Transizione ecologica, energia rinnovabile, efficienza energetica, mobilità sostenibile sono tra i temi più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, indispensabili per raggiungere gli obiettivi posti dall’Ue e soprattutto per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. E Genova, con il suo porto e le altre infrastrutture di trasporto, attuali e in via di realizzazione, e un vasto patrimonio immobiliare da riqualificare, è radicalmente coinvolta in questo processo dal quale potrebbe uscire più vivibile e più attrattiva, per le persone e le imprese. È il parere di Sonia Sandei, dal gennaio 2021 Head of Electrification di Enel, con la missione di gestire l’elettrificazione dei consumi e accelerare la transizione energetica, attraverso nuovi modelli di business e di consumo, in particolare legati al trasporto elettrico pubblico, alla mobilità elettrica privata, all’efficienza energetica dei consumi finali e industriali e alla rigenerazione urbana. Dal 2017 vicepresidente di Confindustria Genova, con delega all’Energia e alle Infrastrutture, Sandei è anche la prima donna candidata alla presidenza di Confindustria Genova nel 2021.

La transizione energetica è uno dei temi fondamentali del Pnrr.

«Se partiamo dalla transizione energetica, partiamo dalla necessità di ridurre le emissioni e ridurle nei segmenti principali tra quelli interessati alla decarbonizzazione, che sono il trasporto, marittimo e terrestre, gli usi finali, quelli dei consumatori finali, con la possibilità di elettrificare i nostri apparati domestici, penso alle piastre di induzione e alle pompe di calore Enel alimentate da energia elettrica, e il terziario, che può essere elettrificato anche in grossi building, riscaldati o rinfrescati con pompe di calore invece che con le caldaie tradizionali a gasolio. A Genova lo abbiamo fatto a Torre San Vincenzo, che tra l’altro ospita Confindustria, e al Wtc, a San Benigno, due grandi building dove sono presenti soprattutto piccole e medie imprese».

Il 17 aprile 2019 è stato adottato dal Mit il Dpcm che adotta il Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile, con cui sono stati stanziate risorse pari a 3,7 miliardi di euro su un arco temporale di quindici anni nel periodo dal 2019 al 2033 per il rinnovo del parco autobus con mezzi alimentati con combustibili a basse emissioni. In Italia l’età media del parco autobus è pari a 12,3 anni contro 7,5 anni della media europea. Inoltre, il Piano nazionale di ripresa e resilienza mette a disposizione 8,4 miliardi di euro per il trasporto locale ‘green’ e per il trasporto rapido di massa. In particolare 3,63 miliardi di euro per il rinnovo flotte bus, treni verdi con acquisto entro il 2026 di circa 3.360 bus a basse emissioni. Nell’ambito del Pnrr, 0,7 miliardi di euro sono destinati all’elettrificazione delle banchine dei porti Ten-T (Piano Nazionale del Cold Ironing) e 0,3 miliardi di euro all’efficientamento energetico e gestione dei rifiuti nei porti (Green Ports). Nell’ambito del Fondo Complementare 2021-2026 per il “Rinnovo flotte, bus, treni e navi verdi” il Mims ha destinato 600 milioni di euro ai bus e 800 milioni alle navi.

Anche la produzione industriale è coinvolta in questo processo?

«Certo. Per la parte produttiva dobbiamo agire su due leve. Efficientare i processi produttivi per consentire alle imprese di risparmiare sulla bolletta e favorire, dove possibile, l’impiego di fonti rinnovabili, come i pannelli fotovoltaici, che possono ridurre le emissioni».

La transizione, ecologica ed energetica, ha un costo. Ne vale davvero la pena?

