Anna Galleano ha presentato le iniziative del Punto impresa digitale (Pid) all’evento organizzato da Start 4.0 “Innovazione che funziona: servizi e collaborazione per la crescita delle imprese” nell’Auditorium Iren nel’ambito della Giornata nazionale del Made in Italy.
Qual è lo stato di salute digitale delle imprese liguri nel 2026?
«I dati ci dicono che la maturità digitale è in costante crescita. A livello nazionale siamo passati da un punteggio medio di 1,97 nel 2018 a 2,28 nel 2024. La Liguria, con un indice di 2,13, si posiziona in linea con la media italiana, dimostrando una buona capacità di resilienza e adattamento. È interessante notare come la maturità digitale sia strettamente legata alla formazione: le aziende che investono regolarmente in competenze 4.0 raggiungono punteggi medi di 2,6, contro l’1,9 di chi non fa formazione».
Quali sono i rischi maggiori che corrono oggi le nostre imprese?
«La minaccia è reale e pervasiva. Analizzando i dati dei Pid CyberCheck, Assessment realizzato dai Pid in collaborazione con Cnr e i Competence Center Start 4.0 e Cyber 4.0, effettuati dal 2025 a oggi su oltre 2.200 imprese, vediamo che il 50% degli attacchi avviene tramite phishing. Seguono i malware e gli attacchi alle applicazioni web. Il dato più preoccupante è che l’8% delle imprese analizzate si trova ancora in una fascia di “rischio alto”. Per questo motivo, come Pid, offriamo strumenti concreti come il CyberCheck Cyber Check PLUS, un assessment guidato basato sulla Direttiva NIS-2, più dettagliato e con consigli per migliorare l’adeguamento alla normativa».
Avete avviato percorsi formativi innovativi sulla sicurezza informatica, ma con target differenti. Può spiegarci come si differenziano il percorso dedicato alle imprese e quello rivolto invece ai dipendenti camerali?
«Esattamente, abbiamo strutturato due canali paralleli perché le esigenze sono diverse, pur avendo l’obiettivo comune della prevenzione. Per le imprese, il percorso “Cybersecurity: dalla consapevolezza all’approccio specialistico” (giunto alla terza edizione nel 2025) è focalizzato sul fornire strumenti pratici di difesa e una visione strategica del rischio. Il corso si conclude con l’esercitazione all’interno del Cyberbus, un’attività che utilizza l’esperienza dell’escape room per mostrare “dal vivo” come avvengono le violazioni. Per i dipendenti camerali, invece, puntiamo tutto sul fattore umano e sulla formazione continua. Qui non ci limitiamo alla teoria: utilizziamo tecniche di gamification e test sul campo, come vere e proprie campagne di phishing simulate. L’obiettivo è trasformare il dipendente nella prima linea di difesa dell’ente: i nostri dati dimostrano che, grazie a questi moduli mensili, il click-rate sulle email sospette diminuisce drasticamente nel tempo, segno che la consapevolezza è diventata una competenza acquisita».
Molte pmi temono che la digitalizzazione sia un percorso troppo complesso o costoso. Come le supportate concretamente?
«Il nostro è un approccio “data-driven”. Partiamo sempre dall’analisi dei dati dell’assessment Zoom 4.0 per capire dove l’impresa si trovi realmente. Da lì, offriamo assistenze specialistiche interamente finanziate in collaborazione con partner come Start 4.0 per il digitale e Ire Liguria per la parte green. Si tratta di consulenze mirate di circa due ore per definire soluzioni operative su cybersecurity, e-commerce o gestione dati».
Guardando al futuro, quali tecnologie stanno adottando le aziende del territorio?
«Il cloud è ormai consolidato (39,4%), seguito dai pagamenti mobile e dalla cybersicurezza (38,6%). Tuttavia, c’è ancora molto spazio per crescere in ambiti come l’intelligenza artificiale, che oggi è adottata da circa il 4,9% delle imprese, e la blockchain. La nostra sfida è trasformare questi dati in strategia, aiutando ogni impresa, dalla micro alla media, a trovare la propria strada verso l’innovazione».
