L’Italia consolida la propria posizione tra i leader europei dell’innovazione ambientale. È quanto emerge dal report “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentato a Roma il 17 febbraio 2026.
Il dato più significativo: il nostro Paese è tra i primi tre in Europa per numero di brevetti green ed è terzo per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese, con 16,5 ogni 1.000 imprese, dietro a Germania (21,6) e Austria (18,9). Un risultato che si accompagna a un aumento del +44,4% nella brevettazione green tra il 2012 e il 2022.
Manifattura motore dell’eco-innovazione
L’analisi settoriale conferma che il manifatturiero rappresenta il 59% delle domande di brevetto green, seguito da:
- ricerca scientifica (18,8%)
- telecomunicazioni e informatica (6,6%)
- commercio all’ingrosso (3,5%)
- costruzioni (3,5%)
Le regioni del Nord — Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte — trainano la classifica dei brevetti, forti di un tessuto industriale strutturato e di una solida capacità di trasformare la ricerca in applicazioni concrete.
Per la Liguria, pur non citata tra le prime regioni per numero assoluto di brevetti, il quadro è tutt’altro che marginale. La struttura produttiva regionale — caratterizzata da manifattura specializzata, filiere dell’energia, cantieristica, logistica e ICT — si colloca esattamente nei comparti più dinamici individuati dal report. In particolare, l’asse Genova–Savona–La Spezia intercetta settori chiave come:
- tecnologie per l’efficienza energetica
- digitalizzazione dei processi produttivi
- gestione delle infrastrutture elettriche
- trattamento delle acque
Ambiti in cui l’Italia mostra performance superiori alla media Ue.
Dove l’Italia è più forte
Tra i comparti tecnologici più rilevanti:
- Mobilità sostenibile, che pesa per il 31% dei brevetti italiani legati alla mitigazione climatica
- Efficienza energetica nell’edilizia
- Gestione dei rifiuti e delle acque reflue
- Tecnologie ICT per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% in dieci anni
Proprio il tema della gestione idrica e marina assume particolare rilevanza per territori costieri come Genova e la Liguria, dove la sostenibilità ambientale si intreccia con portualità, blue economy e protezione degli ecosistemi.
Innovazione verde per una maggiore competitività
Il report evidenzia un elemento chiave per il sistema economico: le imprese che brevettano in ambito green sono significativamente più competitive rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti.
I numeri parlano chiaro:
- 382 milioni di euro di fatturato medio per impresa green, contro 41 milioni delle non green
- 144.000 euro di valore aggiunto per addetto, contro 92.000
- 57,8% esporta, per oltre 63 miliardi di euro
- 29,7% di laureati in organico (16,7% in discipline Stemplus)
- 41,9% con partecipazioni straniere
Dati che per una regione come la Liguria — fortemente orientata all’export e all’attrazione di investimenti nei settori high-tech e marittimi — rappresentano un’indicazione strategica: l’innovazione sostenibile non è solo transizione ecologica, ma leva di crescita industriale.
Il caso Genova: ricerca e blue innovation
Tra i casi studio citati nel report emerge anche un progetto che coinvolge direttamente il territorio ligure: la collaborazione tra Università degli Studi di Milano-Bicocca e Istituto Italiano di Tecnologia, in partnership con l’Acquario di Genova, per lo sviluppo di biomateriali biodegradabili destinati al restauro delle barriere coralline.
Un esempio di come Genova si posizioni come hub di ricerca applicata in ambito marino e ambientale, integrando scienza dei materiali, biotecnologie e tutela degli ecosistemi. Il progetto dimostra la capacità del sistema ligure di inserirsi nelle filiere globali dell’innovazione sostenibile, valorizzando competenze scientifiche e infrastrutture di eccellenza.
Il nodo: fare il salto di scala
“L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali ma ha bisogno di un salto di scala”, ha dichiarato Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, richiamando la necessità di:
- maggiori investimenti in ricerca
- rafforzamento della capacità di brevettare
- trasferimento tecnologico più efficace
- sviluppo dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, elettrificazione e rinnovabili
Un messaggio che riguarda da vicino anche la Liguria, dove il potenziale innovativo esiste ma richiede una maggiore sistematizzazione tra università, centri di ricerca, imprese e sistema finanziario.
Il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, ha sottolineato inoltre come il possesso di brevetti sia sempre più valorizzato dal sistema bancario come asset strategico per l’accesso al credito — un elemento cruciale per le PMI liguri impegnate in percorsi di transizione tecnologica.
Un’opportunità per il sistema Liguria
Con 578.450 imprese italiane che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale), la trasformazione è già in atto. Tuttavia, non sempre l’innovazione si traduce in tutela della proprietà intellettuale.
Per la Liguria, territorio a forte vocazione marittima, energetica e industriale avanzata, la sfida è chiara:
- valorizzare la ricerca in brevetti
- rafforzare il trasferimento tecnologico
- integrare sostenibilità e competitività nelle strategie industriali regionali
Se l’Italia è già tra i primi tre Paesi europei per brevetti green, la partita si gioca ora sulla capacità dei territori — Genova in primis — di trasformare l’eco-innovazione in leadership industriale stabile e attrattiva di investimenti.
Perché, come ricorda il report, la più grande energia rinnovabile è l’intelligenza umana. E il capitale umano ligure, tra università, ricerca e impresa, può essere uno dei protagonisti della nuova geografia dell’eco-innovazione made in Italy.
A questo link il report completo.