Imprenditoria giovanile, in Liguria in 10 anni perse quasi 3mila imprese under 35 (-20,1%)

Il peso dell'imprenditoria giovanile sul totale regionale scende al 7,4%

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In 10 anni la Liguria ha perso quasi 3mila imprese giovanili. Alla fine del 2014 le attività guidate da under 35 erano 14.660, mentre lo scorso anno ha chiuso a quota 11.712, con una variazione nel decennio del -20,1%.

Il bilancio corrisponde alla fotografia nazionale che, tra chiusure e superamento della soglia di età degli amministratori, ha visto sparire oltre 153mila imprese giovanili da Nord a Sud, portando il numero complessivo dalle quasi 640mila del 2014 alle 486mila di dicembre 2024 (-24%).

A dirlo è l’analisi realizzata da Unioncamere-InfoCamere sulla nati-mortalità delle imprese giovanili che evidenzia un calo in quasi tutti i settori economici. «Il dato è figlio del contesto economico, ma è chiaro che su di esso ha pesato l’invecchiamento della popolazione – commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – Del resto, secondo il Cnel, negli ultimi 20 anni abbiamo avuto oltre 2 milioni di lavoratori under 35 in meno».

In Liguria il peso dell’imprenditoria giovanile sul totale è calato dell’1,6%: nel 2014 le attività guidate da giovani under 35 rappresentavano il 9% di tutte le imprese registrate, mentre alla fine dello scorso anno la percentuale è scesa al 7,4%, tra le più basse in Italia insieme a quelle di Veneto (7,4%), Abruzzo ed Emila Romagna (7,3%), Toscana e Marche (7%) e Umbria (6,8%).

A livello nazionale la forte diminuzione del numero di attività ha ridisegnato la composizione dell’imprenditoria giovanile nei diversi settori. Dieci anni fa il commercio e le costruzioni rappresentavano insieme quasi il 45% di tutte le imprese under 35, mentre oggi il loro peso è sceso al 37%. Cresce invece l’incidenza dei servizi alle imprese (dall’8,7% all’11,8%) e dell’Ict (dal 6,4% all’8%).

In particolare, dal 2014 a oggi le imprese giovanili attive nei servizi alle imprese sono aumentate di quasi 2mila unità (+3,5%), mentre l’agricoltura si mantiene stabile (+0,06%).

Al contrario, i comparti in cui si è registrata la flessione più marcata sono le costruzioni e il commercio, rispettivamente a quasi -40mila imprese (in calo del 38,7% sul 2014) e a -66mila (-36,2%). Nel manifatturiero in dieci anni sono venute meno oltre 14mila imprese (-35,9%), mentre il mondo artigiano ha perso oltre 47mila imprese giovanili (-28,1%). Il dato dell’imprenditoria femminile under 35 è in linea con quello generale (-24,5% con oltre 43mila attività in meno) e le imprese guidate da giovani stranieri sono in calo del -27,4% (quasi 35mila unità).

«La nuova mappa settoriale dell’impresa giovanile mostra chiaramente una maggiore presenza in settori che richiedono competenze specializzate e promettono maggiori margini di innovazione – dice Prete -. I giovani che oggi scelgono di fare impresa puntano su attività dove il valore aggiunto della competenza e della tecnologia rappresenta un fattore distintivo e competitivo. Questa trasformazione suggerisce la necessità di politiche mirate che, oltre a facilitare l’accesso al credito e la fase di avvio, supportino i giovani imprenditori nell’acquisizione delle competenze necessarie per operare in settori ad alta intensità di conoscenza e innovazione».