«Chiedere, come fa la giunta Toti, l’autonomia differenziata senza poterla esercitare è semplicemente folle. La Liguria riceve dallo Stato più soldi (tra servizi e investimenti) di quante tasse versi a Roma (quindi ha un residuo fiscale totale negativo). I numeri vanno da un minimo di un miliardo e mezzo a un massimo di due miliardi e 200 milioni di euro all’anno, a seconda degli studi. Quindi da soli non riusciamo a farcela. Non siamo né la Lombardia, né il Veneto e neppure l’Emilia Romagna, che versano più di quanto ricevono: rispettivamente 56 miliardi, 14,6 miliardi e 15 miliardi». È quanto dichiara in una nota stampa il Gruppo del Partito democratico in Regione Liguria in merito al percorso di autonomia differenziata avviato per la Liguria dal centrodestra, che verrà approvato domani con una delibera di giunta e presentato in conferenza stampa.

«Senza contare – si legge ancora nella nota – che consideriamo un grave errore non far procedere, a livello nazionale, il percorso sull’autonomia differenziata parallelamente all’individuazione di livelli essenziali di prestazione per tutti: serve una base comune  sotto la cui soglia non si può scendere. L’autonomia deve essere solidale, non può creare Regioni di seria A e Regioni di serie B. Crediamo che si debba anche riprendere in mano un ragionamento serio sul riassetto istituzionale italiano, per ridiscutere i poteri di Comuni e Regioni ed evitare di creare un nuovo centralismo di tipo regionale. Ragioniamo su Regioni più grandi e su Comuni più forti. Concentriamoci sull’unico obiettivo serio: l’autonomia finanziaria dei porti e lasciamo perdere il resto».

Il documento conclude con una proposta alla giunta regionale: «smontate tutto. Concentrate la richiesta di autonomia differenziata su un unico punto: trattenere il 3% dell’Iva dei porti, una questione che inizialmente era persino sparita dalla prima delibera di giunta e che ora viene trattata alla stregua di uno dei tanti punti del progetto. Secondo noi, invece, deve rappresentare il cuore dell’autonomia. Rafforzare il sistema dei porti liguri vuol dire rafforzare la portualità italiana. Oggi sul nostro territorio resta solo l’1% dell’Iva dei nostri scali. Anzi, la Liguria riceve ancora meno, perché una legge dello Stato impone che Roma non lasci più di 70 milioni in totale per tutti i porti italiani. Quindi alla Liguria invece di 30 milioni all’anno (l’1%, appunto) ne arrivano solo 13. Con l’autonomia portuale vorremmo poter trattenere il 3% dell’Iva, pari, solo per gli scali di Savona e Genova, a 95 milioni di euro l’anno. Se aggiungiamo anche il porto della Spezia superiamo quota 100. Tutti soldi che potremmo investire in infrastrutture e logistica».

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