Infrastrutture ma per quale città? Per realizzare le grandi opere e utilizzarle al meglio occorre avere ben chiaro un progetto di sviluppo di Genova. Un progetto che richiede un ripensamento della città e deve articolarsi su quattro elementi fondamentali: porto, centro direzionale, attività turistico-culturale e innovazione. È questa l’indicazione di Emanuele Piazza, assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova, intervistato da BJ Liguria.
«Intendiamoci – precisa Piazza – il collegamento con Milano, Torino, Firenze attraverso l’Alta Velocità è fondamentale, tra questi poli si è formato un sistema metropolitano da cui ora siamo tagliati fuori, con il risultato che andare a Genova costa più tempo rispetto ad altre tratte. I collegamenti sono di fondamentale importanza anche per le merci, ovviamente, per il porto. Ma se vogliamo convincere gli interlocutori di Roma e Bruxelles della necessità di investire nelle nostre infrastrutture dobbiamo avere ben chiaro in mente, e saperlo spiegare, che cosa possiamo offrire, come Genova può posizionarsi all’interno del sistema Nord Ovest. Perché è importante venire a Genova? E questo significa avere un’idea di come la città deve svilupparsi, fare delle scelte conseguenti. Avere un progetto. Il fatto è che noi negli ultimi venti anni abbiamo identificato il tema dello sviluppo con le infrastrutture, non facendole, e ora siamo senza le infrastrutture e senza un progetto».
Secondo l’assessore, «il primo elemento che ci qualifica è il porto. Genova non sarebbe immaginabile senza il suo scalo. Non soltanto per i traffici ma per quel tessuto di professionalità anche molto specializzate, pensiamo ai provveditori, ai broker, agli avvocati marittimisti e a tante altre categorie, che soltanto qui sono così rappresentate. Quindi la pianificazione urbanistica deve tenere conto di questa continuità tra Genova e il porto, abbattere ogni muro, in senso lato. E considero un fatto molto positivo che il piano urbanistico comunale e il piano regolatore del porto si stiano sviluppando in collaborazione tra i due enti. Nessuna legge lo imponeva, è stata una scelta strategica fatta a Genova, il primo tassello dello sviluppo. Altro tassello fondamentale – prosegue Piazza – è il Blue Print di Renzo Piano. Per il 23 settembre è in programma l’accettazione formale del progetto donato da Piano da parte di Comune, Autorità Portuale e Regione. Il Blue Print ridisegna il waterfront, rafforzando il collegamento tra la città e il mare e riqualificando questo rapporto: il porto e il mare a Genova sono essenziali per i traffici ma anche per la bellezza che generano. Ed è questo un altro elemento su cui progettare lo sviluppo. Dei vantaggi che offrono il clima e il territorio abbiamo parlato tanto, comunque è vero che Genova grazie a queste caratteristiche può diventare un polo direzionale ideale. Bisogna, però, non soltanto che sia collegata meglio con i grandi centri del Nord ma che sappia riqualificare i propri servizi».
Per farlo «bisogna ripensare la città, una città che non è più quella di 800 mila abitanti, proiettata verso il milione, ma un centro dove vivono 600 mila persone. Una città più piccola, diversa da quella che hanno tuttora in mente molti genovesi, rimasti a una visione da anni Sessanta – Settanta. Con meno abitanti e più spazi vuoti. Sono quindi meno i cittadini che possono finanziare i servizi ma è minore la quantità di servizi da erogare. E la presenza di spazi vuoti costituisce una sfida: bisogna saperli riempire. La bellezza di Genova sta producendo effetti anche sul turismo, una volta assente e ora voce importante del fatturato cittadino. Anche al turista bisogna poter offrire collegamenti e servizi adeguati. Terzo elemento fondamentale è la creatività diffusa. L’Iit ha concentrato qui 1.400 ricercatori, poi ci sono quelli dell’Università e circa 11.000 persone che lavorano in imprese che potremmo definire creative, in genere piccole imprese, di tre – quattro persone. È un complesso notevole di persone in grado di innovare, creare sviluppo. Bisogna sapere essere accoglienti con loro. Quindi – conclude Piazza – porto, centro direzionale, sistema turistico-culturale, imprese innovative e, naturalmente, il sistema industriale nel suo insieme, che ha saputo reagire alla crisi, sono le basi su cui progettare il nostro sviluppo. Un progetto che necessita delle infrastrutture di collegamento e rende evidente la loro utilità per paese e per l’Europa».
























