Da qualche anno anche in Italia si possono notare nelle vetrine delle agenzie immobiliari quegli indicatori a barre colorate che abbiamo imparato a conoscere nei negozi di elettrodomestici, che nel caso particolare identificano la classe energetica dell’edificio.

La certificazione energetica degli edifici in Italia deve le proprie origini alla direttiva Ue 2002/91. Tale direttiva fu recepita dal nostro Paese con il decreto legislativo 192/2005 e successivamente, per quanto riguarda la Regione Liguria, oggetto della legge regionale 22/2007.

La Certificazione energetica degli edifici, identificata dall’acronimo Ace è stata successivamente modificata su tutto il territorio nazionale con il decreto legge n.63 del 4 giugno 2013, attraverso il quale il governo ha recepito la direttiva 2010/31/Ue, trasformandone il nome nell’attuale “Attestato di prestazione energetica” e introducendo alcune tutele per i consumatori. Pur essendo la Regione Liguria tra quelle che hanno esercitato a suo tempo la potestà legislativa in materia, non è stata ancora attuata alcuna modifica procedurale al software regionale, pertanto si trovano ancora certificati che riportano la dicitura di “certificazione energetica”.

Il certificato energetico è composto da un documento in due facciate che riassume in quella principale i dati dell’immobile, del proprietario e riporta il numero della certificazione, data e scadenza, nonché il cosiddetto Ipe, ovvero l’indice di prestazione energetica dell’edificio. Accanto alle barre colorare che rappresentano le classi energetiche, da A a G, si trova una freccetta rossa che indica l’attuale condizione energetica e una verde, che indica l’obiettivo raggiungibile fissato dal certificatore.

Sul retro del certificato sono invece indicati i valori separati per l’involucro edilizio, dell’impianto di riscaldamento e dell’impianto di acqua calda sanitari, nonché timbro e firma del certificatore.

A beneficio del consumatore, il certificatore deve essere ora soggetto terzo rispetto al progettista delle opere e deve rilasciare una dichiarazione di indipendenza. Il tecnico ha inoltre l’obbligo di indicare nel certificato gli interventi che ritiene possano essere attuati per il miglioramento delle prestazione energetica dell’immobile.

Quest’ultimo aspetto in particolare determina la qualità del certificato, ma viene spesso sottovalutato soprattutto in fase di compravendita, quando la certificazione viene prodotta per il venditore, il quale non ha ovviamente alcun interesse a eseguire interventi migliorativi su un’abitazione che sta vendendo. L’acquirente viene così in possesso con la casa di un documento composto da un foglio con alcuni indicatori, il quale fornisce ben pochi consigli per un’eventuale ristrutturazione.

Migliorare la classe energetica del nostro appartamento è importante sia dal punto di vista economico, visto che fornisce un risparmio continuativo nel tempo, sia dal punto di vista ecologico, poiché riduce l’impatto sull’ambiente.

È utile investire poche centinaia di euro per far redigere un attestato accurato, senza aspettare l’obbligo legato alla vendita e rivolgendosi a professionisti esperti, che accompagnino il semplice foglio di carta con una relazione energetica approfondita sul nostro immobile e magari diano una serie di consigli pratici.

Spesso scopriamo di non saper usare correttamente il termostato, di quanto un’attenta programmazione settimanale dei consumi aiuti a risparmiare, di come un piccolo investimento, ad esempio installando le valvole termostatiche, possa farci risparmiare fino al 10% della spesa di gas.

La certificazione energetica non dovrebbe essere vissuta come un male necessario, un obbligo di legge, bensì come uno mezzo fondamentale di programmazione del nostro benessere e di miglioramento dell’ambiente, uno strumento che ci garantisce migliori condizioni di vita.

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