Garanzia Giovani, il punto sulla Liguria, quasi 12 mila giovani presi in carico

giovani imprenditori start up

Al 23 giugno sono state 20.063 le registrazioni dei liguri al programma Garanzia Giovani, pari all’1,8% della quota nazionale, quint’ultimo posto tra le Regioni. Lo rileva il rapporto settimanale di monitoraggio dell’Isfol. I maschi sono 10.331, le femmine 9.732. Prevale la fascia 19-24 anni, seguita da quella 25-29.

Le adesioni in Liguria (si conteggiano quelle multiple, ovvero effettuate dallo stesso giovane su più Regioni), sono sinora 23.227 (12.202 maschi e 11.025 femmine), l’1,9% della quota totale. Quelle esterne, ossia effettuate da giovani che risiedono altrove, sono 4.190. I 2.131 giovani residenti in Liguria che aderiscono anche al programma in altre Regioni, scelgono soprattutto Lombardia (562) e Piemonte (472), seguiti da Toscana (378), Emilia-Romagna (157) e Lazio (114).

A livello nazionale il rapporto tra adesioni e registrazioni è 1,10.

Se si considerano però le cancellazioni (può essere lo stesso giovane a cancellarsi, oppure da parte dei servizi competenti a causa di una mancanza di requisiti, mancanza di rispetto dell’appuntamento per la presa in carico, per rifiuto della presa in carico o d’ufficio perché la presa in carico è avvenuta in un’altra Regione), in Liguria le adesioni sono 16.835. 11.984 i giovani presi in carico con il patto di servizio (6.194 maschi e 5.790 femmine), la maggioranza con un indice di svantaggio medio-alto o alto.

Sinora le risorse arrivate alla Regione sono state 27,2 milioni, divisi tra accoglienza, presa in carico e orientamento (1,8 milioni), formazione (9 milioni), accompagnamento al lavoro (3,9), tirocinio extra curriculare anche in mobilità geografica (5,1 milioni), servizio civile regionale (531 mila), sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità (3,2 milioni), mobilità professionale transnazionale e territoriale (640 mila) e bonus occupazionale (2,7 milioni).

«Abbiamo chiesto il rifinanziamento del programma all’Unione Europea affinché diventi una misura stabile – dichiara il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – spesso siamo considerati come il Paese che non riesce a spendere i soldi europei, invece oggi abbiamo un problema opposto: avevamo un obiettivo di rendicontazione di soldi spesi a maggio di 100 milioni, ne abbiamo rendicontati 150. Stiamo dialogando con le Regioni per coprire questa fase di transizione tra il possibile esaurimento delle risorse e il rifinanziamento dall’Europa».