«Altro che città denuclearizzata, cancelliamo dall’insegna di Genova questa dicitura. Dalle passate eccellenze di Genova in campo nucleare a rinnovate competenze per il nucleare di quarta generazione Genova deve tornare ad essere capitale del nucleare. Con l’approvazione delle norme europee e nazionali che riaprono all’utilizzo dell’energia nucleare come prima e più potente delle energie rinnovabili, Genova deve essere al centro di questo rilancio, sia con proprie competenze in Ansaldo e Leonardo sia nella rete di relazioni industriali che ne costituiscono l’indotto. Potevamo dirle questo nel campo largo? Noi siamo a favore della Gronda senza sé e senza ma, lo potevamo dire nel campo largo? Noi siamo per mettere a gara tutti i servizi pubblici locali, potevamo dirlo nel campo largo? Diciamo sì alle gare, sì alla concorrenza. Potevamo dirlo nel campo largo?»
No, ma questo neppure all’interno del centrodestra…

Così il deputato Luigi Marattin, oggi a Genova per presentare ufficialmente la nascita del Partito liberaldemocratico, in un ‘intervista a Liguria Business Journal spiega la scelta di non entrare in nessuna delle due colazioni , centrodestra e centrosinistra, che si contenderanno la guida della città alle prossime elezioni amministrative in maggio. «Un partito che nasce l’8 marzo a livello nazionale – spiega Marattin – non è necessariamente pronto per delle elezioni in una città così importante come Genova. Anche perché in queste elezioni, come spesso accade quando hai due coalizioni con dentro tutto e il contrario di tutto, temi come i nostri non vengono detti perché c’è sempre un alleato che pensa l’opposto. Per la consultazione elettorale a Genova, vogliamo proporre alle candidate e ai candidati alla carica di sindaco alcuni punti programmatici che fanno parte della nostra visione di città».
A proposito delle società in house, prosegue Marattin «Dobbiamo superare le resistenze, scegliere il miglioramento. La politica fissa gli obiettivi di crescita della città, si affida a gare e concorrenza per i servizi pubblici, adotta modelli di monitoraggio e verifica dei risultati conseguiti. Basta con solo le aziende ex-municipalizzate, il concetto di azienda in-house va profondamente rianalizzato, per cogliere i reali imiti che impone : sono aziende troppo vicine alla politica, troppo influenzate da scelte occasionali, non competenti, legate a esigenze di breve periodo, spesso con risvolti elettorali, in modo da coltivare un bacino elettorale. Dobbiamo rompere il legame diretto con la politica».
E – precisa il parlamentare liberaldemocratico – diciamo un altro sì al termovalorizzatore di ultima generazione, capace di ridurre gli oneri di trasporto dei rifiuti fuori regione e il costo per le tasche dei cittadini delle tariffe Tari da perseguirsi anche mediante il miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti».
Nel documento presentato oggi al BB Service il Partito Liberaldemocratico, tra l’altro si dice Sì al prolungamento della Metropolitana in tutte le sue forme, compreso lo SkyMetro della Valbisagno, “Un’infrastruttura irrinunciabile per l’adeguamento agli standard europei della mobilità dei suoi abitanti all’interno alla città”, al nuovo Ospedale di ricerca agli Erzelli, sì al nuovo Galliera.
«Noi – spiega Marattin – senza alcun dubbio siamo distanti da entrambe le coalizioni, e saremo quelli che diranno gli italiani, e ai genovesi ovviamente, che non devono per forza scegliere fra la curva nord e la curva sud, perché la politica nazionale negli ultimi anni è stata la curva nord e la curva sud e al momento devi scegliere solo fra quelle due, noi daremo agli italiani una terza possibilità».
Che rapporti avrete con Azione?
«Calenda, a differenza di altri protagonisti centristi non è andato andato a sinistra. Italia Viva lo ha fatto e non ci interessa più. Al momento Azione si conferma come forza terzopolista e come tale ovviamente ci interessa. Ci interessa nella misura in cui sappiamo che nessuno si salva da solo, la missione di rappresentare quel pezzo d’Italia che non vuole far parte delle curve ultrà non la compie Azione da sola e non la compiamo noi da soli. Solo se riusciamo a creare uno spazio comune, riusciremo a farcela. Quindi io spero che nei prossimi due anni e mezzo, che sono più o meno quelli che mancano alle prossime elezioni politiche, potremo inventare uno spazio unico. C’è nel Paese la domanda di una cosa del genere. Fino a ora il problema è stata l’offerta. Cerchiamo di rimediare a questo problema di offerta».
