Rapporto Idos – Cna: in Liguria un’impresa su sei è guidata da stranieri

A fine 2024 le imprese condotte da immigrati erano 26.377, pari al 16,7% del totale regionale, oltre 5 punti sopra la media italiana

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È stato presentato a Roma il nuovo Rapporto Idos, realizzato in collaborazione con Cna, dal titolo “Imprenditorialità immigrata e pmi: una strategia di sviluppo tra competitività, inclusione e sostenibilità”. I dati mettono in luce il ruolo fondamentale e sempre più strutturale dei cittadini di origine straniera nel tessuto economico italiano e, con particolare vigore, in quello ligure.

Dal 2014 il Rapporto fotografa con cadenza annuale il ruolo dell’imprenditoria immigrata nel sistema socioeconomico italiano e ne evidenzia una vitalità sconosciuta al resto del tessuto d’impresa, segnato al contrario da una fase di persistente contrazione.

La Liguria si conferma una delle regioni italiane con la più alta incidenza di imprese a guida straniera. Alla fine del 2024 si contano 26.377 imprese condotte da immigrati, pari al 16,7% del totale regionale, un valore nettamente superiore alla media nazionale (11,3%) e il più elevato tra le regioni del Nord-Ovest.

Il dinamismo del settore è testimoniato da una crescita straordinaria: negli ultimi dieci anni (2014-2024), mentre le imprese guidate da nati in Italia sono calate del 9,2%, quelle immigrate sono cresciute del 44,3% (ben oltre il +27,1% della media nazionale).  Anche nell’ultimo anno il trend resta positivo (+4,1%) a fronte di una flessione dell’1,0% tra quelle guidate da nati in Italia, un differenziale che segnala una maggiore capacità di resilienza e adattamento.

L’apporto degli imprenditori immigrati è particolarmente rilevante a Genova, con oltre 14.700 imprese, pari al 17,5% del totale provinciale, e a Imperia (oltre 4.800), dove la stessa percentuale sfiora il 20%, più di 8 punti sopra la media nazionale. Questo dinamismo riflette un processo di radicamento che coinvolge una popolazione imprenditoriale sempre più diversificata per provenienza e specializzazione. La quota di imprese gestite da persone originarie da Paesi non comunitari è dell’84,4%, superiore alla media italiana (79,3%).

Le imprese femminili rappresentano il 19,8% del totale, un valore inferiore alla media nazionale (24,7%), ma che supera questa soglia alla Spezia (25,5%). La componente giovanile raggiunge il 14,7%, suggerendo un ricambio generazionale più vivace rispetto ad altri segmenti dell’imprenditoria regionale.

La concentrazione nelle costruzioni è molto alta (39,7%) e rappresenta uno dei tratti distintivi dell’imprenditoria immigrata ligure. Seguono il commercio (26,2%) e le attività di alloggio e ristorazione (8,8%). Le cosiddette altre attività dei servizi costituiscono il 4,3% e la manifattura il 4,0%. A Savona e Imperia prevalgono le attività industriali e artigiane legate alla filiera edilizia e alla produzione, mentre Genova e La Spezia si caratterizzano per una maggiore incidenza del terziario, compresi i servizi alla persona e le attività turistiche. La distribuzione settoriale conferma un modello tipico dell’imprenditoria immigrata in Italia: concentrazione in comparti ad alta intensità di lavoro manuale, spesso in risposta alla minore presenza di imprenditori italiani in questi ambiti, ma anche capacità di inserirsi in segmenti collegati al turismo e alla ristorazione, fondamentali per l’economia del territorio.

Le nazionalità prevalenti tra i titolari di imprese individuali sono Albania (19,9%), Marocco (14,2%) e Romania (8,7%), seguite da Ecuador (7,0%) e Tunisia (5,6%). La distribuzione provinciale evidenzia marcate caratterizzazioni locali: a Savona gli albanesi costituiscono quasi il 40% del totale, mentre a Genova si registra una forte presenza di ecuadoriani e senegalesi, espressione di catene migratorie storiche e della lunga tradizione portuale e commerciale della città.

«I numeri del Rapporto Idos confermano che il fenomeno migratorio non può più essere interpretato come un’emergenza, ma come una dimensione strutturale dell’economia anche nella nostra regione – commenta il presidente di Cna Liguria Gianluca Gattini -. In un contesto caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da un calo della natalità, l’immigrazione rappresenta la principale leva per il ricambio generazionale e per la tenuta del nostro sistema produttivo. In Liguria, settori chiave come l’edilizia e il manifatturiero registrano crescenti difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata: l’inserimento regolare di lavoratori stranieri è oggi un’opportunità economica e un elemento di equilibrio sociale necessario. Come Cna, sosteniamo un modello fondato sulla legalità e sulla qualificazione professionale, superando la logica emergenziale attraverso iniziative come i “corridoi professionali” e la formazione nei Paesi d’origine, sul modello del progetto che stiamo portando avanti con l’Egitto. Le nostre piccole imprese non sono solo luoghi di produzione, ma spazi di integrazione che garantiscono continuità a filiere storiche del Made in Italy».

Il Rapporto Idos evidenzia come, a livello nazionale, le imprese immigrate contribuiscano in modo consistente al Pil (9%) e generino un saldo positivo netto di 4,6 miliardi di euro per le casse dello Stato, smentendo i pregiudizi che vedono l’immigrato come un “peso” per l’erario. L’imprenditoria straniera rappresenta una risposta vitale alla stagnazione economica, portando innovazione e apertura verso i mercati internazionali.