Bizjournal Liguria ha inviato una serie di domande ai candidati sindaco di Genova. Pubblicheremo le risposte non appena le riceveremo. Oggi è il turno di Gianni Crivello, assessore uscente dell’attuale giunta (deleghe principali Lavori Pubblici e Protezione Civile), già presidente del Municipio Valpolcevera, infermiere in pensione. È candidato sindaco sostenuto da quattro liste: A Sinistra, Genova Cambia, lista Crivello sindaco e Partito Democratico.

  • Con il rinvio della delibera Amiu-Iren, sarà la sua amministrazione e la sua maggioranza a dover gestire la questione. Quali soluzioni propone?

«Per trovare delle soluzioni occorre darsi delle priorità. Non vi è dubbio che è una situazione molto complessa ma la priorità su Amiu è quella di salvaguardare azienda e lavoratori. Così ci siamo mossi in questi anni e così vorremmo fare nei prossimi cinque. Al di là degli slogan l’unica proposta concreta in campo era quella della giunta comunale. Non so se è la migliore delle soluzioni possibili, è certamente quella che garantisce un futuro all’azienda e ai lavoratori; per altro con l’ingresso di una società come Iren a forte capitale pubblico».

  • Delibera sulla Movida: come conciliare le esigenze di tranquillità e di decoro degli abitanti con quelle commerciali e di svago?

«Il centro storico genovese è la forza e la debolezza della città: c’è bisogno quindi di azioni specifiche che possano fare coesistere le esigenze, da una parte dei giovani che si vogliono divertire e di chi invece ha diritto al riposo. Se sarò eletto nominerò un consigliere delegato che si occuperà della notte. Questo è possibile creando accordi con gli esercenti, con le associazioni del territorio e con regole chiare e trasparenti; perché è innegabile che una città viva anche di notte, è una città più sicura».

  • La mancanza di decoro urbano è una delle pecche cittadine, sembra però che spesso siano proprio i genovesi a essere parecchio maleducati e irrispettosi della propria città, come pensa di affrontare la disaffezione verso il bene pubblico?

«Non parlerei di mancanza di decoro urbano, soprattutto a fronte del forte afflusso turistico che c’è stato in questo ultimo anno. Mi rendo allo stesso tempo conto che l’amministrazione comunale deve con più forza del passato promuovere campagne informative che aiutino i cittadini a prendersi cura della città. Questo può fare il Comune ma con la collaborazione di tutti i cittadini».

  • Numero dei dipendenti del Comune. Da alcuni anni le amministrazioni comunali genovesi riducono il numero dei dipendenti tenendo bloccato il turn over. Questa politica produce risparmi nelle spese per il personale, ma priva la macchina comunale dell’apporto di giovani qualificati. Che cosa intende fare?

«Il turn over è bloccato a causa del patto di stabilità e come abbiamo detto da subito noi vorremmo lavorare perché i vincoli di bilancio non siano l’unico orizzonte di questa amministrazione. Detto questo il nuovo decreto Madia permette nuovi investimenti per gli enti locali. In assoluto ho proposto un piano di assunzioni per 300 lavoratori giovani e qualificati. In modo da rinnovare l’amministrazione con nuove competenze e professionalità».

  • Amt, come rendere l’azienda competitiva per partecipare ai futuri bandi di assegnazione dei servizi nelle macro-aree? Come trovare una soluzione ai problemi di bilancio mantenendo una gestione del servizio dignitosa?

«Per Amt abbiamo messo in campo un grande sforzo come amministrazione comunale basti pensare ai circa trenta milioni investiti annualmente per garantire l’equilibrio e la funzionalità dell’azienda. Questo il presupposto principale per poter concorrere alla gara del servizio per il bacino genovese. Tutto ciò in un contesto in cui il trasporto pubblico locale ha subito un consistente taglio di risorse da parte del governo nazionale. Mentre il Comune continua ad investire soldi pubblici nel TPL, la Regione Liguria non rispetta gli impegni presi con i lavoratori: ad oggi sono arrivati solo 62 autobus invece dei 200 promessi».

  • Aster. Da tempo gli imprenditori e le loro associazioni (Confindustria Genova, Ance Confagricoltura) denunciano il fatto che il Comune assegnerebbe alla propria controllata Aster i servizi di manutenzione (verde pubblico, illuminazione, strada comunali) in modo diretto senza regolari gare d’appalto. Aster agirebbe in regime di monopolio. Che cosa ne pensa? Che cosa intende fare?

«Aster è un’azienda del Comune quindi è normale che il Comune le assegni i servizi. Naturalmente tutto ciò avviene nel rispetto delle norme e con la massima trasparenza. Siamo, comunque, disponibili a un confronto per ascoltare proposte che possano migliorare i servizi».

  • Ci sono margini anche per un’azione dell’amministrazione comunale per contribuire all’attrattività delle imprese sul territorio? Nel caso cosa intende fare?

«La città è già attrattiva e lo dimostrano le presenze turistiche soprattutto degli ultimi due anni e come tutti sanno quando una città è attrattiva sul piano turistico è un buon punto di partenza. Dobbiamo dare continuità al lavoro fatto in questi ultimi 5 anni che hanno visto l’impegno dell’amministrazione comunale per quasi tre milioni per la promozione di piccole e medie imprese e per l’attivazione di start up innovative. Dobbiamo fare di più e la grande scommessa su cui abbiamo puntato e che ci vedrà protagonisti è sicuramente il disegno del Blue Print che ridisegna tutta l’area portuale di levante. Un investimento non solo turistico ma anche di sviluppo complessivo della città».

