La Liguria registra tre indicatori in peggioramento nel monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe relativo al periodo 3-9 febbraio. I casi attualmente positivi per 100 mila abitanti sono 310. L’incremento percentuale dei casi è del 3,1%, mentre le persone testate per 100 mila abitanti sono 868. Restano invece sotto soglia i posti letto in area medica occupati da pazienti Covid (34%) e quelli in terapia intensiva (29%).

«Anche questa settimana – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – a livello nazionale i nuovi casi sono stabili rispetto alla precedente, una calma piatta purtroppo solo apparente». Spacchettando il dato nazionale, in 10 Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi e in 9 Regioni aumentano i casi attualmente positivi per 100 mila abitanti, ma i numeri per ora non impattano sulle curve nazionali perché si tratta principalmente di Regioni di piccole dimensioni. «Situazioni molto critiche come quelle dell’Umbria – spiega Cartabellotta – dove le nuove varianti hanno determinato rapidamente un’impennata dei casi e la saturazione di ospedali e terapie intensive potrebbero improvvisamente esplodere ovunque, visto che le varianti del virus circolano ormai in tutto il Paese». Ecco perché è fondamentale monitorare tutte le “spie rosse” per attuare tempestive strategie di contenimento: in 17 Province l’incremento percentuale dei nuovi casi negli ultimi 7 giorni supera il 5%.

Imperia è tra le province sotto i riflettori.

Al 10 febbraio (aggiornamento ore 07:30) a livello nazionale hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.214.139 persone (2,04% della popolazione). La Liguria ha superato la media nazionale a 2,05%. «In generale – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe – se da un lato i ritardi delle forniture interessano l’intero primo trimestre con inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, dall’altro le Regioni stanno gestendo correttamente le dosi, completando il ciclo vaccinale nei tempi corretti».

«Rispetto alle categorie di persone vaccinate – spiega Gili – il 70% delle dosi sono state destinate a “operatori sanitari e sociosanitari”, il 18% a “personale non sanitario”, l’11% a “personale ed ospiti delle Rsa” e meno dell’1% a “persone di età  maggiore o uguale a 80 anni”, con notevoli differenze regionali». A livello nazionale solo il 3,6% (n. 158.805) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,2% (n. 96.503) ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target di copertura raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età: 80% entro il 31 marzo 2021.

Per quanto riguarda l’efficacia sulla base dei dati pubblicamente disponibili al momento è possibile valutare l’efficacia della vaccinazione solo sugli operatori sanitari, i cui contagi vengono monitorati regolarmente dall’Istituto Superiore di Sanità. Se i nuovi casi nella popolazione generale sono stabili da 3 settimane, tra gli operatori sanitari si sono ridotti del 64,2%: dai 4.382 rilevati nella settimana 13-19 gennaio, quando è stata avviata la somministrazione delle seconde dosi, ai 1.570 della settimana 3-9 febbraio.

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