Il cavo sottomarino 2Africa di Equinix è arrivato nell’hub di lungobisagno Istria a Genova. In futuro collegherà Africa, Europa e Medio Oriente, ma anche India e Pakistan. Da Genova, porto digitale, partiranno due percorsi, uno verso i data center di Milano per la Svizzera e Francoforte e poi a Ovest verso Marsiglia, mentre l’altra parte andrà verso Est (ex Jugoslavia, Bulgaria).

L’operatività è prevista da marzo 2023, mentre a giugno 2023 sarà collegata tutta l’area del Mediterraneo, nel 2024 tutta l’Europa.

Al momento sono 10 i posti di lavoro che lavorano dentro la sede di Equinix, ma Emmanuel Becker, managing director di Equinix. specifica: «In tutte le altre città dove è arrivato il cavo, nel corso di dieci anni, i posti di lavoro sono arrivati a quota tremila. Dove noi abbiamo investito uno, per dare un valore base, i clienti fanno investimenti moltiplicati per 10, attorno al cavo, e l’indotto arriva a 100. Equinix ha investito 21 milioni, fate voi i conti. Ogni anno creiamo il Global interconnection index in cui i nostri clienti stimano la necessità digitale futura e ogni anno questa previsione è sbagliata in senso positivo, da sei anni è superiore alle attese del 10-20 o 30%».

Su Genova la capacità del cavo sarà di 1200 terabyte al secondo, almeno secondo la stima attuale, piazzandosi al primo posto come traffico nel Sud Europa. «Genova diventa quindi di importanza strategica perché si hanno più benefici più si è vicini al cavo», commenta Becker. Attraverso questi cavi passeranno soprattutto dati di telecomunicazione, ma ci sarà anche la possibilità di collegamento tra imprese, quindi un traffico business, di cloud e content, tra le imprese interessate di sicuro ci saranno le industrie oil and gas e anche il mondo finance, oltre che il gaming. L’industria dei videogame deve oggi essere il più vicino possibile all’utente».

L’Hub è lo spazio dove materialmente vengono alimentate e gestite (anche dal punto di vista della manutenzione) le infrastrutture legate al cavo. Ha una parte energetica che alimenta il data center, con una media tensione da 15 mila volt abbassata a 300 volt, in cui vengono alimentati i due apparati. L’energia arriva da fonti rinnovabili. Previsti anche due generatori diesel che assicurano continuità del servizio in caso di assenza di tensione.

Oggi il sopralluogo da parte del sindaco Marco Bucci: «Una data storica per Genova, il cavo offrirà sviluppo e possibilità di attrazione di aziende digitali».

Il nuovo sito (GN1) è organizzato per accogliere anche altri cavi, il primo probabilmente già in arrivo nei prossimi mesi. «Possiamo ospitare fino a dieci cavi, ma bisogna considerare che un cavo, da solo, può connettere il 36% della popolazione mondiale», puntualizza Becker.

Il progetto 2Africa include partner come China Mobile International, Facebook (ora Meta), Mtn GlobalConnect, Orange, stc, Telecom Egypt, Vodafone e Wiocc. Il sistema di cavi supporterà la digitalizzazione in tutto il continente africano portando una maggiore capacità, qualità e disponibilità di connettività Internet tra l’Africa e il resto del mondo.
La responsabilità per l’attracco del cavo 2Africa è suddivisa tra le diverse parti di 2Africa, a seconda della posizione. Vodafone sta gestendo tutti gli attracchi europei, insieme ad altri siti selezionati.

Il cavo circumnaviga il continente africano, collegando direttamente 16 Paesi all’Europa e al Medio Oriente.
L’arrivo di 2Africa nel nuovo sito di Genova e la connessione diretta con Milano fa sì che GN1 offra una nuova opzione alternativa, complementare e diversificata, per l’area mediterranea. Infatti, essendo il primo data center di Genova carrier-neutral, GN1 offrirà ai clienti servizi di colocation e interconnessione sicuri e resilienti, oltre alla possibilità di sfruttare direttamente gli ecosistemi digitali e le strutture di colocation di Equinix a Milano. GN1 fornirà una capacità di 150 cabinet equivalenti e uno spazio di colocation di circa 6.000 piedi quadrati (560 metri quadrati).

 

2Africa è il cavo sottomarino più lungo mai realizzato (45.000 km), che collegherà direttamente 46 località attraverso tre continenti: Africa, Europa e Asia.

Se per far funzonare l’hub servono periti o comunque tecnici specializzati in cablaggi ed energia, per le aziende del consorzio che ha investito nel cavo servono ingegneri, spiega Gianluca Ortensi, Head of International Networks Planning & Engineering di Vodafone: «Principalmente laureati in ingegneria delle telecomunicazioni o elettronica. Ci vuole qualcuno che inserisca codici per far funzionare il tutto”.

GN1 ha una connessione in fibra diretta a ML5, il nuovo data center flagship di Equinix a Milano.

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