La Capitale Italiana della Cultura 2028 sarà Ancona

Sarzana l'Impavida guarda già oltre. Il sindaco Ponzanelli: "Il dossier è il nostro manifesto per il futuro: i progetti andranno avanti"

Sarzana impavida candidata capitale cultura 2028

Questa mattina il Ministero della Cultura ha proclamato Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. Sarzana era tra le dieci città finaliste, candidata con un progetto ambizioso, che ha messo a sistema oltre 70 milioni di euro di investimenti infrastrutturali già programmati. Un percorso costantemente sostenuto dalla Regione Liguria e che nei mesi è stato in grado di unire la Val di Magra, la Val di Vara e il Golfo dei Poeti con le grandi istituzioni culturali liguri, in un’unica rete di supporto per la città “Impavida”.

«Complimenti ad Ancona per questa vittoria, che non cancella in alcun modo il percorso straordinario che Sarzana ha saputo costruire e che ci rende orgogliosi – commenta il presidente della Regione Liguria Marco Bucci -. Arrivare tra le dieci città finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura rappresenta comunque un risultato di grande valore per un progetto serio, credibile e condiviso. Sarzana ha dimostrato visione e una capacità progettuale e di coesione che resteranno un patrimonio importante per tutto il territorio».

La delegazione sarzanese, guidata dalla sindaca Cristina Ponzanelli e dall’assessore alla Cultura Giorgio Borrini, esce dalla Sala Spadolini comunque senza rimpianti. «Noi torniamo a casa orgogliosi – dice Ponzanelli -: oggi Sarzana è sulle mappe nazionali dell’eccellenza culturale e progettuale. Abbiamo unito un territorio vastissimo, attratto milioni di euro di investimenti e dimostrato che con coraggio e visione una città media può competere ai massimi livelli. Questo dossier è il nostro manifesto per il futuro: i progetti andranno avanti, perché l’energia e la credibilità che abbiamo generato non si spengono oggi».

Aggiunge l’assessore alla Cultura Borrini: «Sapevamo che la sfida era difficilissima, ma l’abbiamo affrontata da impavidi, e il fatto stesso di essercela giocata fino all’ultimo secondo è una vittoria. Il vero traguardo è il patrimonio umano che abbiamo creato: reti, idee e una nuova coscienza civica che non andranno disperse, la coscienza di una storia straordinaria e della cultura come bussola per costruire il futuro. Lasciamo in eredità alla città e alla Liguria un nuovo posizionamento strategico, un marketing territoriale innovativo e una consapevolezza identitaria fortissima. Il significato profondo dell’essere Capitale della Cultura è il riconoscimento di un metodo di lavoro. E noi, questo metodo, siamo felici di averlo acquisito»