Unioncamere, in Liguria oltre 22 mila imprese straniere. 245 in più nel primo semestre

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245 imprese straniere in più in Liguria nel primo semestre 2020, frutto di un saldo positivo tra iscrizioni (884) e cessazioni d’impresa (639). Salgono così a 22.072 le imprese guidate da stranieri al 30 giugno 2020 nella nostra regione: la Liguria è la seconda regione italiana per incidenza sul totale dell’imprenditoria (13,7%), seconda solo alla Toscana (14,2%).

I dati emergono dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo gennaio-giugno dell’anno in corso. Un saldo positivo, anche a livello nazionale, con 6.119 unità in più, portando lo stock di imprese di stranieri a raggiungere il valore di 621.367 unità, l’1% in più rispetto al 31 dicembre scorso.

Un progresso che evidenzia però un forte “effetto-frenata” dovuto al Covid-19, secondo Unioncamere, visto che nel 2019 “il bilancio tra aperture e chiusure di imprese di stranieri” ha registrato “il 40% in più rispetto al dato di quest’anno”.

Imperia e Genova, rispettivamente con il 16,5% (quarto posto) e il 15,1% (settimo posto), entrano nella top ten delle province con la maggiore incidenza di imprese guidate da stranieri sul totale. Ai primi posti Prato (30%), Trieste (17,3%) e Firenze (16,9%). Savona, che ha un’incidenza di imprese straniere dell’11,4%, è invece la provincia ligure con il tasso di crescita maggiore nel semestre (+1,6%), seguita da Imperia (+1,3%), Genova (+1%), La Spezia (+0,8%). Nello spezzino l’incidenza di unità imprenditoriali straniere è dell’11,4%. Con 12.076 realtà, Genova è anche tra le prime 10 province per numero di imprese straniere, al settimo posto.

A livello nazionale, l’impresa individuale è la forma giuridica più diffusa, essendo adottata nel 76,5% delle iniziative imprenditoriali straniere, il restante utilizza la forma di società di capitali.

La comunità più numerosa (con 63.619 attività) è originaria del Marocco, seguita da quella cinese (52.727) e da quella romena (52.014). In alcuni casi si formano dei veri e propri cluster territoriali: la comunità del Bangladesh è concentrata maggiormente a Roma (42,3%), mentre gli egiziani preferiscono aprire attività a Milano (43,5%). Allo stesso modo si possono delineare cluster settoriali legati ai Paesi di origine dei titolari: per esempio, l’85% della presenza senegalese è nel commercio, come anche il 70% circa di nigeriani, marocchini e albanesi, mentre opera nelle costruzioni il 59% dei romeni e il 40% degli egiziani.

Rimanendo sui settori, il maggior numero di iniziative di stranieri si registrano nel commercio (circa 160 mila), l’edilizia (120 mila) e l’alloggio e ristorazione (48 mila). “Guardando però all’incidenza di queste realtà sul totale delle imprese operanti in Italia, i settori con l’incidenza più elevata di imprese di stranieri sono le telecomunicazioni
(32,9%) e la confezione di articoli di abbigliamento (dove si arriva al 32%).