L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato significativo e con ulteriori margini di crescita. L’innovazione in Italia non sempre è tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anzi, in molti casi le imprese italiane scelgono di difendere le proprie innovazioni facendo ricorso al segreto industriale piuttosto che alla brevettazione. A dirlo è lo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, e presentato presso il ministero delle Imprese e del made In Italy che, attraverso l’analisi dei brevetti green, offre indicazioni sui settori e sui territori in cui l’innovazione si addensa e consente di approfondire il legame tra innovazione verde e competitività.
Sebbene i brevetti green rappresentino ancora una quota minoritaria rispetto al totale delle domande di brevettazione italiana presso lo European Patent Office (EPO), la loro diffusione sta aumentando e negli ultimi anni (2016 – 2024) sono cresciuti del +55,6%.
Il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; e le tecnologie ICT per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni.
Tra i casi studio citati nel report c’è il brevetto dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, in collaborazione con l’Acquario di Genova. Insieme, hanno sviluppato una nuova generazione di biomateriali e tecnologie progettati per il restauro delle barriere coralline.
Distribuzione territoriale e settoriale delle domande di brevetto green delle imprese
Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. Analizzando le domande di brevetto nel loro insieme si evidenzia una marcata concentrazione territoriale, più intensa in alcune regioni del
Nord rispetto al resto del territorio nazionale. Le regioni con la maggiore intensità brevettuale sono la Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna e il Piemonte, territori caratterizzati da una forte presenza manifatturiera, un tessuto imprenditoriale dinamico e una consolidata tradizione in ambito tecnologico e industriale. Queste aree non solo generano il maggior numero di domande in termini assoluti, ma rappresentano anche i principali poli di innovazione del Paese. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno e alcune aree del Centro mostrano una minore intensità brevettuale, evidenziando un divario territoriale che riflette disuguaglianze strutturali in termini di numero di imprese, investimenti in R&S, presenza di poli universitari e reti innovative, nonché accesso a strumenti di protezione della proprietà intellettuale. Questa distribuzione territoriale diventa più marcata alla luce dell’analisi della brevettazione green: le regioni più attive in termini generali risultano essere anche quelle che guidano l’innovazione, contribuendo in misura maggiore allo sviluppo di tecnologie orientate alla transizione verde.

Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, emerge come le tecnologie verdi brevettate si differenzino a seconda dei comparti economici di riferimento. Questa prospettiva permette non solo di individuare le aree tecnologiche oggetto di maggiore innovazione, ma anche di comprendere quali settori si mostrano più dinamici e coinvolti nel processo di transizione verde del Paese.
Il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione green, con una forte concentrazione di brevetti nel controllo dell’inquinamento (19,1%), nei veicoli (12,8%) e nella misurazione dei consumi elettrici (10,6%). Questi dati riflettono l’impegno dell’industria nel ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi e nel migliorare l’efficienza energetica, in linea con le sfide poste dalla decarbonizzazione e dalla competitività internazionale.
Anche il settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche mostra una significativa propensione all’innovazione ambientale, con un focus sul controllo dell’inquinamento (16,2%) e su soluzioni legate alla mobilità sostenibile e al lavoro flessibile (12,7%). Questo suggerisce un ruolo crescente della ricerca applicata e della consulenza tecnica nello sviluppo di soluzioni green trasversali ai settori.
Particolarmente interessante è il dato relativo al comparto delle telecomunicazioni e dei servizi informatici, dove oltre il 74% dei brevetti green riguarda tecnologie per la mobilità intelligente e il lavoro da remoto.
Nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, l’innovazione green trova diverse applicazioni su più fronti: dalla mobilità sostenibile (24%) alla misurazione dei consumi elettrici (15,3%), fino all’energia solare (13,1%) e all’isolamento termico degli edifici (10,9%).
Infine, nel settore delle costruzioni, il controllo dell’inquinamento rappresenta il principale ambito di innovazione (37,5%), seguito dalle tecnologie per i veicoli ferroviari e l’energia geotermica (entrambi al 13,2%).

Identikit delle imprese
Sul piano dimensionale, si osserva una dimensione maggiore – in termini di addetti – delle imprese che hanno
pubblicato brevetti green rispetto a quelle che hanno pubblicato altre tipologie di brevetti.
Dal punto di vista economico, nel 2022 il complesso delle imprese titolari di domande di brevetto in tecnologie ambientali ha generato un fatturato di circa 270 miliardi di euro e ha dimostrato una maggior intensità di fatturato e una produttività maggiore. Si tratta di una platea di aziende ad alta intensità produttiva, con una media di 382 milioni di euro di fatturato per impresa. Le imprese che hanno depositato brevetti in tecnologie non green, invece, hanno un’intensità di fatturato sensibilmente minore (41 mln) anche per la minore quota di grandi imprese. Per quanto riguarda la produttività, le imprese titolari di domande di brevetto ambientali presentano performance molto elevate, con un valore aggiunto per addetto pari a circa 144 mila euro (contro 92 mila delle altre).
Inoltre le imprese che hanno depositato brevetti green presentano una forza lavoro mediamente più qualificata: il 29,7% dei dipendenti risulta in possesso di un titolo di laurea (vs 26,4%) e il 16,8% dei dipendenti sono laureati in discipline STEMplus (ossia area tecnico-scientifica, economica e statistica), evidenziando un orientamento verso competenze fortemente qualificate.























