Sanremo torna a ospitare una conferenza internazionale e lo fa nel luogo più consono, le sale dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Villa Ormond. A riunirsi, da questa mattina e fino a domani, sono oltre settanta partecipanti per quello che sarà l’evento conclusivo di un ampio progetto lanciato dalla Nato nel 2014: l’obiettivo è individuare le “best practices” per la protezione dei beni culturali in operazioni militari condotte sotto l’egida della Nato, promuovendo la cooperazione e il dialogo tra la Nato, gli Stati membri e i diversi partner attraverso la ricerca scientifica e lo scambio di conoscenze.
Alla conferenza, organizzata in collaborazione con l’Istituto danese per gli studi internazionali, partecipano eminenti esperti internazionali, rappresentanti di governi e di organizzazioni internazionali provenienti dai paesi Nato e da altri paesi sul cui territorio sono in corso attività che mettono a rischio il patrimonio culturale.
Proprio su questo tema l’Istituto di Sanremo ha dato un contributo di rilievo nella redazione del primo manuale militare sulla protezione dei beni culturali, pubblicato dall’Unesco, e ufficialmente presentato a Parigi lo scorso 5 dicembre.
Partecipano, oltre ai delegati Nato, “rapporteur” di organizzazioni internazionali che operano sul campo, anche in Siria, e delle corti e tribunali internazionali. Presente un rappresentante del ministero maliano distaccato all’Unesco, funzionario di un paese al centro di un sanguinoso conflitto che ha provocato tra l’altro, la distruzione di numerose reliquie e luoghi di culto. Partecipano delegati anche dalla Bosnia Erzegovina: simbolico nel conflitto dell’ex Jugoslavia, anno 1993, l’abbattimento del ponte di Mostar, in seguito ricostruito.
Il vicepresidente dell’Istituto di Sanremo, Edoardo Greppi dell’Università di Torino, ha formulato anche a nome del presidente Fausto Pocar, un messaggio di benvenuto per gli oltre settanta partecipanti, sottolineando come il tema della protezione dei beni culturali sia di grande attualità e come sia necessario lavorare ulteriormente per promuovere un’efficace applicazione delle norme che tutelano i beni culturali in caso di conflitto armato.
























