“Fuori dall’abisso” di Mark Gilbert – dal fascismo alla democrazia: storia del miracolo politico italiano 1940-1954”, pubblicato da Rizzoli, sviluppa la tesi che “Per comprendere appieno la complessità del presente e del futuro del Paese è necessario tornare all’origine della democrazia italia”.
La tesi principale di Gilbert è che la democrazia italiana ha superato il decennio di terrorismo degli anni Settanta, la crisi di Tangentopoli all’inizio degli anni Novanta e quella finanziaria del 2011, perché è stata costruita su basi solide. Basi gettate dagli antifascisti prima del falllimento del regime e consolidata dalla cultura democratica sviluppata dopo il 1945.
Il miracolo politico ha preceduto quello economico: “La trasformazione economica che ha cambiato il volto del paese tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta non si sarebbe mai verificata se prima non avesse avuto luogo la transizione democratica”. Elementi fondamentali di questa transizione sono stati la capacità di collaborare tra forze politiche molto diverse che ha portato a redigere una costituzione largamente accettata dall’opinione pubblica e tale da regolare con successo l’attività politica in anni in cui due schieramenti contrappposti non si fidavano l’uno dell’altro, la moderazione di cui hanno dato prova i partiti anche nei momenti di confronto più acceso, e la presenza di due grandi, e fra loro diversissime, figure, quelle di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti.
L’Italia deve tantissimo De Gasperi, che è riuscito a ottenere l’aiuto economico degli Usa, ha affidato la costruzione della piattaforma programmatica del governo in materia di politica economica a Luigi Einaudi, ha rifiutato ogni alleanza con la destra nostalgica e nazionalista, ha guidato il suo partito al trionfo del 18 aprile 1948 e ha schierato l’Italia a fianco degli Usa, contro le aspirazioni neutraliste presenti non solo nella sinistra ma anche in una parte del mondo cattolico. Lo statista trentino giganteggia, giustamente, nel libro di Gilbert, secondo il quale troppo spesso la storiografia moderna si concentra sulle grandi forze sociali, minimizzando l’impatto che le grandi figure possono avere sulla storia: “Qualunque sia il giudizio che diamo su De Gasperi è difficile negare che abbia lasciato un segno vero e concreto nella storia al pari del suo contemporaneo Charles De Gaulle o del suo caro amico Konrad Adenauer. Se l’infarto lo avesse colto nella primavera del 1947 nziché nell’estate del 1954, la storia dell’Italia e dell’Europa avrebbero preso una piega diversa”.
Togliatti fu importante nel consolidamento della democrazia italiana per la moderazione dimostrata nei mesi di passaggio tra il fascismo e la democrazia, nel lavori dell’Assemblea costituente, dopo l’attentato subito nel 1948 e nel ritorno a Mosca nel 1951. La moderazione di Togliatti era dovuta al suo realismo, alla lucidità con cui considerava i pro e i contro di un’insurrezione della sinistra in Italia. La sua strategia era quella di Stalin, e se il dittatore sovietico avesse cambiato idea e avesse ordinato al Pci di lasciare la via democratica e legalitaria e di combattere per prendere il potere con la violenza il leader italiano non avrebbe esitato ad adeguarsi. Sta di fatto che Stalin preferì la linea di Togliatti a quella di Secchia, che voleva lo scontro armato, e Togliatti, grazie anche al prestigio di cui godeva nel partito, fu accorto interprete di questa strategia.