«Sì, senza dubbio, vale la pena anche dal punto di vista economico, non soltanto da quello ambientale. Per esempio, elettrificare il trasporto pubblico significa risparmiare fino al 40% nelle spese, quindi ridurre le emissioni di Co2 in città ma anche ridurre i costi. Non dimentichiamo che la prima voce di spesa per una città è la sanità, la seconda il trasporto. Con l’elettrificazione dei mezzi pubblici si risparmia, grazie al fatto che il combustibile non è più il gasolio ma l’energia elettrica, che è meno cara, e alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei mezzi. Quelli elettrici richiedono meno manutenzione – possiedono molti meno componenti rispetto a quelle a benzina o a gasolio, comportano meno lavoro manuale e il motore elettrico è molto più semplice di quello a combustione – oltre a essere più confortevoli. I fondi messi a disposizione dal Pnrr, ma anche quelli stanziati dal ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili sono indirizzati ad accelerare la riduzione delle emissioni. Ed è chiaro che noi dell’Enel nelle proposte che facciamo alle pubbliche amministrazioni valorizziamo l’elemento risparmio di Co2 oltre agli altri vantaggi offerti dal veicolo elettrico».

Costa meno la manutenzione dei mezzi pubblici elettrici, che però hanno un prezzo d’acquisto alto.

«Il fattore costi sta cambiando, si è molto ridotto il prezzo delle batterie, come è avvenuto e sta avvenendo nelle automobili. Quando valutiamo il costo di un mezzo pubblico elettrico dobbiamo fare il calcolo in base all’intera vita del mezzo. A vita intera i bus elettrici sono assolutamente competitivi. Del resto, se guardiamo ai mezzi privati, l’auto elettrica ormai non è più un’utopia, basta considerare l’ampiezza della gamma di modelli di auto ibride o full electric. La tendenza all’elettrificazione è chiara, è in atto un incremento notevolissimo di immatricolazioni di auto elettriche che va di pari passo con l’infrastrutturazione, la quale a sua volta ha avuto un’accelerazione rilevantissima negli ultimi anni. Noi a Genova già l’anno scarso abbiamo installato 200 punti di ricarica. La consistenza dell’infrastrutturazione, della rete di punti di ricarica dipende dalla lungimiranza delle amministrazioni locali. E devo dire che Genova è stata la prima Città metropolitana a dotarsi di una infrastruttura di ricarica elettrica, che è il primo passo, ovviamente, perché se non c’è una infrastruttura di ricarica i clienti finali sono scoraggiasti dall’acquistare un veicolo elettrico o anche un ibrido».

Secondo il rapporto “Global Electric Vehicle Outlook 2021” dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) le vendite di veicoli elettrici possono avere una grossa spinta nel prossimo decennio: in base alle tendenze e alle politiche attuali, a livello mondiale nel 2030 potrebbero raggiungere quota 145 milioni. Ma la flotta elettrica di auto, furgoni, autocarri pesanti e autobus potrebbe arrivare anche a 230 milioni «se i governi accelerassero gli sforzi per raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima ed energia». Tre milioni di nuove auto elettriche sono state immatricolate nel 2020, con un aumento del 40% delle vendite sul 2019, portando il totale delle vetture sulle strade del mondo a 10 milioni. A queste vanno aggiunti un milione di autocarri e bus elettrici. Il Global Electric Vehicle Outlook 2021 rileva che le case automobilistiche hanno offerto 370 modelli di auto elettriche nel 2020, con un aumento del 40% su base annua. Diciotto dei 20 maggiori produttori di auto (che rappresentano il 90% delle vendite mondiali di auto) hanno annunciato l’intenzione di aumentare ulteriormente il numero di modelli disponibili e la produzione di veicoli elettrici leggeri.

A Genova il sindaco Bucci ha annunciato un trasporto pubblico completamente “combustion free” entro il 2025.

«La città ha un piano della mobilità sostenibile basato su quattro assi elettrificati, noi cercheremo di fare la nostra parte, quando partiranno le gare, per esempio nell’elettrificazione del trasporto. Certamente parteciperemo».

Determinante è anche il porto, uno dei maggiori del Mediterraneo. Da uno studio di Legambiente è emerso che una nave che staziona in porto per dieci ore produce la stessa quantità di Co2 di 25 automobili di media cilindrata in un anno. A Genova le banchine del Psa di Pra’ sono già elettrificate, verranno inaugurate a breve, alla Stazione Marittima in agosto verrà assegnato l’appalto per le banchine passeggeri. Rimane da elettrificare il porto mercantile di Sampierdarena. E poi bisognerà fare ricorso, dove possibile, alle energie rinnovabili, in primis al fotovoltaico, almeno in questa fase. Come vede nel complesso il processo di elettrificazione del porto di Genova?

