Sarzana: i “vetroni” rinascono come spazi botanici polifunzionali e accessibili

I lavori sono in fase avanzata

Vetroni ora ai giardini Caneva 2

A Sarzana è ormai in fase avanzata la complessa operazione di recupero dei cosiddetti “vetroni”: le imponenti strutture in vetro e alluminio risalenti ai primi anni Duemila, rimaste a lungo abbandonate nel fossato della Cittadella (Fortezza Firmafede), rinascono oggi come spazi botanici polifunzionali e accessibili all’interno dei Giardini Caneva Val di Magra. È un’iniziativa emblematica di quello che il dossier di candidatura di Sarzana a Capitale Italiana della Cultura 2028 definisce “effetto completamento”: una cultura che agisce, che risolve i nodi urbanistici del passato e restituisce spazi alla fruizione collettiva.

L’amministrazione comunale punta a restituire piena dignità ai fossati della Fortezza Firmafede, ponendo le basi per il futuro “Parco Urbano” e per la Greenway ciclopedonale e a dotare i Giardini Caneva di nuovi spazi coperti privi di barriere architettoniche. Un risultato reso possibile da un’alleanza pubblico-privato da 500.000 euro (finanziata dal bando ministeriale Funt, dal cofinanziamento comunale e da investimenti del soggetto privato partner), dimostrando come il lavoro sinergico generi un reale welfare culturale in linea con l’Agenda ONU 2030.

L’endorsement di “Grandi Giardini Italiani”

A certificare la portata nazionale dell’intervento arriva l’ufficialità dell’endorsement di Grandi Giardini Italiani, il circuito che dal 1997 si impegna a valorizzare e promuovere, in Italia e all’estero, l’immenso patrimonio botanico, artistico e paesaggistico dei giardini visitabili. In una nota ufficiale inviata al sindaco, la ceo Bianca Passera esprime il pieno sostegno a Sarzana 2028, riconoscendo la città come «Naturale punto di raccordo tra la Liguria e la Toscana». Sottolineando come i paesaggi siano parte integrante della cultura italiana, Passera dichiara: «Grazie a un tessuto sociale dinamico, la città si è consolidata come polo culturale d’eccellenza. Il progetto di candidatura costituisce un momento strategico di crescita per tutto il comprensorio, mirato a consolidarne le radici identitarie e a promuoverne le risorse. Siamo pertanto lieti di appoggiare l’iniziativa, poiché aiuta a far conoscere il nostro patrimonio culturale e unisce ancora di più la comunità al territorio». Un riconoscimento formale che consacra i Giardini Caneva e li consolida come il secondo polo botanico della Regione, in continuità con i celebri Giardini Hanbury di Ventimiglia, aprendo le porte a sinergie con manifestazioni internazionali come Euroflora e Genova, e in connessione con la Candidatura di Sarzana che lega tutta la Liguria. Il tutto nel solco dell’illustre botanico sarzanese Antonio Bertoloni, autore della monumentale Flora Italica, il cui prezioso erbario (Hortus Siccus) è oggi custodito dall’Università di Bologna.

Le nuove filiere del Made in Italy

I nuovi spazi, rielaborati da DNA Studio, diventeranno incubatori di cultura e innovazione. «Il parco è un contenitore per la cultura: quanto più è bello, tanto più ciò che ospita potrà esserne valorizzato – spiega il curatore Enrico Caneva –. Nei Nuovi Vetroni fonderemo botanica, antropologia e inclusione sociale. Lavoriamo con le scuole e con il Cpia per un erbario multiculturale e portiamo avanti collaborazioni scientifiche con il Muse di Trento e l’Università di Pisa. Ma guardiamo anche allo sviluppo economico: avremo una cucina guidata da un giovane chef sarzanese per ricette a ‘metro zero’ e, grazie alla partnership con la scuola internazionale Mouilletes and Co, stiamo creando una filiera del profumo per riportare a Sarzana un’antica eccellenza territoriale”.

Il modello delle “città medie” e la leva economica ligure

L’operazione traduce in pratica la sfida politica lanciata da Sarzana: offrire all’intera Liguria un progetto di sistema. Come certificato dal recente Rapporto Symbola, l’economia culturale ligure è vitale ma con un potenziale ancora inespresso. Lavorando in stretta sinergia con la Regione e con Genova – motore assoluto del comparto –, la candidatura propone un modello nazionale replicabile per le “città medie” (realtà urbane tra i 10.000 e i 30.000 abitanti che costituiscono la vera spina dorsale del Paese). A differenza delle grandi metropoli congestionate dall’overtourism, queste realtà hanno la capacità unica di cucir i territori, combattere lo spopolamento e innalzare la qualità della vita.