Tumore al seno nelle giovani donne, studio clinico di Galliera e Villa Scassi

Equipe Galliera - Scassi

L’ente ospedaliero ospedali Galliera e l’ospedale Villa Scassi avviano a Genova un nuovo studio clinico dedicato alle giovani donne con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali. Al centro della ricerca c’è una terapia endocrina assunta per bocca, da studiare nel periodo di circa 1 mese tra la diagnosi e l’intervento chirurgico.

Nei tumori mammari sensibili agli ormoni, gli estrogeni possono favorire la crescita delle cellule tumorali attraverso specifici recettori. Il farmaco agisce su questi recettori, bloccandone l’attività e favorendone la degradazione. Lo studio si concentra sulle donne prima della menopausa. Attraverso l’analisi dei campioni di tessuto tumorale prelevati con la biopsia diagnostica e durante l’intervento, valuterà le modificazioni dell’attività proliferativa del tumore.

«L’obiettivo è valutare se il trattamento possa ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, uno degli indicatori dell’aggressività biologica della malattia, già prima dell’intervento», dichiara Matteo Lambertini, professore associato presso l’Università di Genova e direttore della struttura complessa di oncologia medica dell’ente ospedaliero ospedali Galliera. «Il periodo di attesa della chirurgia diventa così una finestra preziosa per studiare la risposta del tumore e sviluppare strategie terapeutiche sempre più personalizzate».

«Questo studio si inserisce in un percorso multidisciplinare Galliera – Villa Scassi», spiega Stefano Spinaci, responsabile dell’unità operativa semplice di senologia territoriale dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana, plesso ospedale Villa Scassi, «nel quale ricerca clinica e assistenza si integrano per offrire alle pazienti opportunità di cura innovative di ultima generazione e contribuire al progresso delle conoscenze sul carcinoma mammario».

La partecipazione sarà proposta alle pazienti che soddisfano i criteri previsti dal protocollo, dopo un colloquio con il gruppo di cura e l’acquisizione del consenso informato. Si tratta di una sperimentazione: la capacità del trattamento di ottenere questi effetti nelle pazienti coinvolte dovrà essere verificata. Un’eventuale riduzione della proliferazione rappresenterebbe un’informazione biologica importante, ma non dimostrerebbe da sola un miglioramento delle possibilità di guarigione o una riduzione del rischio di recidiva.