La pandemia del Coronavirus è un’esperienza atroce ma ci sta mostrando come scienza e tecnologia possano combatterla e Genova, forte dei suoi istituti di ricerca e delle sue imprese hi-tech, deve essere tra i protagonisti di questo scontro epocale: bisogna che la città al più presto ritorni in sicurezza alle attività produttive e dia un segnale della sua volontà di costruire il proprio futuro anche nella sinergia tra scienza, tecnologia e industria lanciando entro la fine dell’anno la gara europea per costruire la facoltà di Ingegneria agli Erzelli.

Carlo Castellano

Così Carlo Castellano, fondatore di Esaote, leader mondiale nei settori della ecografia e della risonanza magnetica dedicata, e presidente di Life Care Capital spa, quotata alla Borsa di Milano, giudica la congiuntura attuale e le prospettive di ripresa per Genova.

«Alla fine di giugno – dichiara Castellano a Liguria Business Journal – sarà pronto il nuovo ponte sul Polcevera. E questa è una gran cosa, una bella impresa, importante per la città e per l’Italia: ci siamo riusciti, ci stiamo riuscendo, grazie a tanti personaggi come Piano, Toti, Bucci, Salerno, Bono, e a tutti gli altri impegnati in questa impresa, penso soprattutto agli operai e ai tecnici che da mesi lavorano notte e giorno. Verso la fine di giugno ci auguriamo di poter tornare a una certa normalità, nel nostro lavoro e in tutto quello che riguarda la società, dopo i momenti terribili che abbiamo vissuto in questi mesi. Ma se tornare a un livello di relativa normalità è assolutamente necessario ed è un passaggio essenziale, in realtà questa vicenda del Coronavirus è un insegnamento terribile, che ci mostra dei fenomeni nuovi e ci offre anche le chiavi di lettura per interpretarli».

«Partiamo da un fatto – premette l’imprenditore – questa pandemia sembra sia apparsa verso la fine di dicembre e i primi di gennaio e dopo tre mesi è diventata un fatto mondiale: siamo all’interno di un processo che in poche settimane ha coinvolto tutto il pianeta. È sconvolgente. Io non sono uno storico ma ho la sensazione che, certo, in passato ci sono state le pesti, tante altre epidemie ma nessuna con una rapidità così straordinaria di diffusione. Questo è un elemento nuovo a cui purtroppo dovremo in qualche modo abituarci, come ricorda Bill Gates».

L’altro elemento da considerare «è che una volta bisognava aspettare che l’epidemia si esaurisse, che il virus smettesse di circolare, oggi abbiamo la scienza e la tecnologia che stanno lavorando per fornirci strumenti di difesa. È uno scontro drammatico. Da un lato l’umanità è investita da un fenomeno straordinario rapidissimo, incredibile, e nel contempo, per combatterlo, dispone di armi altrettanto straordinarie, che sono la scienza e la tecnologia. Così potenti che possono permetterci di avere successo in tempi brevi, anche in pochi mesi. Nel 2020 è partito il virus e contiamo che fra dodici mesi venga trovato il vaccino che ci permetterà di stroncarlo».

Tornando a Genova: «Qual è la lezione che dobbiamo trarre da queste vicenda? Certamente dobbiamo cercare di tornare alla normalità, nel lavoro, nell’industria, nelle imprese, e sarà una normalità ricca tanto di problemi da risolvere quanto di opportunità. Genova è un grande porto ed è proiettata sul mare e sul mondo, e da oltre un secolo e mezzo è una città in cui l’industria si sviluppa grazie all’intreccio con tecnologie all’avanguardia, in particolare sull’elettronica. Su queste leve dobbiamo agire per progettare il futuro per i prossimi tre-cinque anni. Perché non creare due gruppi di lavoro in città che si interrogano su quali cose possiamo fare nei prossimi tre – cinque anni per progettare il futuro del porto, del mare e delle tecnologie? La terza cosa di cui abbiamo bisogno, è noto, è la realizzazione in tempi rapidissimi, delle infrastrutture viarie e ferroviarie di collegamento con l’oltre Appennino, ivi compresa la Gronda».

Tutto questo «va progettato in tempi brevi, ma subito, ora, occorre dare dei segnali della nostra volontà e della nostra immediata capacità di rilancio. Parto dall’area che conosco un po’ più da vicino, non mi azzardo a trattare dei problemi del porto e del mare. Stiamo alla tecnologia. Ebbene, nella tecnologia Genova ha un’opportunità strategica straordinaria, possiede la capacità di elaborare nuove realizzazioni all’interno della rivoluzione digitale, e non è un caso che l’intelligenza artificiale stia giocando un ruolo strategico nella lotta al virus. Non è un caso che Paesi come Corea del Sud, Singapore, Hong Kong e in qualche modo anche la Cina abbiano affrontato con successo quel mostro che è il Coronavirus. Qui a Genova abbiamo l’Università, Iit, Leonardo, Fincantieri, Ansaldo Energia, i laboratori del Cnr, Siemens, Ericsson, Abb, Liguria Digitale e altre significative realtà. Non è un caso che Esaote sia qui e sia rimasta aperta».

A proposito di riaprire, non sappiamo ancora quando e come si potrà farlo. «Quelli che hanno paura della riapertura delle aziende vadano a vedere Esaote, che a Multedo resta aperta con la possibilità di garantire la massima sicurezza a chi ci lavora. Io direi che ora dovremmo avere il coraggio di riaprire le fabbriche, ovviamente in sicurezza. Lo possiamo fare utilizzando la tecnologia, c’è anche un problema di privacy nel tracciamento del virus, è evidente, ma non facciamone un feticcio. Facciamo le cose con attenzione ma facciamole».

In sostanza, conclude Castellano, «dobbiamo puntare su questo, scienza e tecnologia alleate all’industria, e a Genova non possiamo permetterci che un decisione assunta già 14 anni fa, quella di trasferire il Politecnico in una sede decente, non sia stata ancora realizzata. Erzelli deve andare avanti e la gara europea per costruire la nuova università deve partire entro la fine dell’anno. Ci sono i soldi, c’è un progetto approvato, ci sono tutte le condizioni, e il nuovo ponte dimostra che le cose si possono fare rapidamente e bene, se si vuole. Sarebbe un primo passo per dare il segnale che questa città è proiettata nel futuro. E non si tratta solo di combattere il Coronavirus per ritornare a ciò che avevamo prima: noi dobbiamo offrire nuove opportunità ai giovani qui a Genova e nell’intreccio tra scienza, tecnologia e industria hi-tech si gioca la partita del futuro. Abbiamo il contenitore di Erzelli dove si è realizzato solo il 20% di quello che si può realizzare. Andiamo avanti».

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