Olio d’oliva, Liguria decima in Italia per produzione con 4.300 tonnellate (1,8%)

Nonostante la produzione limitata la Liguria si conferma fortemente specializzata, sia per percentuale di superficie agricola dedicata sia per resa delle olive

olive taggiasche
Lavorazione dell'oliva taggiasca presso Frantoio Oleario Gorlero a Leca d'Albenga.

La Liguria con una produzione di 4.300 tonnellate nel 2024 è decima in Italia per produzione di olio d’oliva, con un’incidenza dell’1,8% sul totale nazionale. Se il quantitativo prodotto complessivamente dai frantoi liguri è limitato, la Liguria si conferma fortemente specializzata, sia per percentuale di superficie agricola dedicata all’olivicoltura (19,9%, tra le più alte d’Italia), sia per la resa delle olive (pari al 17,9% e seconda solo a quella della Calabria).

A dirlo è lo studio sull’industria dell’olio d’oliva in Italia pubblicato dall’Area Studi Mediobanca che approfondisce le performance economiche dei principali produttori nazionali in un’ottica di benchmark con gli altri comparti dell’alimentare.

A livello nazionale, la prima regione per produzione di olio d’oliva è la Puglia, con una quota nel 2024 pari al 45,1% del totale nazionale; seguono la Sicilia con il 10,7% e la Calabria (10,3%). Quasi la metà dei frantoi nazionali è concentrata proprio in queste tre regioni.

 

In Italia produzione 2024-25 in calo del -31%

Nel 2024-25 la Spagna rimane saldamente il leader globale nella produzione di olio d’oliva, con un’incidenza del 36,1% (dal 33%). In seconda e terza posizione si collocano la Turchia (450mila tonnellate, +109,3% sull’anno precedente) e la Tunisia (340mila tonnellate, +54,5%). Grazie all’aumento del 42,9% la Grecia sale in quarta posizione (250mila tonnellate). In controtendenza rispetto agli altri principali produttori di olio di oliva l’Italia, con un calo produttivo del 31,8%, passa dalla seconda alla quinta posizione (224mila tonnellate). Per quest’ultima si attende per l’annata 2025-26 un recupero della produzione del 21%.

La scarsità dell’offerta italiana continua a incidere sui prezzi dell’EVO nazionale, più elevati rispetto ai maggiori mercati mondiali. Da inizio 2024 a inizio 2025, dimezzati l’EVO spagnolo (Jaén) e greco (Chania): i primi da 8,8 a 4,1 €/Kg, i secondi da 8,3 a 4,2 €/kg. Sempre al di sopra dei 9 €/kg le quotazioni dell’Evo italiano (Bari) prima del calo di novembre 2025 che ha segnato 7,58 €/Kg.

Rilevante il peso dell’Italia nel commercio internazionale: nel 2024 l’Italia è seconda sia per esportazioni mondiali, con 2,8 miliardi di euro dopo la Spagna (5,1 miliardi) e prima del Portogallo (1,5 miliardi), che per importazioni con 2,9 miliardi, dopo gli Stati Uniti (3 miliardi) e prima della Spagna (1,4 miliardi). Metà dell’export italiano di olio d’oliva si concentra in tre Paesi: Stati Uniti (32,2% dei quantitativi complessivi nel 2024), Germania (14%) e Francia (6,8%).

La bilancia commerciale italiana è in disavanzo strutturale: nel biennio 2022-2023 il deficit è stato più ampio (rispettivamente -331 milioni di euro e -278 milioni) rispetto alla media dal 1991 (-171 milioni di euro); nel 2024 il divario si è ridotto (-19 milioni). La produzione interna (300mila tonnellate attese per il 2025-26, +21% sul 2024-25) non riesce a sostenere i consumi (470mila tonnellate); è necessario il ricorso a importazioni (570,9mila tonnellate) che superano le vendite all’estero (371mila nel 2025-26).

 

In calo la superficie dedicata all’olivicoltura

In Italia in un decennio, dal 2014 al 2024, la superficie agricola utilizzata (Sau) destinata alla coltivazione di olivi si è ridotta del 7,1%. In Liguria la diminuzione è ancora più marcata, con una perdita di superfici coltivate pari al -15,8%. Nonostante questo la nostra regione risulta ancora tra le più specializzate con il 19,9% della Sau regionale dedicata all’olivicoltura.

Le 42 tipologie italiane di olio d’oliva Dop e le 8 Igp rappresentano il 32,3% dei prodotti del comparto oli e grassi registrati in Ue e il 15,1% di quelli tricolore Dop-Igp-Stg del settore alimentare. Questo segmento incide ancora poco, rappresentando il 2% del valore della produzione, ed è molto concentrato: Puglia, Sicilia e Toscana raccolgono l’86,6% del valore nazionale. Il differenziale di prezzo all’origine tra l’olio Evo convenzionale (8,5 €/litro) e l’Evo biologico (9 €/litro) aumenta allo scaffale: 9,6€/litro l’Evo convenzionale vs 12,3€ il biologico.