47.646 persone in Liguria risultano positive al test di sieroprevalenza, sono cioè entrate in contatto con il coronavirus e hanno sviluppato gli anticorpi. Il dato emerge dai risultati dell’analisi condotta dall’Istat tra il 25 maggio e il 15 luglio (secondo quanto previsto dal decreto legge “Misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-CoV-2”).

In base al report dell’Istat, i contagiati in Liguria sarebbero quasi 5 volte il numero dei casi totali accertati (10.238, secondo il bollettino Alisa del 3 agosto 2020).

Titolari dell’indagine sono Istat e ministero della Salute nelle rispettive funzioni, mentre la Croce Rossa ha condotto la rilevazione sul campo con l’aiuto delle Regioni. L’Istat ha curato il disegno statistico dello studio, la progettazione del questionario – condividendola con il Comitato Tecnico scientifico – e l’analisi dei dati. Il ministero della Salute ha sviluppato la piattaforma di monitoraggio e coordinato la rilevazione sul campo anche nel raccordo con le Regioni, i centri prelievo e i laboratori.

L’indagine, svolta su 64.660 persone che hanno effettuato il prelievo, e il cui esito è pervenuto entro il 27 luglio, punta a definire la proporzione di persone nella popolazione generale che hanno sviluppato una risposta anticorpale contro SARS-CoV-2, attraverso la ricerca di anticorpi specifici nel siero.

Secondo l’istituto nazionale di statistica, sarebbero dunque 1 milione e 482 mila gli italiani che hanno sviluppato gli anticorpi, il 2,5% della popolazione residente in famiglia (escluse le convivenze). Circa sei volte i casi intercettati ufficialmente durante la pandemia (248.229 al 3 agosto 2020), attraverso l’identificazione del rna virale, secondo quanto prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità.

Come emerge anche dai dati ufficiali, in tema di mortalità e dai livelli di infezione, le differenze territoriali sono molto accentuate. In Liguria le persone entrate in contatto con il virus sono 47.646, il 3,1%, un’incidenza che la posiziona tra le regioni a maggior diffusione, insieme a Valle d’Aosta (4%), Piemonte, Trentino Alto Adige, Emilia-Romagna e Marche, tutte con valori intorno al 3%.

La Lombardia raggiunge il massimo con il 7,5% di sieroprevalenza, ossia 7 volte il valore rilevato nelle regioni a più bassa diffusione, soprattutto del Mezzogiorno. Il caso della Lombardia è unico: da sola questa regione assorbe il 51% delle persone che hanno sviluppato anticorpi. D’altra parte proprio qui, dove è residente circa un sesto della popolazione italiana, si è concentrato il 49% dei morti per il virus e il 39% dei contagiati ufficialmente intercettati durante la pandemia.

Sulla base dello studio non emergono differenze significative per quanto riguarda il genere. Parlando di età, il dato di sieroprevalenza più basso è riscontrabile sia nei bimbi da 0 a 5 anni (1,3%) sia negli ultra 85enni (1,8%), due segmenti di popolazione per età verosimilmente più protetti e, quindi, meno esposti durante l’epidemia.

Gli occupati sono stati toccati dal Covid-19 analogamente ai non occupati. Le differenze emergono in base al settore di attività economica. Nella sanità si registra la sieroprevalenza maggiore con il 5,3%. Un dato rilevante riguarda i servizi di ristorazione e accoglienza, in corrispondenza dei quali la prevalenza vale 4,2%. Sul versante dei non occupati il tasso medio di sieroprevalenza si attesta al 2,1% per le casalinghe, al 2,6% per i ritirati dal lavoro, al 2,2% per gli studenti e all’1,9% per le persone in cerca di lavoro.

I risultati confermano anche che l’aver avuto contatti con persone affette dal virus aumenta la probabilità che si siano sviluppati anticorpi. In questa circostanza la prevalenza sale al 16,4%.

Ben il 27,3% delle persone che ha sviluppato anticorpi risulta asintomatico. La percentuale di coloro che invece hanno manifestato sintomi, si divide tra persone con uno o due sintomi (esclusa la perdita dell’olfatto e/o del gusto) che rappresentano il 24,7% e persone con almeno tre sintomi. Queste ultime includono anche coloro che presentano i soli sintomi di perdita di olfatto e/o di gusto, e rappresentano il 41,5% della popolazione che ha sviluppato anticorpi.

Tra i sintomi più diffusi nell’ambito dei soggetti con uno o due sintomi si osservano la febbre (27,8%), la tosse (21,6%), il mal di testa (19,2%). I sintomi più diffusi dei soggetti con almento tre sintomi oppure perdita di gusto o di olfatto sono: febbre (68,3%), perdita di gusto (60,3%), sindrome influenzale (56,6%), perdita di olfatto (54,6%), stanchezza (54,6%), dolori muscolari (48,4%), tosse (48,1%), mal di testa (42,5%).

Alcuni sintomi sono maggiormente associati alla positività nell’indagine di sieroprevalenza: per esempio, su 100 persone che hanno presentato il sintomo di perdita del gusto. il 27,5% è risultato positivo; analogamente, su 100 persone che hanno presentato il sintomo di perdita dell’olfatto, è risultato positivo il 25,4%.

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