La Liguria costa allo Stato 5,5 miliardi di euro. La cosiddetta “spesa regionalizzata” è un dato pubblicato a distanza di due anni dalla ragioneria generale dello Stato e serve per capire quanto costa l’apparato dell’amministrazione pubblica allo Stato.
Nel 2014 (stima provvisoria) i trasferimenti di spesa corrente alle amministrazioni pubbliche ammontavano a 235,8 miliardi, circa la metà del totale (503,7 miliardi), la spesa regionalizzata era di 117 miliardi, superata di circa 300 milioni dalle erogazioni a enti e fondi, mentre la spesa non regionalizzata ha superato di poco 1,4 miliardi.
Le Regioni costano 90,6 miliardi, Comuni e Province 11,6, gli enti produttori di servizi economici, assistenziali e culturali 7,3 miliardi, quelli di servizi sanitari 550 milioni. Stupisce quindi che l’intervento del governo si sia concentrato sulle Province per ottenere risparmi decisivi.
Andando a vedere quanto “costa” la Liguria, il paragone non va fatto certamente con Regioni come il Lazio (36 miliardi, il 16,43% del totale) o la Lombardia (22 miliardi, il 10,30%), con il primo che concentra molti enti e stipendi, oltre che un numero notevole di dipendenti pubblici sul territorio per la presenza del governo e delle molte sedi centrali delle istituzioni nazionali a Roma.
In valori assoluti la Liguria costa 5,5 miliardi, in percentuale il 2,54% del totale, preceduta dal Friuli Venezia Giulia (2,91%) e seguita dall’Abruzzo (2,37%).
Rispetto al 2013 sono calati sia il valore assoluto, sia la percentuale (6,1 miliardi, pari al 2,71%), nel 2009 la spesa per la Liguria era di 6,9 miliardi (3,06%).
Andando a guardare la spesa finale per abitante, la Liguria è al 13° posto con 3.519 euro (al primo ci sono le Province autonome di Bolzano e Trento con 8.964 e 7.638 euro). Chiudono la classifica Veneto (2.741), Emilia Romagna (2.681) e Lombardia (2.265).
La spesa in percentuale del prodotto interno lordo vede, in ordine decrescente, Sardegna, Calabria e Sicilia ai primi posti, la Liguria è sest’ultima con l’11,62%.
Andando nel dettaglio, anche delle percentuali, si capisce dove vanno i soldi e dove la Liguria ha più “peso” sul totale: dei 5,5 miliardi della Liguria 2,9 sono trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, 1,3 per redditi da lavoro dipendente (2,62% del totale italiano), 787 milioni per interessi passivi e redditi da capitale (1,66%), seguono i consumi intermedi (195 milioni, pari all’1,79% del totale) e le imposte pagate sulla produzione (122 milioni, 2,62%).
Dei 2,9 miliardi andati alle amministrazioni pubbliche, 177 milioni sono serviti per amministrazioni centrali (2,52%), poco più di 2 miliardi alla Regione (2,32%), 393 milioni a Comuni e Province (3,44%), 198 milioni a enti produttori di servizi economici e associazioni culturali (6,04%), 33 a enti produttori di servizi sanitari (2,69%). Agli enti di previdenza sono andati 2,8 milioni (1,53%).
La spesa regionalizzata si può anche misurare in conto capitale e per categoria economica, anche in questo caso si può vedere la direzione che possono prendere le risorse dello Stato: in Liguria la spesa in conto capitale è di 588 milioni (il totale nazionale è di 21,2 miliardi, pari al 2,78% del totale), diviso in 250 milioni di contributi agli investimenti (5,31%), 143 milioni di contributi agli investimenti alle imprese (4,41%), 77,3 milioni di acquisizioni di attività finanziarie (0,83%), 47 per investimenti fissi lordi (2,58%).
La spesa in conto capitale per le amministrazioni è di circa 250,6 milioni (5,31% del totale), divisa in 103 milioni per le amministrazioni centrali (17,02%) e 147 per quelle locali (3,59%), di cui 66 milioni alle Regioni (3,64%), 27 a Comuni e Province (1,58%), 52 agli enti di produzione di servizi economici e associazioni culturali (9,96%), 657 a enti produttori di servizi sanitari (7,44%).
Un capitolo a parte è quello del debito pubblico: in Liguria ammonta a 769 milioni, pari all’1,62% del totale (invariato rispetto all’anno precedente).
Le tabelle sottostanti mostrano le missioni e i programmi in cui è divisa la spesa regionalizzata, a confronto con le altre regioni.
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Rimane comunque una quota di spesa non regionalizzabile. Si tratta soprattutto di pagamenti per loro natura non attribuibili ad alcuna regione, quali le spese dirette all’estero, le partite correttive e compensative delle entrate e gli ammortamenti. Sono poi individuate numerose voci di importo modesto per le quali il recupero degli elementi informativi necessari presenta problemi insormontabili dal punto di vista operativo.
Il criterio adottato per la attribuzione dei pagamenti ai territori è quello dell’allocazione fisica dei fattori produttivi impiegati per la produzione di servizi e per gli investimenti, mentre le spese di trasferimento sono regionalizzate secondo la localizzazione del beneficiario.
Qui l’articolo dell’anno scorso.
























