Da oggi, 7 aprile 2026, entra in vigore una delle più importanti riforme degli ultimi anni per il mondo dell’artigianato italiano. Con la legge annuale per le Pmi viene introdotta una disciplina chiara e stringente sull’utilizzo delle denominazioni “artigianato” e “artigianale”, ponendo fine a un utilizzo improprio che per anni ha generato confusione e concorrenza sleale.
La norma stabilisce che tali diciture potranno essere utilizzate esclusivamente dalle imprese regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane, introducendo un principio finalmente inequivocabile: non basta definirsi artigiani, bisogna esserlo davvero.
Per chi utilizzerà impropriamente queste denominazioni sono previste sanzioni particolarmente rilevanti, fino all’1% del fatturato, con una soglia minima di 25.000 euro per ogni violazione.
Gli artigiani lamentavano che in molti casi il termine ‘artigianale’ è stato utilizzato senza criteri, penalizzando chi lavora ogni giorno con competenza, qualità e rispetto delle regole.
«Una svolta che interessa da vicino tutti i comparti simbolo del Made in Italy, dall’agroalimentare alla moda, fino all’artigianato artistico e tradizionale, restituendo credibilità e valore a un settore che rappresenta una componente fondamentale dell’economia e dell’identità del territorio − commenta Fulvia Becco, direttore di Confartigianato Savona − alla vigilia della Giornata Nazionale del Made in Italy questa norma definisce sempre più il valore culturale ed economico del nostro territorio che parla artigiano».
Marco Venturino, settore agroalimentare (gelataio), membro del consiglio direttivo: «Parliamo di una misura di civiltà economica prima ancora che normativa. Difendere il termine ‘artigianale’ significa difendere imprese vere, investimenti reali e professionalità costruite nel tempo. È un passaggio necessario per restituire chiarezza al mercato e fiducia ai consumatori».
Renzo Siri del settore edilizia, membro del consiglio direttivo, aggiunge: «Nel nostro comparto la concorrenza sleale ha avuto effetti pesanti. Questa legge introduce finalmente regole chiare e strumenti concreti per distinguere chi opera correttamente da chi utilizza impropriamente una qualifica che richiede competenze, responsabilità e professionalità».
Barbara Montagna, del settore benessere, membro del consiglio direttivo: «Per le imprese del benessere questa è una tutela fondamentale. Il riconoscimento della qualifica artigiana non è solo formale, ma rappresenta garanzia di qualità, sicurezza e professionalità per i clienti».
Gabriele Resmini, presidente dell’Associazione Ceramisti, sostiene: «Nel settore artistico e tradizionale il valore dell’artigianato è identità culturale prima ancora che economica. Questa norma protegge un patrimonio fatto di saperi, manualità e tradizione che non può essere imitato o banalizzato».
Michele Strazzarino del settore meccanico e di precisione, membro del consiglio direttivo, spiega: «Anche nei settori più tecnici l’artigianato significa competenze elevate e specializzazione. Difendere l’uso corretto di questa definizione vuol dire tutelare il lavoro vero e garantire maggiore trasparenza nel mercato».
