“Adrien Candiard, domenicano, è uno degli autori di spiritualità più letti in Europa”, si legge nella quarta di copertina di “Qualche parola prima dell’Apocalisse. Leggere il Vangelo in tempi di crisi”, pubblicato dalla Libreria editrice vaticana (traduzione di Pier Maria Mazzola).
Tempo di crisi: Candiard allude alla pandemia, alla guerra in Ucraina, all’eventualità di un conflitto nucleare, alla penuria di energia e di generi alimentari, al cambiamento climatico. Eventi che definisce “irruzione del tragico nel nostro mondo”.
La penuria di energia e di generi alimentari non sembrano più così minacciosi. Il Covid non preoccupa più, almeno da noi. Al cambiamento climatico, se davvero dipende dall’attività umana, si cercherà di rispondere con la scienza e la tecnologia. Resta, sì, l’incubo di una guerra nucleare, ma non è una novità. Men che meno lo è la guerra in Europa. Pensiamo alla generazione che ha vissuto, tutto di seguito, i massacri della prima guerra mondiale, la pandemia di influenza spagnola tra il 1918 e il 1920 che pare abbia fatto 50 milioni di morti in tutto il mondo, poi comunismo, fascismo e nazismo, la seconda guerra mondiale e l’Olocausto e, in Europa orientale, Unione sovietica, Cina, ecc.. ancora il comunismo. Il tragico ha fatto irruzione anche allora ma non è stata la fine dei tempi, non è stata l’Apocalisse.
Lo stesso Candiard osserva che nel corso della storia non c’è stata epoca che non abbia creduto di essere contemporanea alla fine dei tempi. Perché dovrebbe esserlo proprio la nostra?
Tanto più che, osserva il teologo francese, oggi rifiutiamo l’idea che le catastrofi siano provocate da Dio per punirci e comunque per perseguire i suoi disegni. Basta la scienza a spiegarle. Però il Dio per i cristiani si presenta come un Dio della storia non solo dell’intimità. E Gesù ha annunciato il suo ritorno alla fine dei tempi. Così “ci ritroviamo un tantino ingombrati dai grandi affreschi apocalittici della Bibbia i quali mostrano un Dio che interviene nella storia”. Ed “è probabilmente proprio a causa di questo crescente imbarazzo che, un secolo dopo l’altro, siamo arrivati al punto di non leggere più i discorsi apocalittici di Gesù”.
Il mondo, però, resta “imprevedibile e inquietante”. Anche il nostro. Lo è sempre stato ma lo è anche oggi. La fede cristiana non ha nulla da dirci? Secondo Candiard la fede ci può aiutare “rivelandoci i misteri che si celano sotto le sembianze degli avvenimenti del mondo”.
Per indagare su questi misteri Candiard analizza il capitolo 13 del Vangelo di san Marco, che qui riportiamo per intero (Testo Cei 2008).
“1 Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». 2Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta».
3 Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: 4«Di’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?».
5 Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v’inganni! 6Molti verranno nel mio nome, dicendo: «Sono io», e trarranno molti in inganno. 7E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. 8 Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’inizio dei dolori.
9 Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. 10Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. 11E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. 12Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 13Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
14 Quando vedrete l’abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda -, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, 15chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, 16e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. 17In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!
18 Pregate che ciò non accada d’inverno; 19perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. 20E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni.
21 Allora, se qualcuno vi dirà: «Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là», voi non credeteci; 22perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. 23Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.
Vegliare per la venuta del Figlio dell’uomo
24 In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25 le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cielisaranno sconvolte.
26 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27 Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28 Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
30 In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32 Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.
33 Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”
Un discorso “apocalittico” che oggi si tende a “spiritualizzare”, a considerare allegorico. Tanto più per il fatto che sembra che Gesù si sia sbagliato, ha annunciato la fine del mondo e il mondo non è finito. Candiard ci propone un’altra lettura di questo discorso, visto non come un rebus da decifrare (quando è la fine dei tempi?) ma come un senso da cogliere. (La parola apokálypsis, composta da apó e kalýptō, significa gettar via ciò che copre, un togliere il velo, quindi disvelamento, rivelazione). Inutile domandarsi quando verrà la fine dei tempi, “questa è presente lungo il corso della storia come lo scopo a cui essa tende”.
Ma allora, se questa, annunciata nel Vangelo di Marco, sarà la nostra fine, domani o tra un milione di anni, a che è servita la Buona Novella? L’annuncio dell’amore di Dio al mondo produce questo risultato? In realtà, spiega Candiard, “non sempre l’amore suscita amore; può addirittura provocare il rifiuto, il disprezzo, l’odio”. E il peccato è il rifiuto di questo amore donato, che si è autoinvitato nella nostra esistenza, mentre la conversione è “l’accoglienza dell’amore di Dio offerto in Gesù”. Per vincere radicalmente il male, che è presente da sempre nella storia, bisogna in primo luogo sradicarlo dalla nostra vita.






















