Separare la trattativa per Novi e Cornigliano da quella per Taranto e a Genova, rivedere a Cornigliano la concessione di oltre un milione di metri quadri al complesso riderurgico ex Ilva, destinando la superficie non utilizzabile ad altre attività produttive, manufatturiere e logistiche. È la proposta di sviluppo dell’attività siderurgica e industriale delle aree di Genova Cornigliano e Novi Ligure elaborata da Confindustria Genova e Confindustria Alessandria.
Il documento ripercorre la storia della siderurgia italiana dagli anni Trenta a oggi (Per il testo completo vedi Position paper Confindustria Cornigliano e Novi Ligure). Dalla crisi della siderurgia pubblica iniziata alla fine degli anni Settanta si arriva si arriva al 1995 quando “un impianto gigantesco, complesso da ristrutturare e da ridimensionare senza trauma sociale, arriva alla privatizzazione in particolare con Taranto, Genova Cornigliano e Novi Ligure passati al Gruppo Iilva/Riva con obiettivo primario la redditività, la continuità produttiva, la gestione più “aziendale”. Riva riuscirà in tutti questi intenti, ripristinando anche condizioni di legalità e sicurezza che, soprattutto nello stabilimento di Taranto, mancavano da decenni. Mentre il Gruppo Riva viene annoverato tra i 10 principali produttori siderurgici del mondo, nel 2007 si raggiunge il record di produzione di acciaio in Italia: 32 milioni di tonnellate, di cui 10 solo a Taranto. Tuttavia, un nodo ambientale esplosivo per regole e sensibilità ambientale mette fine alla gestione privata nel 2013.
Il Decreto-legge n. 61/2013 avvia il Commissariamento (gestione straordinaria) dell’Ilva e il 5 giugno 2017 viene firmato il decreto di aggiudicazione degli asset a AM Investco (cordata ArcelorMittal/partner). Dopo sette anni di gestione non risolutiva e anzi avvolta su un’incapacità di proseguire in modi diversi in tutti gli stabilimenti (Taranto in particolare a Sud, con Genova Cornigliano e Novi Ligure a Nord), il 20 febbraio 2024 il Decreto Mimit apre l’Amministrazione Straordinaria di Acciaierie d’Italia S.p.A. con nomina dei commissari.
E arriviamo a oggi. Alla data attuale è in corso la trattativa del Ministero con il Gruppo Flacks – investitore internazionale, si osserva nel documento, “senza esperienza di attività siderurgica” – per verificare la possibilità di concludere gli accordi per tutte le proprietà dell’Amministrazione Straordinaria di Acciaierie di d’Italia spa.
“Confindustria Genova e Confindustria Alessandria non intervengono fornendo proposte per le trattative italiane fuori dal Nord Italia, perché solo i propri territori possono essere giudicati e supportati per la propria economia, la propria occupazione e anche la propria industria”.
A Cornigliano il passaggio-chiave è la dismissione a caldo: nel 2002 con la chiusura della cokeria (passo decisivo verso l’uscita dal ciclo integrale a Cornigliano) ultima colata è dell’8 ottobre 2005: accordi e atti che sanciscono l’intesa istituzioni–azienda e la restituzione di ampie aree con il passaggio di 343.000 mq direttamente alla Società pubblica costituita da Regione Liguria, Comune di Genova, Città Metropolitana di Genova e Invitalia, mentre 1.050.000 per 50 anni fino al 2065 vanno all’azienda al fine di ottenere degli obiettivi dichiarati. Dal gruppo Riva la concessione passerà alll’Amministrazione contrrollata.
Dopo il 2005 Cornigliano resta soprattutto come sito di lavorazioni a valle (non “acciaio primario” con altiforni/cokerie), mantenendo però un ruolo industriale e logistico-portuale importante nel Nord-Ovest.
A Novi Ligure, in Provincia di Alessandria si concentra dalla fondazione il cuore dei laminati e freddo e degli zincati, in particolare per la filiera dell’automotive. Novi è importante non perché fa “acciaio liquido”, ma perché trasforma coil laminati a caldo in prodotti di qualità più alta, in particolare con il decatreno, la ricottura continua Capl (Continuous Annealing Processing Line), le ricotture statiche e la zincatura.
Ora si persegue la ristrutturazione di Taranto, Cornigliano e Novi Ligure. Ma, si osserva nel paper confindustriale, “Al di là di avere un’unica trattativa con il Gruppo Flacks, che non ha alcuna esperienza dell’ambito siderurgico per tutte le aree, mantenere il diritto di superficie fino al 2065 per un milione di metri quadrati è contrario a ogni sviluppo delle attività industriali e logistiche a Genova”.
