Le imprese liguri esportatrici reagiscono ai dazi imposti soprattutto dagli Usa e ne attenuano l’impatto facendo sistema e puntando sulla qualità. È quanto emerge dal convegno in corso al Palazzo della Borsa di Genova “Oltre i dazi: la forza del commercio estero italiano” organizzato da Confcommercio Genova che celebra gli 80 anni di Aice – Associazione italiana commercio estero
«C’è un quadro istituzionale che punta a costruire un sistema di appoggio al nostro export – spiega Alessio Piana, assessore regionale allo Sviluppo economico – un sistema basato sul presidio di alcuni contesti internazionali in termini di manifestazioni e fiere, ma anche di rapporti diretti con le Camere di commercio, con i vari enti, le varie ambasciate, che in paesi strategici creano una rete che aiuta il nostro modo imprenditoriale a essere competitivo sul mercato globale. La Regione Liguria costruisce con le imprese piani annuali a cui diamo attuazione con la nostra Liguria International, colllabora con Ice, Simest. Anche gli investimenti che facciamo in infrastrutture puntano a rendere più competitive le nostre aziende
In quale misura i dazi hanno un impatto sull’export ligure?
«L’agroalimentare ha retto retto abbastanza bene. Esportiamo negli Usa soprattutto olio d’oliva e fiori, e per i fiori le nostre aziende si rivolgono a un mercato sicuramente più europeo, nord-europeo che americano, gli Usa i fiori li importano soprattutto dal Sud America, dal Guatemala, ecc… Ma il nostro olio non si può sostiuire con altri prodotti, anche se costano meno. E anche il vino, nel nostro piccolo, ha sicuramente tenuto proprio perché è un prodotto di nicchia di alta qualità. Non lo puoi sostituire. E ci sono alcuni comparti, come per esempio quello della Nautica, che addirittura sono stati avvantaggiati, hanno attratto nuovi investitori e nuovi compratori, hanno aperto nuovi mercati interessanti, per esempio, quello indiano, con il quale a la Commissione europea ha stretto rapporti in tempi recenti, mercati che fino a qualche tempo fa non erano stati presi in considerazione.
Secondo Luigi Attanasio, presidente della Camera di commercio di Genova, «Non è successo nulla di drammatico, per essere onesti. Il problema è che c’è una flessione generale del tenore dell’economia, quindi non è solo questione di tariffe. Gli interscambi diminuiscono, comprano meno la Cina, comprano meno gli Stati Uniti, comprano meno tutti. Per quanto riguarda l’effetto dei dazi in sé, siamo in un anno di passaggio, l’annuncio delle tariffe americane è stato dato in aprile ma l’effettività di questo tariffe è stata nella fine dell’estate. In sostanza nell’esercizio del 2025, l’impatto effettivo non si è ancora sentito, anche perché i grandi importatori, per esempio, di prodotti alimentari italiani, nel tempo tra l’annuncio e la messa in funzione, hanno creato grosse scorte nei magazzini. Il risultato è che abbiamo addirittura aumentato le esportazioni negli Stati Uniti. Ora si cominciano a avvertire i primi segnali di fatica. Voglio dire, diminuisce un po’ l’interscambio ma, ripeto, il fenomeno non è drammatico e le diffcoltà non vengono solo ai dazi. Certo, un paese strutturalmente esportatore come noi, un po’ di fiato sul collo lo sente. D’altra parte ci sono fattori che possono aiutarci, come l’apertura di nuovi mercati, pensiamo al Mercosur. Importantissimo per il nostro export, non solo diretto, perché, per esempio, se la Mercedes esporta in Argentina o in Brasile, esporta auto che per il 20% hanno componentistica italiana. Ma ci sono altri fattori che impattano in misura rilevante sulla competittività delel nostre aziende. Abbiamo un costo dell’energia che è doppio, per esempio, di quella della Spagna, e per un paese che manifatturiero che deve esportare è dura, rischiamo la migrazione di interi settori industriali. Facciamo un esempio, il distretto delle piastrelle. Un tempo eravamo di gran lunga i primi esportatori di quel prodotto, adesso i costi energetici nostri sono talmente fuori scala che ci fanno competizione l’India, la Turchia, la Spagna, e noi perdiamo posizioni».
È possibile che i nuovi dazi spingano le nostre aziende ad alzare il livello della qualità?
«Senza dubbio, sì. Perché, come dicevo, sono in gioco anche altri fattori. Il costo del lavoro nostro è quello che è, e non puoi mitigarlo. Il costo dell’energia nostra è quello che è, la bardatura legislativa che ci siamo messi addosso è quella che è. In un mercato che tende a livellare verso il basso, o punti sulla qualità, la particolarità, e allora ti distingui e riesci anche a avere politiche di prezzi remunerativi, o altrimenti non c’è storia».
Franco Aprile, presidente di Confcommercio Iternational Genova e presidente di Aice Poland, sottolinea il fatto che «Abbiamo realizzato un’azione di sistema, un tipo di azioni non facile a farsi, va dettto, tra Confcommercio International Genoa, che io presiedo, e gli altri organismi interessati, in Aice,sono consigliere, e ho avuto la delega per i paesi dell’Est Europa, da lì è iniziata un’attività che ci ha portato a aprire la prima sede estera nella storia di Confcommercio a Varsavia, che io presiedo. E quest’azione di sistema mi fa particolarmente piacere. Io penso che una regione di un milione e mezzo di persone che ha tremila aziende asportatrici, se non fa sistema può fare solo piccolo cabotaggio. Noi invece puntiamo a dare un upgrade alle eccellenze che abbiamo rappresentate nel nostro mondo di Confcommercio e anche quello di essere sfidanti per proporre nuove iniziative che per la singola associazione possono risultare più ardue da realizzare. Un po’ come fanno le grandi regioni europee, penso al Baden-Württemberg e ad altre, che si muovono in maniera sistemica».
Un sistema si è costituito anche nella logistica genovese, secondo Paolo Pessina, presidente di Federagenti. «Oggi a Genova – spiega – c’è un ecosistema di imprese grandi e piccole che facilitano molto il produttore piccolo che fa fatica a vendere all’estero, gli offrono la piattaforma logistica per suo export. L’aziendina che fa 2 o 3 milioni di fatturato, che non è Eni, Stellantis, Lavazza, Pirelli, oggi ha una rete che le mette a disposizione la possibilità di vendere a costi molto competitivi. E quindi ha meno difficoltà a esportare.
«Genova è e sarà sempre di più la porta di accesso per l’aumento dell’export e dell’import, i costi dei servizi della logistica a Genova sono i più competitivi e i servizi sono i migliori – conferma Stefano Messina, presidente di Assarmatori – rispetto sicuramente ai porti del nord Europa di cui si parla tanto, ma anche a livello nazionale. L’infrastruttura che le aziende private mettono a disposizione dell’export e soprattutto anche delle pmi in rete è assolutamente competitiva».























