissute. Possono coglierne l’eco sui libri di storia. E anche leggere le biografie dei protagonisti, politici, militari, diplomatici, artisti. Letture indispensabili, ma le microstorie come quelle dei Gualco ci mostrano direttamente speranze, illusioni, affetti, lacrime e sangue della “gente comune”, cioè della stragrande maggioranza delle popolazioni, che la macrostoria non ignora ma sottintende.
La famiglia Gualco è quella materna di Chiara Persico, il libro, disponibile sul sito della casa editrice www.tralerighelibri.com e ordinabile in libreria e negli store online, è stato ricavato dalla tesi di laurea dell’autrice e verrà rielaborato per dare vita a un romanzo storico, la storia dei Gualco, in uscita tra settembre ottobre 2025.

























