Muzio (Aifi): «Il private capital in Liguria ha ampio margine di crescita»

Intervista con Alessia Muzio, responsabile dell'ufficio studi e ricerche di Aifi

Il private capital in Liguria ha ampio margine di crescita. È quanto risulta dall’intervista di Liguria Business Journal ad Alessia Muzio, responsabile dell’ufficio studi e ricerche di Aifi, Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt.

Secondo i dati Aifi dal 20123 al 2022 in Liguria sono stati effettuati 80 investimenti di private equity e venture capital per un ammontare totale di 3,3 miliardi di euro. Nel complesso il mercato del private capital in Liguria sembra proporzionato alle dimensioni della regione e del suo sistema economico. La Liguria non può paragonarsi a Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, però ha un numero elevato di imprese eccellenti che hanno bisogno di crescere e internazionalizzarsi: pmi alle quali il private equity potrebbe forse fornire un contributo più importante rispetto all’attuale. La vivacità e la voglia di crescere delle imprese liguri è dimostrata dal numero relativamente alto di recenti ingressi in Borsa. Altri erano stati bloccati dalla crisi pandemica e sono attualmente in preparazione, sottotraccia.

Esiste in Liguria un potenziale di crescita per il private capital?

«La Liguria rappresenta sicuramente una regione ricca di opportunità per il private capital, grazie alla presenza di imprese eccellenti, che operano in settori fondamentali per il Made in Italy, riconosciuti a livello internazionale. L’importanza sempre più evidente per le imprese di crescere e aprirsi ai mercati internazionali, fa sì che ci sia un bacino potenziale per molti investimenti nei prossimi anni. A questo si aggiungono le tematiche, ormai fondamentali, della transizione digitale e soprattutto ecologica, comparti in cui operano molte imprese liguri che, con il supporto del private capital, possono fornire un contributo all’economia italiana.

Il numero di investimenti nella regione al momento non è alto.

«Sicuramente se guardiamo al numero di investimenti in Liguria troviamo numeri più bassi rispetto a regioni quali la Lombardia, ma questo è coerente con la dimensione del tessuto industriale. Non pensiamo ci siano sostanziali differenze rispetto alle altre regioni: in generale, mentre in passato l’apertura del capitale a soggetti finanziari era vista in molti casi con sospetto, oggi la situazione è notevolmente migliorata ed esiste un’ampia fascia di imprenditori che considera con interesse il supporto del private equity».

Che apporto può dare il private capital alle imprese?

Il contributo dell’operatore non si esaurisce nella fornitura di capitale, ma ulteriori vantaggi derivano dalla disponibilità di know how manageriale che l’investitore mette a disposizione dell’impresa per il raggiungimento dei suoi obiettivi di sviluppo. Come dimostrato da numerose ricerche, il private capital supporta i percorsi di crescita, interna o esterna, delle imprese, aiutandole anche nei processi di internazionalizzazione. Gli operatori aiutano le aziende a diventare più trasparenti, sostenibili e innovative. Da ultimo non va dimenticato il ruolo nel ricambio generazione e nella manageralizzazione delle imprese. Per questo motivo negli ultimi anni oltre il 70% delle operazioni realizzate in Italia riguarda aziende familiari e nel 40% circa dei casi la famiglia rimane nell’azionariato, mantenendo spesso la guida operativa della società.

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