I lavoratori di Leonardo Genova scendono di nuovo in piazza, stamattina, contro la vendita della business unit automazione. Con loro, anche il personale degli appalti di ristorazione, pulizie e movimentazione. La richiesta è quella di una convocazione al ministero dello Sviluppo economico.

Come riporta l’agenzia Dire, i lavoratori si sono dapprima concentrati davanti alla stazione Principe, poi corteo per le vie del centro con l’obiettivo di incontrare prima il prefetto Renato Franceschelli per ribadire la richiesta di un vertice con il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, poi i consiglieri regionali riuniti in assemblea legislativa in via Fieschi.

«La vertenza automazione resta in sospeso − rimarca Stefano Bonazzi, rsu Fiom Leonardo Genova − l’azienda non ci ha più dato riscontro, né c’è stato il tavolo con il governo che ci era stato assicurato dopo l’ultimo incontro con il prefetto. È inaccettabile, per questo torniamo a scioperare».

In dieci anni, l’organico dello stabilimento di Sestri ponente è passato da 2.500 a 1.700 addetti. Ora, a rischio c’è il futuro di altri 400 lavoratori e la centralità della sede genovese all’interno del gruppo. L’azienda, dal canto suo, dice di essere alla ricerca di un partner per valorizzare il settore. «Dobbiamo scioperare per farci dare un incontro dal governo che abbiamo già chiesto in tutti i modi − sottolinea Bruno Manganaro, segretario Fiom Cgil Genova −il governo è azionista di maggioranza di Leonardo, oltre che responsabile delle politiche industriali del Paese. Non è accettabile far uscire l’automazione da Leonardo: vuol dire perdere posti di lavoro per un’operazione che è solo finanziaria e non ha altra ragione. Tutta la politica si dice d’accordo con noi, ma tutta la politica è anche al governo e non è possibile che non si riesca a fare un incontro».

Gli fa eco il segretario della Fim Cisl, Christian Venzano: «Chiediamo che venga ritirata la decisione scellerata dell’azienda di liberarsi di un asset importante per tutto il Paese, siamo contrari alla scelta di Leonardo di fare cassa invece di investire: non si può perdere questo patrimonio di dipendenti e tecnologia. Il silenzio di azienda e governo sono inaccettabili».

Aggiunge Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova: «Il governo faccia sentire il suo peso senza assistere passivamente a scelte incaute. Questo chiedono i lavoratori, che la politica faccia una volta tanto una scelta seria di politica industriale, che compete alla responsabilità dei dicasteri che presidiano».

Sull’ipotesi di vendita annunciata dall’azienda, è intervenuto anche l’assessore regionale Andrea Benveduti: «Come Regione siamo fortemente scettici rispetto alla vendita della B. U. Automazione di Leonardo, non risulta peraltro l’esistenza di un interesse conclamato da parte del mercato. In ogni caso, siamo contrari e la Lega oggi ha depositato in Regione Liguria un ordine del giorno che impegna la giunta a farsi parte attiva nei confronti dell’azienda per riconsiderare l’eventuale vendita della business unit e di avviare un serio piano di investimenti nel settore Automazione che potrebbe consolidare il proprio posizionamento commerciale in un mercato che dimostra forte interesse verso soluzioni tecnologiche innovative. Oltre a tutelare gli oltre 400 lavoratori, occorre difendere l’asset strategico sul nostro territorio».

“Leonardo deve mantenere tutte le sue linee di produzione – scrive in un post su Facebook il presidente della Regione Giovanni Toti, al termine dell’incontro con i lavoratori – Poco fa ho parlato con i lavoratori scesi in piazza per ribadire il mio sostegno e ho già chiesto un incontro al governo per affrontare insieme il problema e il destino di tanti lavoratori che rischiano il posto. Questo è il momento di ripartire, di mettere al centro il lavoro e scommettere sulle capacità delle maestranze italiane. Non è una battaglia che facciamo solo per Leonardo, ma la faremo per tutti i grandi gruppi industriali del territorio: la Liguria difenderà sempre le sue eccellenze e il lavoro di tante famiglie”.

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