Il 60% dei giovani esprime insoddisfazione verso il sistema lavoro italiano, giudicato inadeguato a valorizzare competenze e titoli. In questo quadro, il 58% ritiene che l’estero offra migliori prospettive occupazionali, pur in calo rispetto al 68% del 2023. Tuttavia, l’attrazione rimane forte: il 51% dei laureati dichiara l’intenzione di trasferirsi fuori dall’Italia entro 18 mesi, principalmente per condizioni salariali e migliori opportunità di carriera. Europa e Regno Unito restano le mete preferite. Emerge dalla ricerca “Giovani e lavoro”, presentata questa mattina a Milano nella sede di Assolombarda- a cura di Assolombarda, Confindustria Genova, Unione Industriali Torino ed Eumetra– che si concentra su un campione di 1.800 giovani tra i 18 e i 26 anni e si estende, quest’anno, alle province di Genova, Torino, Milano, Pavia, Monza e Brianza e Lodi. Lo riporta l’agenzia Dire.
I risultati sono stati illustrati nella cornice di “Mi.To.Ge.NO”, l’iniziativa promossa dalle tre Associazioni del Sistema Confindustria per sviluppare una piattaforma di confronto permanente per la crescita del Nord Ovest. Le incertezze globali si riflettono anche sulla percezione che i giovani hanno del manifattura del proprio paese.
Nonostante l’Italia sia la seconda potenza manifatturiera d’Europa, solo il 15% del campione individua in questo comparto il motore dell’economia nazionale, preferendogli il turismo (38%). Percentuale più alta della media (21%) se si considerano i residenti nei grandi centri urbani di Milano, Torino e Genova.
Il 67% dei giovani considera l’istruzione un valore molto importante (secondo solo alla famiglia, al 74%), e per il 34% rappresenta addirittura il valore da mettere al primo o al secondo posto nel ranking. Per quanto riguarda l’istruzione, la componente femminile (73%) e i residenti nella provincia di Milano (72%) sono i due target che hanno espresso una preferenza sopra la media. Il lavoro si posiziona anch’esso tra i capisaldi: il 38% lo colloca tra i primi due valori personali, in crescita rispetto al 30% rilevato nel 2023.
Le province di Milano e Monza e Brianza presentano percentuali particolarmente elevate di studenti convinti di iscriversi all’università (73% e 76% rispettivamente); nella provincia di Pavia il 44% degli studenti cercherà un’occupazione alla fine delle superiori. Inoltre, nelle province di Genova, Pavia, Torino e Lodi si registra una importante fetta di indecisi (46%, 37%, 34% e 31% rispettivamente). I giovani intervistati che giudicano il proprio stato di benessere complessivo come nettamente positivo sono pari al 38%, una percentuale che risulta particolarmente bassa se confrontata con il dato Istat per la popolazione generale del Nord-Ovest Italia, che è pari al 48%. Il 31% dei ragazzi si immagina per il proprio futuro un lavoro da dipendente. Non manca però una volontà di essere protagonista, tanto che ben il 52% del campione si immagina imprenditore o libero professionista. La stabilità del posto di lavoro è ricercata soprattutto dai residenti della provincia di Genova (38%, vs 33% in media), rispetto alla possibilità di autonomia e responsabilità che è indicata solo dal 19% dei ragazzi della provincia (contro il 25% della media). I giovani della provincia di Torino mostrano un profilo differente: si posizionano sopra la media nel desiderare un posto di lavoro che dia la possibilità di essere autonomi e di assumersi responsabilità (26% degli intervistati), mentre sono sotto la media nella preferenza riguardante la stabilità del posto di lavoro (30%).
Alla conciliazione tra vita privata e lavoro sono legati elementi come l’orario flessibile (47%), la disponibilità di tempo libero (41%) e la possibilità di lavorare in smart working (37%). Quest’ultimo è apprezzato per i suoi vantaggi gestionali (55%) e per il miglioramento della qualità della vita (51%), pur non esente da criticità relazionali e organizzative. Colpisce anche un certo grado di indecisione progettuale: il 19% non sa in quale settore vorrebbe lavorare (in aumento rispetto al 13% del 2023) e il 16% non ha preferenze geografiche. Questa incertezza, tuttavia, non si traduce in passività: il 76% dei giovani ha già avuto almeno un’esperienza lavorativa, anche saltuaria. Il 30% ha lavorato in ruoli tipici dell’occupazione giovanile (ristorazione, assistenza, promozione), evidenziando una disponibilità concreta a mettersi in gioco.
Per Umberto Risso, presidente di Confindustria Genova, «Davanti a tendenze demografiche disastrose e alle difficoltà di trovare lavoratori da parte delle imprese, l’attenzione verso i giovani che approcciano il mondo del lavoro è cruciale. Questa attenzione è bene parta proprio dalle aspettative dei giovani e dal loro giudizio sul mondo delle imprese. Nel panorama italiano le imprese, volenti o nolenti, stanno progressivamente assumendo sempre più un ruolo sociale al fine di superare le attuali carenze dei sistemi formativi, del welfare statale e dell’accompagnamento al lavoro».

























