Depositi chimici, il Consiglio di Stato boccia il trasferimento a Ponte Somalia

Respinto il ricorso presentato da Superba, dall'Authority portuale e dal commissario straordinario per la ricostruzione

02_PortoGenova_Sampierdarena container (1) @ foto roberto merlo

Il Consiglio di Stato ha bocciato il trasferimento dei depositi chimici da Multedo a ponte Somalia, nell’area portuale di Sampierdarena. È stato respinto il ricorso presentato dalla società Superba, dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e dal commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto Polcevera Marco Bucci contro la sentenza di annullamento della procedura di adeguamento tecnico funzionale dell’area portuale da parte del Tar Liguria nel 2024.

I giudici hanno confermato quanto già stabilito dal Tar Liguria, cioè che per traslocare i depositi sarebbe stata necessaria una vera e propria variante al Piano regolatore portuale, e il verdetto ora è definitivo.

La rilocalizzazione dei depositi chimici della Superba srl non risulta coerente con le finalità concernenti la ripresa e lo sviluppo dei traffici portuali nella prospettiva della compensazione dei danni conseguenti al crollo del Ponte Morandi – scrive l’Ansa riportando le motivazioni dei giudici del Consiglio di Stato -. L’incremento dei traffici, infatti, non può essere assicurato da un semplice spostamento dei depositi esistenti e, invero, non esiste alcuna valutazione comparativa sugli effetti di tale ricollocazione, sicché, sul punto, le parti appellanti si sono limitate a mere asserzioni. In secondo luogo, peraltro, si tratta di un’esigenza che, oltre a non realizzare il predetto obiettivo di sviluppo dei traffici, non è in alcun modo connessa al crollo del Ponte Morandi poiché, al contrario, si riferisce a un’esigenza preesistente, circostanza questa pacifica e non contestata”.

I verificatori a cui il Consiglio di Stato ha affidato una consulenza “dopo un’ampia ed esaustiva ricostruzione tecnica, ritenuta dal collegio del tutto attendibile, hanno concluso sostenendo che la modifica del Piano regolatore portuale non può essere realizzata con una procedura semplificata: – proseguono – stante il potenziale notevole impatto ambientale del progetto connesso alla proposta di adeguamento tecnico funzionale, riconosciuto dal Mase, che attribuisce il progetto ad una categoria per cui è necessaria almeno la verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale di competenza statale, si ribadisce che la modifica del Piano regolatore portuale in oggetto non può essere valutata (ed approvata) con una procedura semplificata quale l’Atf, ma deve essere valutata con uno strumento più complesso e completo”.

«La sentenza del Consiglio di Stato conferma la posizione che abbiamo sempre espresso: i depositi chimici devono essere ricollocati in area demaniale, il più lontano possibile dalle case. L’Autorità portuale sta lavorando alla redazione del nuovo Piano regolatore portuale e quello è lo strumento che dovrà definire in quale area, interna al porto, dovranno trovare nuova collocazione i depositi costieri. Non basta disegnare sulla carta un trasloco da una parte all’altra della città, come ha fatto il centrodestra: è necessario un ragionamento di sistema, con gli strumenti adeguati, che tenga conto delle esigenze dei cittadini, della salute della città e dei traffici e dell’economia portuale». Così, in una nota, la sindaca di Genova Silvia Salis.