Aprire un e-commerce non è facile come può sembrare, per questo il Centro ligure di produttività di Genova ha organizzato un seminario gratuito (molto frequentato), in cui sono stati spiegati i vantaggi e gli svantaggi di un e-commerce proprio o dell’affidarsi a portali già esistenti.

Nicoletta Biticchi, professionista di Mochi Design ed esperta di e-commerce, spiega: «Spesso si tende a giudicare la vendita online più semplice ed economica del negozio fisico, ma tutto va studiato, perché altrimenti il rischio è di non ottenere quello che si vorrebbe».

Il mercato è in crescita: nel 2016 quattro italiani su dieci hanno comprato online articoli su misura. Il 54% sono i cosiddetti “millennials”. Gli articoli più acquistati su misura sono gli accessori (38%), seguiti dalle scarpe. Il giro d’affari è in aumento, tra i dati citati nel seminario ce n’è uno che colpisce: il 43% dei consumatori è disposto a pagare sino al 40% in più per l’acquisto online di articoli personalizzati, il 23% preferisce anche attendere qualche giorno in più. Il 93% di chi acquista online lo fa anche per altri e il 75% è riuscito a convincere altri a comprare online.

«A chi si affaccia sul mondo dell’e-commerce – aggiunge Biticchi – direi di non prendere la cosa sottogamba e farsi fare più preventivi possibili». Un’idea può essere partecipare al Netcomm Forum, che ogni anno a Milano ospita oltre 150 espositori e quasi 200 relatori.

«Logistica e spedizioni sono aspetti fondamentali – sottolinea Biticchi – ma anche l’infrastruttura informatica».

Amazon pantry è arrivato anche in Italia e la spesa online invece che al supermercato è ormai una realtà: il servizio consente di inserire prodotti in uno scatolone, con un volume massimo di 110 litri ed un peso massimo di 20 Kg.

L’associazione di idee e-commerce-Amazon è un must: «Amazon offre due possibilità di vendita – spiega Biticchi – mette in contatto il venditore con l’acquirente, ma fa anche un proprio e-commerce. Il venditore può anche consegnare i propri prodotti in conto vendita al magazzino di Stradella e Amazon si occupa della spedizione, i costi però aumentano e la percentuale trattenuta arriva sino al 20%».

Occorre quindi fare bene i propri conti: se il prodotto non è concorrenziale nei prezzi, costa troppo poco o fa parte di una categoria in cui ci sono moltissime alternative simili, è complicato far emergere il proprio business. Inoltre bisogna pensare alla quantità potenziale di vendita per capire se ci sarà margine di guadagno. Il vantaggio è che della parte logistica si occuperebbe Amazon.

La scelta del portale è importante, per esempio ebay prende una percentuale minore, ma fa pagare di più la costruzione dell’annuncio. Etsy è un portale che si occupa di prodotti creativi e opta per una bassa tariffa di inserzione (0,18 centesimi) seguita dal 3,5% della tariffa di transazione e dal 4% più 30 centesimi per la gestione di pagamento. Per chi è specializzato nella tecnologia e gli elettrodomestici c’è anche l’opzione italiana ePrice.

Farsi un proprio e-commerce invece implica un altro ragionamento: «I costi iniziali sono abbastanza alti – dice Biticchi – dipende dalle caratteristiche». Si parte da 1500 euro per una struttura base che non abbia un gestionale, con il prezzo che sale molto quando la piattaforma deve dialogare con la gestione del magazzino e magari con un negozio “fisico”, che nel frattempo vende lo stesso prodotto.

Fare un sito e-commerce e trascurare le azioni di marketing per portare traffico sul proprio sito potrebbe essere la classica “zappa sui piedi”, inoltre, se il prodotto è della categoria abbigliamento e si può trovare su portali big come Zalando o Yoox, diventa complicato riuscire a essere concorrenziali sul prezzo.

«Un’analisi dei concorrenti è il primo consiglio da seguire – spiega Biticchi – cercando una parola chiave su google si può già vedere chi vende quel prodotto. Nel caso il prezzo sia concorrenziale, si può andare avanti e pensare a chi in azienda si potrebbe occupare della gestione dell’e-commerce, dalla chat coi possibili clienti sino alle spedizioni».

Chi ha un e-commerce proprio può comunque avere un’amplificazione al proprio business iscrivendosi a Trovaprezzi (portale di servizio diverso dal classico market place, che prevede la fatturazione tra le parti), soprattutto se il proprio prodotto riesce a essere visualizzato nella prima o seconda pagina.

Alcuni dati nazionali

Il fatturato complessivo delle vendite online è stimato in 31,7 miliardi di euro, con un incremento del 10% sul 2015, riporta il focus sull’e-commerce della Casaleggio Associati. Il commercio online italiano è cresciuto del 10% nel 2016, ma non è ancora un mercato maturo come quello statunitense. Le cause, secondo la Casaleggio sono diverse: manca un’offerta adeguata in molti settori, come la casa, la moda, l’arredamento e poi l’insufficiente internazionalizzazione delle aziende.

In Italia si registrano anche pochi investimenti privati: quelli in venture capital nel 2016 sono stati 260 milioni, contro i 600 milioni della Spagna e i 2,7 miliardi della Francia. Si tratta, spesso di investimenti ridotti, da 500 mila euro a 5 milioni.

 

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