Una mappa contro l’overtourism: la start-up Unexpected Italy è attiva anche a Genova

Giorgia Losi, trattoria Acciughetta, Genova

Il turismo contemporaneo affronta una marcata crisi di identità, diviso tra l’eccesso di presenze nelle città d’arte o nei borghi storici e l’omologazione delle esperienze filtrate dai giudizi numerici delle grandi piattaforme digitali. In un contesto in cui il valore dei luoghi rischia di essere appiattito su recensioni da una a cinque stelle, la start-up travel tech Unexpected Italy ha deciso di imprimere una svolta strategica al proprio percorso, offrendo un modello alternativo per dare risalto alla rete nascosta di artigiani, contadini, osti e micro-realtà territoriali.

È nata a Londra, ma ha il cuore in Italia la startup Unexpected Italy, progetto fondato da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, lei di Vicenza e lui di Barletta, premiato anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo. Oggi l’app, descritta dal The Guardian come “una bussola per viaggiatori consapevoli”, è attiva in 18 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Genova, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria, e si propone come un antidoto alle trappole del turismo di massa.

Poste Italiane

L’idea alla base è semplice ma rivoluzionaria: mappare luoghi autentici, incontrare personalmente artigiani, osti, produttori e piccoli albergatori, ed entrare in contatto con quelle realtà che ancora oggi resistono all’omologazione. La loro app funziona come una “Lonely Planet 3.0”, geolocalizzata e targetizzata, in grado di suggerire itinerari costruiti su misura, con l’obiettivo di far sentire il viaggiatore parte della comunità locale, non un semplice consumatore di luoghi.

Dopo cinque anni dedicati alla mappatura diretta e indipendente di centinaia di realtà in tutta la penisola, la piattaforma evolve puntando su una solida rete di raccomandazioni fondata sulla competenza e sulla conoscenza reale dei luoghi, allontanandosi dal sistema dei punteggi di massa e dalle mode dei creator di viaggio che spesso premiano la popolarità a scapito dell’autenticità.

Come spiega la CEO Elisabetta Faggiana: «Dopo oltre cinque anni di mappatura indipendente dei territori, condotta passo dopo passo, relazione dopo relazione, il progetto lancia un’infrastruttura di fiducia. Non ci si affida più al voto umorale del passante, ma al sapere locale verificato e alla competenza professionale. Non si tratta di collezionare opinioni individuali, ma di strutturare valutazioni motivate provenienti da chi lavora quotidianamente dentro lo stesso ecosistema di competenze. Gli utenti non sono più semplici consumatori passivi, ma diventano parte attiva del sistema in veste di curatori».

Attualmente sono oltre 500 gli host operativi lungo la penisola che alimentano questo archivio, suddivisi secondo categorie ben definite o selezionati come figure esterne autorevoli tra giornalisti, sommelier, curatori culturali, designer e ricercatori. La rete coinvolge numerosi protagonisti dell’eccellenza e dell’accoglienza indipendente, tra cui il distillatore Gianni Capovilla, pionieri dell’ospitalità come Daniele Kihlgren del progetto Sextantio, maestri artigiani quali Giancarlo Busato e Dante Mortet, oltre a interpreti della ristorazione come Cacciatori Cartosio nelle Langhe, Rosario di Donna a Cerignola, Turacciolo ad Andria e Da Doro a Solagna.

Il metodo di selezione valuta ciascuna attività non come elemento isolato, ma in base alla sua reale coerenza con il tessuto locale, premiando ad esempio le botteghe artigiane che impiegano materiali storici e collaborano con la filiera circostante, ed escludendo le realtà che utilizzano materie prime industriali dietro facciate di apparenza tradizionale.

Riguardo alla genesi di questo approccio, il co-fondatore Savio Losito evidenzia: «Il principio cardine secondo cui la qualità nei territori è distribuita e interconnessa è stato testato sul campo attraverso ripetuti esperimenti di comunità dal vivo. Riunendo in una stessa stanza produttori, artigiani, albergatori e ristoratori locali, i fondatori hanno notato come, messi nella condizione di dialogare, questi professionisti inizino spontaneamente a riconoscere e segnalare le realtà di valore del proprio territorio. In pochi minuti emergono centinaia di raccomandazioni incrociate. È la dimostrazione scientifica che chi pratica la qualità ogni giorno sa riconoscerla immediatamente nei propri colleghi».

La mappa narrativa del progetto si articola su specifiche figure di riferimento: i Maestri del Fare custodi dell’alto artigianato, gli Innovatori della Terra attenti alla salute biologica dei terreni e delle vigne, i Tramandatori di Sapere impegnati a preservare la memoria attraverso botteghe storiche e librerie, gli Artigiani del Gusto custodi dell’identità gastronomica e i Professionisti dell’Ospitalità attivi in dimore e residenze d’epoca.

Sull’evoluzione dell’ecosistema digitale, Faggiana e Losito precisano: «In questo contesto, l’applicazione mobile di Unexpected Italy smette di essere un semplice catalogo digitale e si evolve nella vera e propria infrastruttura tecnologica, culturale e relazionale del turismo indipendente italiano. È lo strumento che raccoglie, organizza e rende fruibile l’immenso patrimonio di conoscenze diffuse nei territori, traducendolo in mappe accessibili per i viaggiatori che cercano un’esperienza autentica. Una rete in cui la fiducia non viene sbandierata per scopi di marketing, ma viene costruita giorno dopo giorno da professionisti che riconoscono, proteggono e valorizzano il lavoro di altri professionisti».