Marattin torna poi sul tema delle società partecipate. «Non voglio parlare di motosega come fa Milei – dice – ma un martello, fatemelo usare, per favore. Perché, guardate, non c’è altro modo, anche le leggi dello Stato in questa materia vengono ignorate. Io partecipai alla stagione della riforma Madìa dieci anni fa, che era una buona riforma, ma manco quella è riuscita rompere le incrostazioni. E allora senza, ripeto, sposare i modelli di Milei, quell’apparato statale parassitario che campa sulle tasse del commerciante che lavora 14 ore al giorno e di altri lavoratori, va sfrondato. Faccio un esempio. Nel Parlamento stiamo discutendo il decreto legge sulla pubblica amministrazione. Sa cosa c’è in quel decreto? Oltre a un sacco di stabilizzazioni di lavoratori socialmente utili nelle regioni meridionali, c’è, me ne sono accorto quasi per caso, che si rimette in piedi un organo che si chiama il Consiglio Superiore delle Finanze abolito nel 2001 perché anche per quei tempi era considerato troppo inutile. Questo organo deve consigliare il governo sul fisco. Noi abbiamo già un dipartimento delle Finanze con centinaia di funzionari e dirigenti, i consiglieri del ministro, i consiglieri del viceministro, i consiglieri della politica, ma mi spiega lei che bisogno c’è di riesumare un ente, che non è una partecipata tecnicamente, però ci capiamo, è sempre della stessa famiglia, serve a tenere il posto a qualcuno, a dare il posto a qualcuno. Il Paese deve cambiare, la pressione fiscale è 5 punti più alta della media europea. Io un po’ di motosega per disboscare questo apparato pubblico e ridare i soldi in tasca a chi la mattina lavora e si fa il mazzo la vorrei usare. Non so se possiamo andare avanti con un livello di tassazione del genere. Oggi uno che guadagna 2.500 euro netti al mese sa cosa deve pagare? Il 45-46 per cento, il 43 di Irpef nazionale più un paio di punti di addizionale locale. In Francia, in Gran Bretagna una aliquota così c’è giustamente per quelli con lo yacht, per i miliardari. E qua la paga il signor Mario Rossi che, con i suoi 2.500 euro al mese, non mi si può dire che sia ricco. Sarà il 10-15% della popolazione. Mi preoccupano anche quelli che guadagnano di meno, ma per loro il problema non è più il fisco. Chi guadagna 1.400-1.300 euro al mese, sta male, ma di tasse paga poco. Il problema suo è che è basso il lordo. Lui ha un netto basso perché ha un lordo basso, ma per quei livelli di reddito il fisco non pesa tanto. Ecco perché sbaglia la sinistra quando dice che si devono ridurre le tasse solo ai più poveri, già non le pagano più i più poveri le tasse. Il problema dei poveri è che è basso il lordo e per alzare il lordo serve far fondere le imprese, servono misure per fare crescere la produttività in un paese in cui la produttività non cresce da 50 anni. Io ho un emendamento in Parlamento da anni che dice: se due aziende si fondono facciamo che per cinque anni non pagano tasse o ne pagano la metà. Invece le tasse falcidiano il ceto medio di questo paese e se tartassi il ceto medio il paese a crescere non torna più e qui torniamo alle partecipate, cioè i soldi per abbassare le tasse io non li prendo dal cielo, li prendo tagliando gli sprechi del settore pubblico. Queste cose che ho detto, le dice la sinistra? Le dice la destra?
Nella lavori di presentazione del Partito liberaldemocratico a Genova, organizzati da Marco Beltrami, già coordinatore regionale dei Libdem, e Victor Rasetto, già coordinatore regionale dei Orizzonti liberali, hanno discusso sui temi proposti dal documento del nuovo partito gruppi di giovani coordinati da Manuela Arata.

