“Esistono – rileva il documento – da 20 anni enormi aree dimesse e non restituite e quindi precedentemente non bonificate e riutilizzate. Al momento la produzione siderurgica a Cornigliano è circa di 4/500.000 tonnellate contro l’autorizzazione ambientale AIA di 2.200.000 tonnellate, in termini proporzionale al calo dell’occupazione (nel 2017 era circa 700.000 tonnellate). Attualmente la produzione e l’attività siderurgica mantengono l’area sempre in diritto di superficie fino al 2065, impedendo di sviluppare attività siderurgiche, ma anche industriali e logistiche. Una sola parentesi, che si è sviluppata dal 2016, riguarda lo stabilimento di Ansaldo Energia che, invece di andare in Toscana con trasporti eccezionali per terminare le attività industriali e imbarcare là con i propri impianti, si è ubicata a fianco delle banchine portuali genovesi. Oltre ad Ansando Energia, Confindustria Genova in meno di 6 mesi aveva identificato 17 richieste di occupare su offerta del Commissario ex Ilva fino a 100.000 mq per una somma (se disponibili e/o scelte) di circa mq 400.000 mq per 800 addetti, dei quali 180 potevano venire dagli occupati già presenti sull’area”.
In sostanza “L’occupazione di tipo siderurgico ammonta a circa 1, max 2 lavoratori ogni 1.000 mq. Le aziende di tipo industriale (quali quelle ubicate a Genova) hanno una media di occupazione di grandezza 10 volte maggiore. Le aree di Cornigliano hanno un fondamentale valore di attività logistico portuale non solo siderurgico e tanto meno non solo di unico Gruppo operante in Italia. Per l’attività siderurgica si può mantenere in funzione al momento la linea di decatreno, decapaggio e le linee di zincatura. Non è possibile preventivare di installare un forno elettrico in compresenza di altri obiettivi. Le aree di Novi Ligure (a circa 30 km da Cornigliano) possono tenere le stesse attività attuali e i nuovi impianti (per esempio di banda stagnata e di lamierino magnetico) almeno per servire il mercato italiano Per quanto riguarda Novi Ligure, la vocazione manifatturiera dell’area e il potenziamento ferroviario grazie al Terzo Valico dei Giovi rendono invece evidente la necessità non solo di conservare, ma possibilmente espandere l’attività dello stabilimento”.
Per Novi “Le direttrici d’investimento devono necessariamente tendere a rilanciare la focalizzazione sul mercato automotive, e potrebbero in estrema sintesi essere le seguenti: avviare i necessari ammodernamenti alle linee produttive (CAPL in primis) per produrre acciai altoresistenziali AHSS di terza generazione; svincolarsi dalla dipendenza dall’area a caldo di Taranto, facendo leva sulle buone connessioni ferroviarie (in ulteriore miglioramento) e la vicinanza al porto di Genova. Per servire il mercato automotive è necessario un rigoroso rispetto dei tempi di consegna richiesta, pena l’esclusione dalla supply chain. Se anche la vicenda di Taranto si avviasse a una conclusione positiva, non si può trascurare che un ammodernamento della sua area a caldo si svilupperà necessariamente su molti anni, peraltro con un potenziale abbassamento della qualità dell’acciaio dovuto al passaggio da altoforno a forno elettrico; una volta rinsaldati i rapporti con il mercato auto, sarebbe opportuno avviare nuovi investimenti per la produzione di lamierino magnetico. Attualmente l’unico polo di produzione per tale acciaio è Terni, limitatamente per gli acciai Grain Oriented (GO) necessari ai trasformatori”.
La proposta confindustriale è che “I soggetti attori dell’Accordo di Programma del 1999 devono concordare di modificare lo stesso Accordo chiedendo la restituzione entro il 2026 di tutto il diritto di superficie alla Società per Cornigliano. Lo Stato darà alla Società attualmente Commissariata il compito di procedere alla bonifica delle aree da restituirsi prima del 2065, salvo gli impianti e gli stabilimenti che rimarranno a Genova Cornigliano. Gli impianti esistenti e in buono stato (decapaggio e zincatura) possono rimanere in stretto contatto logistico con lo stabilimento di Novi Ligure, dove svilupparsi con ottime prospettive anche con quegli impianti per altri prodotti e mercati molto importanti per l’Italia (es. banda stagnata e lamierino magnetico). Lo Stato deve separare la trattativa con Taranto da quella per Cornigliano e Novi Ligure. Non è escluso che chiunque possa vincere entrambe le gare, cogliendo economia di scala, ma dipenderà da trattative diverse, separate anche da diversi e ulteriori obiettivi. L’eventuale definitiva acquisizione degli asset del Gruppo da parte di Flacks non pregiudicherebbe l’attuazione del piano sopra descritto, in quanto un ulteriore passaggio di proprietà ad altro produttore di acciaio sarebbe in linea con la natura finanziaria dell’acquisitore stesso. La Società per Cornigliano spa potrà essere estesa a entrambi gli stabilimenti e ai Soci attuali aggiungerà Regione Piemonte, Comune di Novi Ligure e Provincia di Alessandria. Le banchine lato Polcevera e canale di calma saranno in diretta gestione dell’Autorità Portuale del Mar Ligure Occidentale asservite a funzioni siderurgiche, industriali, energetiche e logistiche portuali. Società per Cornigliano spa gestirà l’offerta all’insediamento con diritto di superficie sia al settore siderurgico, sia a quello industriale (diretto e indiretto), sia a quello di miglioramento dell’assetto infrastrutturale e cittadino a completamento. Il nuovo Accordo di Programma potrà anche prevedere Lavori Socialmente Utili per utilizzare transitoriamente occupazione per dipendenti siderurgici”.























