L’esproprio dell’Ilva subito da Riva Fire è avvenuto in base a due perizie senza “attendibilità scientifica” e “probatoria” assunte dal gip di Taranto, “senza contraddittorio con palese violazione dei più basilari cardini della Costituzione italiana e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo“. È quanto sostengono gli ex azionisti del gruppo siderurgico in una memoria inviata nei giorni scorsi inviata alla Direzione Concorrenza della Commissione Ue, nel quadro della procedura avviata da Bruxelles per presunti aiuti di stato all’Ilva.
Gli ex azionisti di maggioranza del gruppo sottolineano anche che i dati sull’inquinamento a Taranto usati dalle perizie sono “aggregati”, cioè non sarebbero imputabili solo allo stabilimento siderurgico ma anche ad altri stabilimenti che insistono sull’area: il petrolchimico di Eni, l’arsenale militare, grandi stabilimenti di produzione di cemento di Cementir.
























