Sepor spa, storica realtà ambientale del territorio spezzino, ha completato un importante investimento tecnologico presso la piattaforma di trattamento rifiuti sita sul Molo Garibaldi. Il cuore del rinnovamento è l’installazione di un’autoclave di ultima generazione destinata alla sterilizzazione dei rifiuti alimentari provenienti da navi che approdano dopo aver toccato porti extra-Ue.
Un intervento che rafforza ulteriormente il ruolo di Sepor, che opera nel porto spezzino fin dai primi anni Cinquanta come concessionario per la raccolta, gestione e trattamento dei rifiuti di origine marittima, quale presidio di tutela ambientale e sanitaria del porto.
«L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale continua a lavorare per la realizzazione dei progetti green, sia in nodo autonomo, sia con il contributo di operatori privati che condividono gli obiettivi dell’Ente per giungere alla piena sostenibilità dei porti di sua competenza» ha detto il presidente dell’Adsp, Bruno Pisano.
Sono pochi i porti che in Italia hanno un impianto di trattamento dei rifiuti così strutturato come quello di Sepor.
La sterilizzazione a vapore saturo svolta da Sepor agisce come un vero “scudo biologico” per la comunità, prevenendo la diffusione di rischi sanitari che potrebbero essere importati attraverso i traffici marittimi internazionali.
Per garantire gli standard più elevati di sicurezza, efficienza e sostenibilità, Sepor ha investito circa 450 mila euro per sostituire il precedente impianto Omasa con il nuovo sterilizzatore Getinge GSS-R 121422, una degli impianti più avanzati disponibili sul mercato nel campo della sterilizzazione industriale.
Un obbligo di legge
La sterilizzazione è un obbligo di legge. I rifiuti alimentari generati a bordo di navi che provengono da Paesi extra-Ue rientrano nella categoria più severa prevista dalla normativa europea sui sottoprodotti di origine animale.
La legge prevede che tali rifiuti debbano essere inceneriti oppure possano essere smaltiti solo se sottoposti a un trattamento preliminare di sterilizzazione conforme ai requisiti tecnici stabiliti dalla norma Uni 10384 e dal Reg. (Ue) 142/2011.
Questo perché tali scarti possono essere potenziali vettori di agenti patogeni di rilevanza transfrontaliera, come peste suina africana, afta epizootica o altre zoonosi che potrebbero minacciare la salute pubblica e il patrimonio zootecnico nazionale.





