  • Turismo: è innegabile che è il settore più fiorente, ma i turisti stanno ancora troppo poco nella nostra città, quali “armi” intende usare per allargare i percorsi turistici cittadini?

«Il turismo in città ha raggiunto cifre record: sono stati superati i due milioni di pernottamenti annui e sono stati raggiunti circa due milioni di visitatori giornalieri. Dal 2012 al 2016 le presenze sono cresciute del 31,83% e non fa più notizia il tutto esaurito delle strutture ricettive del week end. Ora è necessario mettere a sistema quanto fatto fino ad oggi con l’attivazione di progetti di promozione della città: istituiremo un tavolo di coordinamento servizi per mappare i processi di accessibilità, mobilità e cura del territorio in funzione dei flussi turistici e svilupperemo un patto tra Genova patrimonio Unesco e Cinque Terre patrimonio Unesco per rafforzare un offerta internazionale. Inoltre mi farò carico personalmente nell’interlocuzione con la regione e con il governo per tutto ciò che attiene i collegamenti stradali, ferroviari e aerei».

  • Edilizia popolare: intende prendere delle misure tra problemi di carattere sociale e di manutenzione?

«Intanto fondamentale è non seguire la strada della regione Liguria che vorrebbe introdurre con la riforma della legge regionale 10 una serie di “paletti” che renderanno impossibile la partecipazione ai bandi Erp per i cittadini più bisognosi. L’idea per noi è costruire una filiera che vada dall’emergenza abitativa alla casa popolare fino al canone agevolato costruendo quindi un rapporto individuale con i cittadini che usufruiranno del servizio. Per quanto riguarda la manutenzione, proseguiremo la valutazione per riprendere la gestione di oltre quattro mila alloggi pubblici, dato che la convezione con Arte è scaduta e soprattutto perché pensiamo di avere le competenze e le idee per gestire meglio, magari insieme alle organizzazioni del Terzo settore tutta la partita della riqualificazione degli appartamenti».

  • Municipi: come pensa di gestire i rapporti? Vorrebbe ripensarne il ruolo?

«Siamo affezionati a uno slogan che per noi è anche un progetto politico: la città “delle città”. Non periferie ma altri centri dato che Genova è notoriamente conosciuta come una città policentrica, formata da antichi comuni, ognuno con un centro e le sue periferie. Oltre agli investimenti con il piano delle periferie per un valore complessivo di oltre 24 milioni di euro sono fermamente convinto che vi sia un tema ancora più importante degli investimenti che è quello della vicinanza dell’amministrazione ai cittadini. Per quanto riguarda il ruolo dei municipi ritengo si debba proseguire nel decentramento di poteri e servizi e risorse dall’amministrazione comunale e centrale al territorio. A maggior ragione oggi che esiste la città metropolitana».

  • La mancanza di una visione per Genova ne influenza anche il futuro urbanistico. Lei che intenzioni ha?

«Non è vero che non c’è stata una visione della città: questa amministrazione ha puntato soprattutto sulla messa in sicurezza del territorio. E una città sicura è una città che dà futuro e opportunità. Il futuro di Genova è in parte già delineato: il PUC approvato nello scorso mandato ha sancito principi che permettono di salvaguardare la città da ulteriori scempi. Bisogna però ripensare alcune aree, fra queste quella di Terralba e definirne altre come ad esempio la Caserma Gavoglio, l’ex mercato di corso Sardegna e l’ex ospedale psichiatrico di Quarto. Inoltre proporrò ad ogni municipio di selezionare ed identificare un progetto guida».

  • Genova è una città di anziani, è innegabile. Crescono la povertà e la solitudine. In che modo pensa di valorizzare il tessuto di associazioni che si occupa di queste tematiche e come intende cambiare la percezione degli over 65 da “peso” a “risorsa per la città”?

«Genova è già oggi una città sicura e solidale. La nostra fortuna come genovesi è quella di avere una radicata cultura democratica e una lunga cultura di apertura al mondo. Proporrò un vero e proprio piano di adeguamento della città per una vecchiaia attiva speculare al sistema dell’istruzione. All’interno del piano verrà favorito il mantenimento dell’indipendenza, dei contatti sociali e le occasioni di impegno civile attraverso il coinvolgimento del terzo settore e delle nuove generazioni».

  • I sindacati denunciano possibili tagli ad asili nido e scuole materne, strutture indispensabili per una famiglia di oggi con entrambi i genitori che lavorano (si spera). È una priorità per lei questo tema? Se sì che cosa prevede per questo settore?

«Come può non essere una priorità! Dopodiché siamo di fronte a un taglio devastante del fondo per i servizi sociali da parte dello Stato: dal 2007 al 2013 ad esempio si è passati da oltre due milioni di euro a circa 280 mila euro. Nonostante ciò il Comune di Genova nel 2016 ha investito 46 milioni di euro. Intendo proseguire su questa strada in un lavoro di rete con il Terzo settore per un piano di progettazione e programmazione condivisa che ci permetta di recuperare ulteriori risorse».

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