Fotogrammetria, modellazione 3D, stereoscopia, video immersivi a 360° e realtà virtuale: l’azienda genovese Mediaform ha integrato queste tecnologie nel progetto IC-SAN (acronimo di Immersioni Cognitive in Arte, Storia e Natura) per permettere esperienze fruibili oltre le due dimensioni di uno schermo, anche attraverso l’uso di visori per la realtà virtuale. Già testato con successo in due istituzioni culturali genovesi, Il Museo Galata e il Museo Chiossone, il progetto è applicabile in diversi contesti, come cantieri e impianti, e in genere in ambienti estremi, remoti e inaccessibili, in volo, sott’acqua, in spazi vincolati. È compatibile con reti 5G.
A coinvolgere Mediaform nel progetto è stata la Casa delle tecnologie emergenti di Genova, che ha sede nell’ex stazione ferroviaria di Pra’ e ha l’obiettivo di accelerare e catalizzare nuove opportunità di mercato per le imprese, in particolare start-up e (m)-pmi, che possano sviluppare e fornire soluzioni innovative Made In Italy per lo sviluppo della filiera culturale e creativa, tramite l’applicazione di tecnologie emergenti.
Le Case delle Tecnologie Emergenti sono centri di ricerca, sperimentazione e trasferimento tecnologico che perseguono progetti orientati all’impiego delle tecnologie emergenti a supporto delle reti di nuova generazione. Ciascuna Cte è supportata da un partenariato composto dal Comune di riferimento (capofila), enti di ricerca pubblici e privati e partner industriali.
Mediaform nella realizzazione del progetto IC-SAN ha avuto il suppporto del Centro di competenza di Genova Start 4.0, il cui contributo con tecnologie laser ha portato il livello di precisione del progetto a uno standard confrontabile con le migliori soluzioni a livello globale.
Nata nel 2001, Mediaform ha sede a San Fruttuoso, e occupa 9 persone: il suo core business è l’informatica a tutti i livelli, a 360°, dall’insegnamento dei primi passi al computer, all’ideazione di progetti finanziati di ricerca e sviluppo con tecnologie Industria 4.0: assistenza it, formazione e training, comunicazione digitale. Ha partecipato al bando Tech Transfer promosso dalla Cte Genova e lo ha vinto.
Federico Riscaio, direttore tecnico dell’azienda di San Fruttuoso, ci racconta come è nato e si è sviluppato il progetto.
– Avete vinto il bando, e poi?
«Con il finanziamento della Cte abbiamo acquisito le tecnologie necessarie e siamo riusciti a integrarle nel progetto IC-SAN, che prevedeva un budget intorno ai 20-25 mila euro e ha dato vita a due esperienze immersive emblematiche, assai differenti a dimostrazione della duttilità dei nostri sistemi di acquisizione: la prima a bordo del sottomarino Nazario Sauro del Galata, la seconda all’interno del Museo d’Arte Orientale Chiossone».
– Che cosa avete ideato per il sottomarino?
«Per il Nazario Sauro ci siamo concentrati sull’accessibilità del sottomarino, in particolare per le persone con disabilità. offrendo un’esperienza esplorativa anche preliminare alla visita fisica. Indossando un visore VR (o, in alternativa, accedendo via link in modalità più tradizionale), è possibile entrare virtualmente nel sottomarino, osservare gli ambienti in 3D, inclusi quelli normalmente inaccessibili per motivi di sicurezza – come la “vela”, con vista panoramica sulla Darsena. In un’area specifica, abbiamo effettuato una scansione tridimensionale fotorealistica, che consente la massima libertà di movimento e perfino misurazioni della stanza, simulando la sensazione di essere fisicamente a bordo. Fondamentale in questo caso è stata la collaborazione con Start 4.0, il cui contributo con tecnologie laser ha portato il livello di precisione del progetto a uno standard che riteniamo confrontabile con le migliori soluzioni a livello globale».
– E per il Chiossone ?
