Caro gelato, parlano gli artigiani liguri: «Costretti ad alzare il prezzo da costi trasporto e materie prime»

Una coppetta o un cono mini costano ormai 3 euro nel centro di Genova e gli aumenti sono generalizzati un po' ovunque

gelato, gelateria

Una coppetta o un cono mini costano ormai 3 euro nel centro di Genova e gli aumenti sono generalizzati un po’ ovunque in Liguria (ma non solo): il costo delle materie prime penalizza gli artigiani del gelato e i consumatori.

Eugenio Boccardo, titolare della gelateria Viganotti, racconta: «Aumenterà ancora, temo perché ci sono vari fattori che in parte riguardano solo la nostra Regione. I trasporti, per esempio. La Liguria ha registrato un aumento dell’inflazione abbastanza significativo rispetto al resto d’Italia, anche se ultimamente abbiamo notato che banalmente tra Liguria e Basso Piemonte la forbice si sta riducendo verso l’alto. Noi però ci rendiamo conto di quanto costi fare il trasporto in Liguria. Abbiamo un laboratorio esterno per i semilavorati in basso Piemonte, visto che a Genova è difficilissimo avere uno spazio e là i costi produttivi sono minori. Per semilavorati intendo per esempio i blocchi di cioccolato, perché poi le lavorazioni finite le realizziamo tutte in gelateria. La società è sempre nostra, ma ci siamo resi conto che sarebbe meglio tornare sulla Liguria. La zona logistica semplificata della Val Polcevera sarebbe molto utile. Noi artigiani è così, se ce l’ha l’artigiano ha dei limiti strutturali.

Mario Rivaro della Cremeria delle Erbe racconta:  «È aumentato anche il costo delle materie prime e alcuni costi non sono giustificati, ma sono pura speculazione. Tipo il cacao, tipo il caffè. Tutti i derivati del cacao sono politiche di speculazione assurda. La nocciola supponiamo presa all’ingrosso, da 12 euro è finita a costare 17-18 euro, poi l’anno successivo ritorna a essere 12-11 e parliamo di nocciola Piemonte che è un prodotto tipicamente italiano. Invece per quanto riguarda le materie che vengono dall’estero ci sono le multinazionali che blindano gli acquisti, fanno acquisti esagerati o prenotazioni esagerate per far salire il prezzo ed escludere poi dal mercato quelli più piccoli che si ritrovano con i prezzi altissimo. Quindi è inevitabile l’aumento del prezzo del cono e della coppetta per il consumatore».

Anche per il caffè Rivaro evidenzia: «Il caffè di certi prodotti e certe marche è andato al chilo ivato a 45 euro. Se ne trovano di altrettanto buoni a 18 euro al chilo. Il problema è che purtroppo non esiste un controllo dei prezzi e le multinazionali o comunque le aziende che detengono il maggior portafoglio clienti dettano il bello e il brutto tempo ed è sbagliato: perché poi si viene magari a scoprire che viene pagato magari una miseria al produttore e poi si specula».