«Lo vedo bene in questo momento storico. Se remiamo tutti nella stessa direzione questo è il momento storico giusto, perché abbiamo i fondi messi a disposizione da Piano nazionale di resilienza per i porti e in particolare per l’elettrificazione delle banchine. Noi peraltro a Genova siamo stati la prima città italiana e elettrificare una banchina, quella delle riparazioni navali. Ma l’elettrificazione secondo me non deve riguardare solo i grandi porti, deve coinvolgere tutte le marine. Perché la nostra costa è costituita da grandi porti ma anche da piccoli approdi, sia per gli yacht sia per le navi mercantili».

Dal 2017 a oggi Amt ha svecchiato la flotta urbana acquisendo 258 nuovi veicoli (calcolati a fine 2021) e abbattendo l’età media da circa 14 anni del 2016 a meno di 10 anni a fine 2021

Sono stati inseriti:

nel 2017 44 bus euro 6 (36 da 10,5m + 8 da 9.5m)

nel 2018 5 bus euro 6

nel 2019 10 e-bus full electric e  87 euro 6 (43 da 18m + 20 da 10.5m + 23 da 9.5m + 1minibus disabili)

nel 2020 14 e-bus full electric, 11 bus ibridi e25 bus euro 6

nel 2021 previsti 42 e-bus full electric (30 da 12m, la cui gara è stata ultimata, + 2 da 10.5 + 10 da 8m già arrivati) , 1 bus ibrido 12m, 19 bus Euro 6 (10 da 9,5m + 9 da 18m)

Come giudica l’impiego del gas naturale liquefatto?

«L’elettrificazione è la tecnologia più rodata ma certamente si deve e si può prevedere sempre un mix, come abbiamo fatto con le rinnovabili. Bisogna comunque tenere presente che l’elettrificazione è una tecnologia molto consolidata, il gnl necessita di una struttura di distribuzione e di navi attrezzate. In Nord Europa molti porti sono già attrezzati per l’elettrificazione, il primo è stato quello di Goteborg in Svezia».

Il Terzo Valico ormai è una certezza, la ristrutturazione del nodo ferroviario genovese prima o poi verrà portata a termine, è già finanziata. Genova diventerà più attrattiva per persone e imprese?

«Sì ma per raggiungere questo obiettivo la rigenerazione di alcune aree della città è fondamentale. Genova può attirare persone da fuori, pensiamo ai milanesi che potrebbero operare in smart working qui. Lo sappiamo tutti, il clima è fantastico, c’è il mare… Dobbiamo riqualificare alcuni quartieri che possono diventare dei fattori di attrazione se rigenerati. Penso a Sampierdarena ma non solo. Grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza ci può essere una grande accelerazione da questo punto di vista».

Che cosa occorre per accelerare il cambiamento?

«In questo momento abbiamo bisogno di accelerare tutti i progetti previsti nel Paese, le risorse ci sono, le idee anche, ora abbiamo bisogno di metterle a terra e questo richiede anche un’accelerazione burocratica, perché le imprese, noi per primi come Enel, devono affrontare le lungaggini degli iter burocratici. Sicuramente il tema dell’accelerazione è legato a quello della transizione burocratica. Io sono molto d’accordo con quello che tempo fa ha detto il sindaco Bucci in un’intervista sul modello di execution, che deve essere quello del nuovo ponte sul Polcevera, bisogna avere dei project manager per i pilastri del Piano nazionale di resilienza».

C’è chi chiede procedure straordinarie, commissari con poteri eccezionali per ogni singola opera.

«Bisogna rendere più veloci i procedimenti amministrativi, semplificare alcuni passaggi, vedere dove gli iter si bloccano. Sicuramente le modalità straordinarie non sono estendibili, occorre rivedere il complesso della normativa e dei procedimenti. Dovremmo semplicemente avere, come gli altri Paesi, iter più veloci. Non solo per le opere pubbliche. Anche per i cittadini. Ci sono strumenti come gli ecobonus, che sono stati poco utilizzati perché di complessa applicazione».

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