«Per l’ex Ilva bisogna separare la trattativa su Novi e Cornigliano da quella su Taranto, e a Genova occorre assegnare ad altre attività le aree inutilizzate dal complesso sederurtgico». Lo ha detto Fabrizio Ferrari, presidente di Confindustria Genova, confermando il Posion Paper diffuso nei giorni scorsi da Confindustria Genova e Confindustria Alessandria (vedi qui ) . Ferrari è intervenuto sul tema questa mattina, a margine della presentazione degli indicatori economici del secondo semestre 2025 a cura del Centro Studi Confindustria Genova. Peraltro, il consenso sul Position Paper si sta allargando: il presidente della Camera di commercio di Genova, Luigi Attanasio, ha dichiarato ieri di condividere le proposte delle due associazioni (vedi qui )
Avete messo un punto fermo sul comparto dell’acciaio?
«Abbiamo provato a dare una nostra visione – poi ognuno farà le sue valutazioni – noi riteniamo che sarebbe estremamente interessante ragionare in una logica Alessandria-Genova, in cui questo comparto del Nord-Novest viene visto come un unicum su cui lavorare per mantenere e sviluppare l’attività sull’acciaio. L’altro punto fondamentale della nostra visione, come Confindustria Genova, è quello di liberare delle aree: un milione di metri quadri su cui lavorano 900 persone la città non se lo può permettere».
Ai sindacati non è piaciuta questa “visione”
«Sì, non è piaciuta, ma se ne parliamo sono convinto che piacerà anche loro. Sto parlando di mantenimento dell’occupazione siderurgica, di ampliamento dell’occupazione siderurgica tra Genova e Alessandria, di ampliamento dell’occupazione in altri settori industriali in quelle aree: è una prospettiva che non non può non piacere».
Quindi il vostro è un appello a iniziare un dialogo?
«Assolutamente sì. Noi non vogliamo scontrarci con nessuno, noi vogliamo il bene della città, vogliamo creare occupazione, vogliamo lavoro per i nostri figli, per le nostre famiglie. Questo è il nostro obiettivo, non c’è altro».
L’accordo di programma si può cambiare?
«Certo che si può cambiare, l’abbiamo già dimostrato. In passato, con il presidente Zampini, l’accordo di programma è stato cambiato, abbiamo avuto la possibilità di insediare a Cornigliano un’unità produttiva, non enorme ma importante perché altrimenti quelle turbine che oggi vengono fatte lì sarebbero prodotte da un’altra parte. Quindi è già dimostrato che queste cose si possono fare».
C’è anche un no al forno elettrico da parte vostra che ai sindacati non piace
«Il no al forno elettrico non siamo noi che lo diciamo, è il mercato che lo dice. Nessuno vuol fare un investimento di quel tipo, gli investimenti sui forni elettrici sono già stati fatti, non ce bisogno di altri. Soprattutto non ce n’è bisogno in un’area così pregiata.
Sulle aree avete già chi è interessato?
«Sulle aree abbiamo sempre avuto diverse richieste, e non solo su quelle aree, quindi nel momento in cui ci sarà la disponibilità da parte di Società di Cornigliano, da parte dei commissari di ragionare effettivamente sulle aree che sono liberabili, noi ci metteremo a disposizione per dare tutto l’aiuto possibile, dando i contatti che abbiamo già sviluppato, indicando le aziende che sono interessate e facendo anche una pianificazione di quello che potrà essere insediato».
Per il documento di Confindustria Genova e Confindustria Alessandria vedi Position paper Confindustria Cornigliano e Novi Ligure























