La sospensione della delibera e l’istituzione di un tavolo tecnico per elaborare un progetto condiviso sulla questione Amiu-Iren. Il Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti prende spunto dalle ultime comunicazioni del sindaco Marco Doria e rilancia con una nota in cui elenca i punti chiave del perché il piano studiato e proposto da Iren sia irricevibile. Qui l’articolo in cui viene spiegata la delibera
“Il sindaco sembra non aver capito che gli scarti dei genovesi (carta e cartone, plastica, organico, apparecchi elettrici e cellulari) hanno un elevato valore commerciale se vengono raccolti separatamente”. Secondo il Coordinamento, inoltre il primo e più urgente interesse dovrebbe essere ridurre alla fonte la produzione di scarti con scelte intelligenti del Comune: “ma l’interesse di Iren è di continuare ad avere molti rifiuti irrecuperabili per i propri termovalorizzatori a Torino e Parma, una linea in grave contrasto con l’obiettivo di economia circolare indicato dalla Commissione europea”.
Il timore del coordinamento è che cittadini e amministratori genovesi potrebbero anche trovarsi a pagare ulteriori multe per aver conferito nell’inceneritore di Torino, “che ha ampliato la propria capacità senza le necessarie autorizzazioni. Un’azienda si può considerare pubblica quando agisce nell’interesse del territorio e dei cittadini, non quando il suo capitale è posseduto in parte da Comuni che incassano dividendi”.
Certo le colpe non sono di questa amministrazione: la crisi di Amiu non nasce oggi, ma da mancate scelte del passato. “Se oggi Scarpino è chiusa lo si deve a due fattori: la scelta del 1968 di realizzare la discarica in una località inadatta, i laghetti, ma soprattutto non aver mai costruito gli impianti obbligatori di separazione secco-umido, con conseguenti emissioni incontrollate di percolato per decenni nei corsi d’acqua e nelle falde”, ribadisce il coordinamento.
Nel 2008 la commissione comunale aveva indicato come prioritaria la realizzazione dell’impianto di separazione, ma negli anni di gestione del presidente Casale nulla è stato fatto, neppure le pratiche amministrative. Nessuno ha pagato per questa omissione.
Non è vero che oggi non vi siano alternative: nello stesso piano industriale Amiu 2014 si indicavano altre strade: “reperimento per la messa in sicurezza di Scarpino di altre fonti di finanziamento quali i fondi europei, Fsc in particolare, come scritto nell’accordo sindacale del 29 luglio 2016, o fondi ministeriali o ancora la Cassa depositi e prestiti. Questa strada non è stata poi seguita, neppure in seguito a ripetute richieste in consiglio comunale di analisi di alternative finanziarie, come non è mai stata chiesta l’emergenza ambientale e idrogeologica per risanare Scarpino”. Il coordinamento insinua che forse perché ciò non avrebbe giustificato l’aggregazione con Iren.
I rappresentanti del coordinamento chiedono perchè escludere un’altra strada: fare bandi riservati a società di impiantistica industriale per la realizzazione degli impianti di selezione e recupero materia seconda e digestione con recupero metano e successivo compostaggio.
Inoltre si chiede di costruire gli impianti con recupero dell’investimento in 15 anni, con eventuale condizione di assumere manodopera e tecnici Amiu. Il coordinamento sottolinea che “gli impianti producono utili, non sono solo un costo. Abbiamo difficoltà a capire per quale motivo un finanziamento su progetto possa essere usato per continuare a danneggiare la città cementificandola, ma non in questo caso“.
