«Qui abbiamo creato un’ala virtuale interamente modellata in 3D e collegata al museo fisico. In questo spazio immersivo è possibile interagire con i Netsuke, minuscoli oggetti di artigianato giapponese, inferiori ai 3 cm, i cui dettagli non sono normalmente visibili senza manipolazioni che ne comprometterebbero l’integrità. Attraverso la scansione 3D, abbiamo reso possibile una fruizione completamente interattiva: rotazione, ingrandimento e manipolazione con le mani in realtà virtuale. Siamo particolarmente fieri del livello di dettaglio raggiunto, con una precisione tra il decimo e il centesimo di millimetro, che permetterà in futuro anche la stampa 3D per offrire un’esperienza tattile, oltre che visiva. Per questa fase, MediaForm ha potuto contare sulla collaborazione del Cnr, che ha contribuito a validare la metodologia fotografica di scansione, portando rigore scientifico a un processo già molto avanzato sul piano tecnico. Entrambe le soluzioni sono state presentate agli utenti dei musei con ottimi riscontri».
– Si tratta di due casi molto diversi.
«Diciamo pure due casi estremi, che dimostrano l’ampia versatilità della nostra infrastruttura».
– Quindi IC-SAN si potrà applicare anche in contesti diversi da quelli culturali-museali
«Certo. Le soluzioni immersive che abbiamo messo a punto si adattano a numerosi scenari: simulazioni per la formazione tecnica e operativa in ambienti complessi, manualistica interattiva e visualizzazione 3D per manutenzione o addestramento, presentazioni commerciali e showroom virtuali, documentazione e monitoraggio di cantieri e impianti, anche in luoghi remoti o inaccessibili. IC-SAN è un sistema pensato per ambienti estremi – in volo, sott’acqua, in spazi vincolati – ed è compatibile con reti 5G. Può essere fruito tramite visori come i Meta Quest 3 o da browser, mantenendo accessibilità e immediatezza. Non è solo un prodotto: è una nuova grammatica per comunicare e comprendere il mondo, capace di trasformare l’invisibile in qualcosa di tangibile. MediaForm, grazie alla sua esperienza nella formazione e nella digitalizzazione di contenuti culturali e tecnici, ha costruito un approccio centrato sull’utente, intuitivo e pronto all’uso».
– Le visite virtuali, al sottomarino o al Chiossone,andranno a sostituire quelle fatte di persona?
«No. permettono a coloro che sono impediti nella mobilità o distanti geograficamente di esplorare un patrimonio artistico e culturale superando il limite dello spazio e del tempo presenti nel mondo reale ma possono essere propedeutiche per chi può effettuare una visita di persona . È quello che ci risulta dagli utenti che abbiamo intervistato».
– Quindi le esperienze con IC-SAN potrebbero funzionare come veicoli promozionali, per esempio potrebbero stimolare chi sta a Torino o a Milano a venire a Genova per fare una visita di persona?
«A nostro avviso, assolutamente sì. Siamo convinti che IC-SAN non sia sostitutivo ma porti più visite. Poi saranno i committenti a decidere se vorranno utilizzare il progetto in questo senso, noi siamo ottimisti. Dovremo fare in modo che i visitatori possano utilizzare IC-SCAN senza la supervisione di un operatore, però penso che la sua maggior utilità sarebbe proprio nel darlo a chi non sta a Genova: gli farebbe venire voglia di di venirci».
– Il vostro progetto potrebbe anche permettere di vedere opere che nei musei non sono esposte o lo sono soltanto a rotazione per mancanza di spazio.
«Sì, e anche per questo ho adorato lavorare con il Chiossone. Hanno alcuni oggetti esposti e mille altri in inventario perché non dispongono fisicamente dello spazio per esporli. Quindi noi abbiamo progettato un’ala virtuale, non abbiamo ricostruito solo il museo, ma abbiamo aggiunto digitalmente un’ala che non esiste».
– E al Galata?
«Al Galata potremmo digitalizzare delle mostre contemporanee e archiviarle prima che lascino spazio ad altre mostre. Fisicamente non sarebbero più disponibili, ma digitalmente sì. Potrebbe essere interessante. In effetti questa tecnologia rende disponibili visite virtuali a musei e monumenti di tutto il mondo».
«Con IC-SAN – conclude Giuliano Delfino, presidente di MediaForm – non abbiamo realizzato un prodotto per un solo museo, ma un sistema scalabile, adattabile, pronto all’uso in molti altri contesti. La realtà virtuale non è solo intrattenimento: è uno strumento potente per chi deve formare, documentare, conservare. Pensiamo alla scuola, alla formazione professionale, ai musei scientifici e industriali, alle grandi aziende. La sfida è rendere l’innovazione concreta, utile, pronta all’uso».