La bellezza della Liguria ha una valenza progettuale che va al di là dell’accoglienza turistica. Il concetto di bellezza è sempre stato al centro del pensiero filosofico e teologico della nostra civiltà. Bellezza non superficiale ma legata all’amore, all’equilibrio e alla grazia, capace di generare senso e salvezza. Kalòs nel greco antico significa “bello”, sia per l’aspetto fisico sia per la nobiltà d’animo ed è usato nel concetto “kalokagathia” (bello e buono), dove si uniscono estetica e virtù morale. E, nel libro di Genesi, Dio nel momento in cui dal caos crea il cosmo e la forma vince sull’informe si compiace della sua creazione: «Dio vide che era cosa buona».
La creazione è bella e accogliente: san Francesco d’Assisi nel suo Cantico delle creature scrive: Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”. Citando il testo di Genesi, Papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì” rimanda all’idea del mondo come giardino di cui siamo chiamati a essere custodi.
Alla bellezza nel senso profondo che si è sviluppato dall’antichità a Papa Francesco, pensa John Mores, americano dell’Illinois, professore di matematica, nato nel 1963 e arrivato in Italia nel 1986.
E della bellezza come risorsa progettuale della Liguria Mores ci parla nella sede genovese di Deloitte. Non a caso: Deloitte sta preparando il convegno “Why Liguria-Il bello e il buono-I percorsi per il futuro tra sostenibilità, vincoli e nuovi scenari” che si terrà il 23 aprile al Palazzo della Borsa di Genova. Il convegno è l’evento annuale promosso da Deloitte che mira a valorizzare le eccellenze del territorio ligure, mettendo in luce sia le bellezze paesaggistiche e culturali (“il bello”) sia le eccellenze produttive. La società a partire dal 2015 ha curato una serie di volumi e convegni ognuno con un focus specifico ma tutti entro la cornice di “Why Liguria-il bello e il buono”.
John Mores si è formato tra gli studi, il mondo del business e la contemplazione della bellezza nel senso profondo della parola. «Sono arrivato in Italia nel 1986 a 23 anni appena compiuti – racconta – perché avevo letto molto della cultura e della qualità della vita italiana e volevo averne esperienza. Sono andato a insegnare matematica a Torino, all’American association of Turin, ci sono rimasto fino al 2018, poi mi sono trasferito a Milano come preside di una sezione del Collegio San Carlo dove ho lavorato fino al 2024, quando sono andato in pensione».
La scuola torinese e quella di Milano sono frequentate da ragazzi (italiani e stranieri) della upper class che cercano una formazione adeguata per affermarsi nel mondo del business e dell’amministrazione. Cultura, impegno sociale, multilinguismo e attenzione agli aspetti socioeconomici della società sono i pilastri di questa formazione, alla quale Mores ha lavorato per anni. «Tanti di questi giovaniora lavorano in aziende – aggiunge – ma anche in ambiti in cui possono aiutare persone meno fornunate di loro».
Lo studioso americano in Italia è stato affascinato dalla bellezza. «In Italia ho conosciuto la mia futura moglie – spiega – e poiché non eravamo certi di dove avremmo lavorato in futuro – mia moglie era private banker – abbiamo deciso di avere una base fissa in Italia e abbiamo scelto di comprare casa a Capo Mele, anche perché mio cognato aveva casa ad Andora e volevamo stargli vicino. E devo dire oggi che ci vediamo più in Liguria che a Torino, dove pure viviamo entrambi».
«Amo molto anche le Langhe – aggiunge Mores – dove mia moglia ha dei parenti, una tenuta e una vecchia cascina che vogliamo ristrutturare. Ma soprattutto amo vivere vicino all’acqua. Guardare il mare. Il Mediterraneo. Io ho visto diversi mari ma non ho mai trovato tanta bellezza come qui. Con il mare, ti affascinano i fiori, i borghi e le cittadine – penso a Imperia alta, Cervo, Laigueglia e a tantissimi altri posti –. Quando vengono amici americani a trovarci cerco sempre di farglieli conoscere. Perché, non ci sono località negli Stati Uniti come queste, dove vedi il mare e, salendo con lo sguardo, le case, i fiori, gli alberi, una varietà cromatica che forma un insieme armonico che affascina».
Secondo lo studioso americano la bellezza della Liguria può dare luogo a un progetto come quello di Papa Francesco del «Borgo Laudato si’» dove la bellezza dei giardini delle Ville Pontificie diventa lo scenario per lo sviluppo di un luogo di formazione all’ecologia aperto a tutte le persone di buona volontà. Il progetto punta a educare all’ecologia, all’economia circolare e generativa, alla sostenibilità ambientale. Il Borgo Laudato Si’ si estende su 55 ettari di zona extraterritoriale, divisi in 35 ettari di giardini bellissimi e 20 ettari di terreno agricolo e fattoria, serre ed edifici di servizio che il Borgo si impegna a proteggere e sviluppare anche utilizzando nuove tecniche e innovazioni tecnologiche. Il progetto prevede anche la creazione di una comunità energetica fondata su fonti rinnovabili. Quella che per 400 anni è stata la casa estiva dei Papi viene aperta al pubblico come centro di formazione per migranti e locali bisognosi.
«Tra gli obiettivi di Castel Gandolfo – precisa l’insegnante americano – c’è anche quello di costituire un esempio, un modello per gli Stati e le aziende, dimostrando che si possono coniugare ricerca, alta formazione, lavoro, e inclusione di persone svantaggiate. Credo che la Liguria possa seguire questo esempio con un’iniziativa eventualmente collegata con il Borgo. È un mio progetto personale, per ora, se fosse adottato da qualcuno io collaborerei volentieri con enti con cui si potrebbero scambiare esperienze e buone pratiche. Sarebbe uno degli esiti più significativi del valore del bello e del buono della Liguria» .
