Infortunio mortale sul lavoro, i sindacati: “La sicurezza e la formazione devono essere una priorità”

Il dato degli infortuni in itinere è in aumento del +6,4%

«Sono passati solo 10 giorni dall’ultimo infortunio mortale sul lavoro a Genova e oggi, un altro lavoratore, non tornerà a casa. È evidente che, come dimostrano queste tragedie, le questioni legate a salute e sicurezza sul lavoro non sono una priorità per il nostro Paese». Lo scrive in una nota il segretario generale della Camera del lavoro di Genova Igor Magni commentando l’incidente mortale che ha coinvolto un operaio sul furgone sulla A10.

«La denuncia, inascoltata, della mancanza di risorse per attività ispettiva e controlli, la carenza ad ogni livello di personale preposto alla sicurezza, la sottovalutazione dei percorsi formativi in molti casi vissuti come ostacolo alla stessa attività lavorativa, insieme spesso all’età avanzata dei lavoratori coinvolti, producono situazioni in cui il lavoro diventa non sicuro. L’infortunio mortale di oggi è accaduto in itinere: è il quinto di questo tipo in Liguria sui 13 mortali accaduti nei primi 8 mesi di quest’anno. Sono numeri drammatici e quello degli infortuni in itinere è un dato purtroppo in aumento del +6,4% (2.363)».

Anche Emanuele Ronzoni, commissario straordinario Uil Liguria, commenta: «Restiamo in attesa di comprendere la dinamica dell’incidente mortale sulla A10. Certamente occorre porre attenzione anche sugli incidenti in itinere, sulla strada che ogni giorno percorrono le lavoratrici e I lavoratori che si spostano per assolvere il loro dovere. Le autostrade liguri sono difficili da percorrere ma occorre puntare sulla formazione delle imprese e dei lavoratori per poter evitare le circostanze che portano alla morte. Legalità e maggiori controlli sono come sempre necessari, non finiremo mai di chiamare alle loro responsabilità imprese e istituzioni per garantire la sicurezza sul lavoro. Un incidente sul lavoro non è mai frutto di pura fatalità ma rappresenta la disattenzione generale di un sistema paese che non pone la vita al centro del suo sviluppo».