Due soggetti interessati all’acquisizione, di cui uno intenzionato a rilevare l’intero gruppo, menzionato un terzo soggetto e un quarto italiano che dovrà formalizzare il proprio interesse entro l’11 dicembre per l’ex Ilva, ma è rottura con i sindacati e anche la sindaca Salis non è soddisfatta dell’incontro di oggi pomeriggio al ministero delle Imprese e del Made in Italy: «Ennesima gara, ennesimo rinvio, ennesime incertezze. Il governo, attraverso il ministro Adolfo Urso, ha mostrato ancora una volta di non avere alcuna strategia per risolvere la crisi ex Ilva e continua a navigare a vista. A questo punto, è necessario che intervenga direttamente la presidenza del Consiglio per dare risposte concrete, garanzie pubbliche e tempi certi ai lavoratori e ai territori − commenta la sindaca, che aggiunge − oggi ci è stata illustrata una proposta solo sulla carta migliorativa rispetto a quella che dieci giorni fa aveva portato a far saltare il tavolo sindacale, ma nella realtà sarebbe una soluzione del tutto transitoria e non applicabile. Verrebbe confermato il blocco della zincatura a Cornigliano e si prevederebbe un sovraimpiego sulla banda stagnata. Senza sapere per quanto e con che tipo di investimenti e di garanzie da parte dello Stato».
Salis riferisce che le risposte del ministro non sono state convincenti nel caso anche la nuova gara dovesse essere un nuovo fallimento: «L’eventuale chiusura di Ilva a Cornigliano rappresenterebbe una bomba sociale per la nostra città. Il nostro stabilimento lavora per un terzo del suo potenziale, se non meno. Ci aspettiamo risposte a breve e a lungo termine».
La sindaca di Genova chiede, inoltre, «che cosa succederà se non ci saranno investitori privati? Che cosa succede a Genova, agli impianti del Nord, se a Taranto non riparte la produzione? Vogliamo che lo Stato ci dia la garanzia che, se i privati non faranno un’offerta soddisfacente, queste fabbriche non chiuderanno e questi lavoratori non resteranno a casa. È l’unica cosa che ci interessa, l’unica domanda che ci fanno lavoratrici e lavoratori. Abbiamo ribadito al ministro la necessità che il governo garantisca la produzione nell’immediato e che diventi il regista di una partecipazione pubblica alla gara per mantenere l’unitarietà del gruppo ex Ilva, per garantire la produzione, l’occupazione e i salari per i lavoratori. Non vorremmo che questo diventasse il governo che sancisce la fine della storia dell’ex Ilva. Non abbiamo ricevuto impegni chiari. Aspettiamo ora le decisioni dei lavoratori, a cui ribadiamo che non faremo mancare il nostro sostegno».
Per il presidente della Regione Liguria Marco Bucci «l’incontro di oggi segna un’apertura al dialogo che deve essere portata avanti. Registriamo il positivo annuncio della parziale continuità produttiva per lo stabilimento di Genova Cornigliano che scongiura le peggiori previsioni di una chiusura degli impianti. Pur essendo un segnale importante, che va nella direzione che auspichiamo da settimane e che deve restituire fiducia ai lavoratori e al territorio, si tratta di una riduzione di produzione che dovrà essere riequilibrata per tornare almeno alla produzione attuale nel più breve tempo possibile. Dobbiamo evitare il ciclo corto e garantire le risorse per consentire la produzione per Cornigliano. Regione Liguria continuerà a monitorare con la massima attenzione e manterrà un confronto costante con Governo, azienda e parti sociali. Dialogo che riprenderà la prossima settimana. Ogni passo avanti è sempre importante, ma assicuriamo a lavoratori e sindacati l’intenzione di continuare a lavorare per l’obiettivo finale che è quello della piena ripresa della produzione negli impianti di Cornigliano».
Il Ministro Urso ha di fatto escluso l’aumento della Cassa Integrazione per il gruppo, contrariamente a quanto era stato precedentemente comunicato ai segretari nazionali. I commissari hanno fornito i dati aggiornati relativi alla cassa integrazione per il sito di Genova: 280 lavoratori saranno in Cassa Integrazione, 70 lavoratori faranno corsi di formazione, 585 lavoratori saranno operativi.
Antonio Apa della Uilm valuta negativamente l’incontro di oggi in quanto “congela” la situazione che resta estremamente complicata: «Riteniamo che al più presto si debbano far ripartire l’Altoforno 2 e l’Altoforno 4, per portare la produzione a 4 milioni di tonnellate e assicurare così una prospettiva di continuità operativa. Come Uilm abbiamo espresso forte dissenso rispetto a quanto affermato dal ministro, in quanto tali dichiarazioni non corrispondevano a quanto discusso in precedenza a Palazzo Chigi. Abbiamo messo in evidenza le contraddizioni del ministro Urso, sottolineando che i tre segretari nazionali avevano già contestato che il ministro non dispone di un “Piano B” concreto. Siamo meravigliati del fatto che il ministro annunci l’esistenza di quattro interlocutori interessati all’acquisizione, quando in 15 mesi la situazione non è stata sbloccata o l’azienda rilevata. Come Uilm rigettiamo le affermazioni e le decisioni prese, ribadendo che la sede istituzionale per le discussioni cruciali resta Palazzo Chigi. Nel dettaglio su Genova il ministro non ha dato nessuna soluzione, anzi hanno peggiorato la situazione in quanto i commissari hanno affermato che lo zincato che era prodotto a Genova verrà prodotto a Novi Ligure. Questo si traduce a una diminuzione capacità produttiva e occupazionale del sito di Genova dove rimane solamente la banda stagnata».
Lunedì si terrà l’assemblea per discutere gli esiti dell’incontro e le prossime azioni sindacali.


























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