Le elezioni del 2022, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana hanno dato la maggioranza relativa a un partito di destra. Berlusconi, protagonista dell’ultimo ventennio e grande avversario della sinistra, non si è mai dichiarato di destra, si è presentato come liberale, federatore di forze, oltre che liberali, moderate, riformiste e cattoliche, anzi ha spesso definito superata la divisione tra destra e sinistra.
Che cosa significa la vittoria di FdI? L’Italia è sempre stata un paese di destra o lo è diventata? E che cosa farà Giorgia Meloni? Si lascerà trascinare dalla diffidenza verso i valori e le pratiche liberali di una parte del suo elettorato o costruirà un partito liberale-conservatore?
“La destra italiana” di Paolo Macry (Laterza) non ha l’ambizione di predire il futuro ma offre al lettore dati, informazioni e riflessioni utili a valutare senza pregiudizi e senza illusioni l’evoluzione che avranno la destra al governo e il nostro paese nei prossimi mesi e anni.
Il libro per trattare della destra ripercorre agilmente la storia dell’età repubblicana del nostro paese. E lo fa con molta chiarezza. Una delle considerazioni di base dell’autore esprime il dubbio che “la lunga delegittimazione delle destre nella prima Repubblica abbia giovato al paese, proteggendolo dai temuti rigurgiti antifascisti o non sia stato piuttosto un grave limite alla partecipazione democratica, a un rapporto positivo tra elettori ed eletti. Macry dubita, in secondo luogo, che “quell’Italia antipolitica e populista – l’Italia che da Guglielmo Giannini arriva a Beppe Grillo – possa essere vista semplicemente come il buco nero della nostra democrazia rappresentativa (…) o non costituisca invece una sorte di campanello di allarme” (pag. 4).
L’autore denuncia il fatto che nella storia delle destre in età repubblicana si intreccino equivoci ideologici e veri e propri inganni politici, uno dei quali è l’equivalenza tra antifascismo e sinistra: “Non è detto che un paese antifascista sia di sinistra. L’Italia, dopo avere inventato il fascismo, l’ha poi solennemente ripudiato nella sua Costituzione ma non per questo è mai stata un paese di sinistra” (pag. 5). Considerazioni che vengono sviluppate nel corso del libro.
Sgomberato il campo dagli stereotipi ideologici per cui sarebbero in contrapposizione un paese antifascista-di sinistra e uno di destra fascista o criptofascista, dall’analisi di Macry emergono un’Italia maggioritaria, cauta, moderata e conservatrice, e una tradizione rivoluzionaria e sovversiva che, con modalità e anche valori diversi, parte dai volontari garibaldini, passa per l’interventismo violento del 1914-15, per le vendette seguite alla Liberazione, per gli “anni di piombo”. Un filone sempre minoritario ma che, in certe fasi, si è imposto sulla maggioranza. Quello moderato maggioritario nel secondo dopoguerra si è affidato alla Dc e agli altri partiti alleati dei democristiani. Oggi, con il crollo della cosiddetta prima Repubblica, non ha fissa dimora. In buona parte ha creduto a Berlusconi e poi gli ha ritirato la fiducia, dopo avere constatato che non aveva mantenuto le promesse fatte, alcune sue componenti hanno accordato fiducia alla Lega e a M5S per poi ritirargliela. Ora tocca a Giorgia Meloni.
“La destra italiana” accenna al fatto che nel nostro paese non si è mai avuta una maggioranza socialdemocratica che sia andata al potere mediante elezioni dichiarandosi di sinistra senza bisogno di confondersi in un calderone multicolore e con un rassicurante leader di altra estrazione politica. È del resto ormai un luogo comune: mancano in Italia una sinistra socialdemocratica e una destra liberale-conservatrice. Oggi, mentre ci chiediamo come evolverà il partito di Giorgia Meloni, vediamo i Democratici diventare sempre più populisti e radicali, impegnati a smantellare o a mettere in dubbio le misure attuate dal loro stesso partito negli anni scorsi, fino al punto che la segretaria Ely Schlein si è detta favorevole a sostenere un eventuale referendum abrogativo del Jobs Act prospettato dalla Cgil. Quanto alla destra, non rientra negli obiettivi del lavoro di Macry risalire alle origini della sua natura. Ma sarebbe importante approfondire una considerazione espressa da Franco Cardini in un saggio contenuto nel libro di Giovanni Raboni “I grandi scrittori? Tutti di destra” (vedi qui ): “Il fatto è che la ‘cultura di destra’ resta una galassia dai contorni indefiniti e sovente contraddittori anche perché, almeno dal 1848, una parte della destra recepì e fagocitò il concetto di “nazione”, sorto originariamente durante la Rivoluzione francese come concetto – al contrario! – esplosivamente di sinistra, contrapposto al trono e all’altare”.
























