Il Comune di Albenga compie un ulteriore passo verso la depurazione al 100% dei suoi reflui.

La giunta ha preso atto del progetto, precedentemente commissionato all’ingegnere Angelo Gallea, relativo alla dismissione del depuratore frazionale di Salea che diventerà esclusivamente stazione di rilancio verso l’impianto di viale Che Guevara (attraverso il passaggio preventivo alla stazione di viale 8 marzo) a sua volta collegato con il depuratore di Borghetto Santo Spirito.

Il progetto complessivo che prevede la dismissione dei tre depuratori frazionali presenti sul territorio (Salea, Bastia e Campochiesa), dell’ammontare di 717.524,34 euro, sarà trasmesso al Gestore Unico Acque Pubbliche Savonesi per la prosecuzione dell’iter autorizzativo e per la relativa copertura finanziaria.

Il sindaco Riccardo Tomatis spiega: «Dopo il risultato del collettamento del 70% dei reflui di Albenga al depuratore di Borghetto Santo Spirito raggiunto lo scorso novembre 2020, come Amministrazione abbiamo deciso di continuare a lavorare per completare il percorso verso la depurazione totale dei reflui. A tal fine abbiamo affidato a Gallea l’incarico di realizzare il progetto relativo al collettamento anche di Vadino, progetto già stato presentato ad Aps per il completamento dell’iter autorizzativo, e similmente stiamo facendo con il progetto relativo alla dismissione dei 3 depuratori frazionali, a partire da quello di Salea. Per la nostra città arrivare alla depurazione completa dei propri reflui è di fondamentale importanza, sia dal punto di vista ambientale che per i risvolti turistici che questo risultato porterebbe con sé».

1 COMMENTO

  1. Se ho capito bene finalmente Albenga entra nel terzo millennio con molto ritardo, ma lo fa. Incredibile constatare come in oltre la metà dei giorni estivi la balneazione a riva di turisti e cittadini sia soggetta a un mare indecente per ciò che vi si vede galleggiare, come se senza molti scrupoli si accettasse che il destino del mare nostro fosse di mescolarsi semplicemente alla fogna e violentato poi si trasformi in un liquido velenoso che spesso irrita ad esempio i genitali dei bambini oltre ad annichilirci lo sguardo anziché illuminarcelo.

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