Il Governo ha approvato la legge delega fiscale. Non hanno votato i ministri della Lega, che non hanno preso parte alla riunione in disaccordo sul metodo seguito. La Lega lamenta di aver ricevuto il testo della delega un’ora prima che iniziasse la cabina di regia che ha preceduto il Consiglio dei ministri. Un margine temporale giudicato insufficiente.
A quanto appreso dall’agenzia di stampa Dire, non è la riforma del catasto in sé il problema sollevato dalla Lega al tavolo della cabina di regia. Di qui la richiesta di maggiori approfondimenti. Ma in conferenza stampa il premier Mario Draghi è stato netto: «L’assenza dei ministri la spiegherà Salvini, le informazioni fornite sono state sufficienti e ritengo che i principi della legge delega siano condivisi anche dalla Lega. Certamente l’assenza è un gesto serio». E il leader del Carroccio ha subito ribattuto: «Non stiamo parlando dell’oroscopo, mezz’ora non basta per analizzare il futuro degli italiani. Serve un chiarimento, ma nessuno strappo e nessuna crisi».
Il Governo è delegato a emanare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la revisione del sistema fiscale. I principi della riforma sono i seguenti: «Stimolo alla crescita economica attraverso l’aumento dell’efficienza della struttura delle imposte e la riduzione del carico fiscale sui redditi derivanti dall’impiego dei fattori di produzione»; «individuazione ed eliminazione di micro-tributi per i quali i costi di adempimento dei contribuenti risultino elevati a fronte di un gettito trascurabile»; «preservare la progressività del sistema tributario e ridurre l’evasione e l’elusione fiscale».
Draghi ha ricordato in conferenza stampa che sulla riforma del fisco ci saranno ulteriori spazi di confronto: «Questa è una legge delega, una legge molto generale che andrà riempita dai contenuti dei decreti delegati. Su questi ci saranno ulteriori momenti di confronto in Consiglio dei ministri. E la legge delega sarà discussa in Parlamento. È molto importante perché uno può pensare che sia stata detta l’ultima parola sul fisco. Purtroppo, per fortuna, il processo non è così semplice. Ma ci vorranno molti anni».
Tra le varie questioni affrontate dalla legge delega, c’è la revisione del catasto. Il Governo si impegna a riaccatastare tutto quello che non è accatastato. Procederà anche a una revisione delle rendite catastali adeguandole alle rendite di mercato. Ma l’impegno del Governo è che nessuno pagherà di più o di meno. Le rendite su cui si basa la tassazione oggi resteranno invariate. Non cambia assolutamente l’imposizione fiscale. «Il contribuente medio non si accorgerà di nulla per quanto riguarda il catasto, che resta tutto come prima».
La riforma del fisco «non intende aumentare il gettito complessivo ma diminuirlo, perché da noi le aliquote sono più alte e vanno riportate in linea», ha precisato Draghi.
Inizia dunque «un percorso di semplificazione e di riduzione del carico che dipende dalle coperture che troveremo anno per anno nelle leggi di bilancio», ha annunciato il ministro per l’Economia Franco. «Vedremo nella legge di bilancio per il 2022 che margini ci sono, vedremo se riusciremo ad andare oltre ai 2 miliardi già disponibili. Ogni intervento sarà fatto coerentemente con i principi della legge delega. La progressività del sistema deve restare per motivi di giustizia ed equità, è uno dei perni del nostro sistema”, come dice la Costituzione.
Secondo quanto riporta Dire, queste sono misure previste nella bozza della legge.
La revisione dell’Irpef nei decreti legislativi che verranno emanati sarà finalizzata a «ridurre gradualmente le aliquote medie effettive derivanti dall’applicazione dell’Irpef anche al fine di incentivare l’offerta di lavoro e la partecipazione al mercato del lavoro, con particolare riferimento ai giovani e ai secondi percettori di reddito, nonché l’attività imprenditoriale e l’emersione degli imponibili». Inoltre, si vogliono «ridurre gradualmente le variazioni eccessive delle aliquote marginali effettive derivanti dall’applicazione dell’Irpef».
Con i decreti legislativi alla delega fiscale il governo intende «prevedere strumenti, da porre a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle entrate, atti a facilitare e ad accelerare l’individuazione degli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita. Così come «i terreni edificabili accatastati come agricoli; gli immobili abusivi, individuando a tal fine specifici incentivi e forme di trasparenza e valorizzazione delle attività di accertamento svolte dai comuni in quest’ambito”. E prevedere strumenti e moduli organizzativi che facilitino la condivisione dei dati e dei documenti, in via telematica, tra l’Agenzia delle entrate e i competenti uffici dei comuni nonché la loro coerenza ai fini dell’accatastamento delle unità immobiliari».
Inoltre, il Governo vuole realizzare una integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026. Nella bozza si parla di attribuire a ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale determinata secondo la normativa attualmente vigente, anche il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base, ove possibile, ai valori normali espressi dal mercato. E di prevedere meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e delle rendite delle unità immobiliari urbane, in relazione alla modificazione delle condizioni del mercato di riferimento e comunque non al di sopra del valore di mercato. Per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico sono previste adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario che tengano conto dei particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione nonché del complesso dei vincoli legislativi alla destinazione, all’utilizzo, alla circolazione giuridica e al restauro.
Una nuova riscossione, la razionalizzazione delle aliquote Iva, la revisione dell’Ires e il graduale superamento dell’Irap. Sono gli impegni che il governo prende nella bozza della delega fiscale. Nella bozza della delega fiscale c’è il riordino delle deduzioni dalla base imponibile e delle detrazioni dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche, tenendo conto della loro finalità e dei loro effetti sull’equità e sull’efficienza dell’imposta. Quanto all’Iva, per contrastare l’evasione, si legge: «Razionalizzare la struttura dell’imposta sul valore aggiunto con particolare riferimento al numero e ai livelli delle aliquote e alla distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote allo scopo di semplificare la gestione e l’applicazione dell’imposta, contrastare l’elusione e l’evasione, aumentare il grado di efficienza in coerenza con la disciplina europea armonizzata dell’imposta».
La Delega dispone che il Governo è delegato a introdurre, con i decreti legislativi, norme per la revisione del sistema delle addizionali comunali e regionali all’Irpef prevedendo la sostituzione dell’addizionale regionale all’Irpef con una sovraimposta sull’Irpef la cui aliquota di base può essere aumentata o diminuita dalle regioni entro limiti prefissati tali da garantire alle regioni nel loro complesso lo stesso gettito che avrebbero acquisito applicando l’aliquota di base dell’addizionale regionale all’Irpef stabilita dalla legge statale. La revisione del sistema delle addizionali prevede per i Comuni che la facoltà di applicare un’addizionale all’Irpef sia sostituita dalla facoltà di applicare una sovraimposta sull’Irpef. La manovrabilità della sovraimposta comunale sull’Irpef da parte dei comuni deve garantire ai stessi enti un gettito complessivo corrispondente a quello attualmente ottenuto dall’applicazione dell’aliquota media dell’addizionale all’Irpef.
Per il momento la dote finanziaria per la riforma del fisco è fissata nel limite di 2 miliardi per l’anno 2022 e 1 miliardo a decorrere dal 2023. Nella bozza della delega si legge che «L’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati, in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026” non verrà utilizzato “per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali».