Bilancio di genere dei commercialisti: le donne guadagnano troppo poco rispetto agli uomini

calcolatrice

La parità di genere deve ancora essere realizzata anche nelle professioni cosiddette liberali.

Lo mostra uno studio realizzato dalla Commissione pari opportunità dell’Ordine dei commercialisti di Genova e presentato nel corso dell’assemblea telematica: un “bilancio di genere” che accompagna il bilancio economico e il bilancio sociale dell’Ordine.

«Il gender budget, o bilancio di genere, secondo la definizione del Consiglio d’Europa del 31 marzo 2004, rappresenta l’adozione di una valutazione d’impatto del genere nelle politiche di bilancio – spiegano in una dichiarazione Paolo Ravà presidente dell’Ordine e Fabrizio Moscatelli, consigliere delegato alle pari opportunità – e quel bilancio integra la prospettiva del genere a tutti i livelli della procedura di bilancio e ristrutturando le entrate e le uscite per promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne».

C’è molta strada da compiere? Lo illustrano i numeri.

Gli iscritti all’albo dei commercialisti ed esperti contabili di Genova sono sono 1737 di cui 608 donne (il 35% del totale). In Liguria le donne rappresentano il 37,6%, in Italia – dove gli iscritti ai 131 Ordini territoriali sono 118.775  – sono esattamente un terzo: il 33,1%.

Ma, così come accade anche nella maggior parte degli altri lavori, una differenza significativa si nota a livello di reddito. Una commercialista genovese nel 92% dei casi ha ricavi annui al di sotto dei 100 mila euro lordi, come il 54% dei commercialisti maschi i quali, però, nel 31% dei casi, dichiarano tra 100 e 200 mila euro (come il 4% delle donne) e nel 15% dei casi superano i 200 mila euro (ancora come il 4% delle colleghe).

Eppure il 73% delle donne dichiara di lavorare da 40 a 50 ore settimanali, come il 61% dei colleghi e il 19% (contro il 26% dei maschi) denuncia orari superiori alle 50 ore.

Anche nell’assegnazione degli incarichi si nota, secondo questo studio, una differenza di genere: quelli più appetibili dal punto di vista del contenuto e finanziario vanno soprattutto agli uomini. Gli incarichi giudiziali sono maschili per oltre il 75%, mentre quelli legati agli enti territoriali sono in netta maggioranza “femminili”.
L’indagine ha voluto anche analizzare la propensione dei commercialisti genovesi allo smart working, che ha ottenuto l’84% di pareri favorevoli. Chi si é dichiarato diffidente verso questo sistema di lavoro ha addotto ua serie di motivazioni che, forse, valgono soprattutto nei grandi studi professionali: mancanza di controllo effettivo dell’attività dei collaboratori, preferenza (anche psicologica) della presenza fisica in ufficio, richio di minor produttività, difficoltà di coordinamento.